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Rocconi: il Vangelo di domenica primo settembre

Mons. Gerardo Rocconi, Vescovo di Jesi 4' di lettura 31/08/2013 - Dal Vangelo secondo Luca: Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”.

ALLORA dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Parola del Signore

A GESU’ NON INTERESSA IL POSTO A TAVOLA, MA… ​Gesù è stato invitato a pranzo: sta osservando e vede tutte le manovre che si fanno per prendere un posto migliore, o per farsi chiamare più avanti, dopo aver finto modestia. E Gesù coglie anche questa occasione per dare il suo insegnamento: Quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali.

​A prima vista sembra che il Signore insegni ad essere furbi e a fare quelle manovre di falsa modestia per poi sentirsi onorati. In realtà a Gesù non interessa niente di come ci si siede a tavola, ma come al solito coglie quella occasione per dare un suo insegnamento. ​Gesù vuol sottolineare che può accadere che nella comunità si viva un certo arrivismo, si cerchi l’affermazione di sè, e si approfitti anche dell’Eucaristia per la propria vanagloria. In realtà Gesù anticipa quanto avrebbe poi detto nell’Ultima Cena: Chi è più grande chi sta a tavola o chi serve? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. ​Solo chi sceglie come ha fatto lui il posto del servo verrà esaltato. E quel che importa a Gesù è che verrà esaltato nell’unico banchetto che conta, quello del Regno di Dio.

MA INTERESSA CHI INVITI! ​Poi Gesù si rivolge al fariseo che lo aveva invitato per dirgli: Quando offri un banchetto, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino... ..La tradizione diceva di invitare solo amici, fratelli, parenti, ricchi vicini. Chi si deve invitare allora? Dice Gesù: Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Gesù sta offrendo un duplice insegnamento: 1- ​Anzitutto i privilegiati per chi deve organizzare il banchetto della comunità cristiana, cioè l’Eucaristia, sono i poveri, ciechi, storpi, zoppi: la festa si fa con questi. Chi rappresentano? Rappresentano quelli che non hanno la luce del vangelo, non camminano speditamente nelle vie del Signore, inciampano e cadono. Sono i peccatori. ​Certo, stiamo forse parlando di persone non amabili, ma il Signore che è misericordioso, ha compassione delle pecore sbandate e senza pastore, dice di amare proprio loro. Gesù sembra aver più a cuore quell’unica pecorella smarrita che non le novantanove; sì, per i peccatori Gesù ha dato la vita. Questo non significa assecondare il peccato, ma cercare in tutte le maniere il peccatore.

Come comunità cristiana, non dobbiamo sentirci una comunità di giusti, ma una comunità di peccatori amati e ai quali viene offerto il perdono. E chi ha incontrato il Signore non può fare a meno di pensare a chi ancora non lo ha incontrato. 2-​Ma i ciechi, poveri, storpi, zoppi rappresentano i poveri in genere che vanno amati, accolti, privilegiati, Non hanno di che ricambiare e quindi donare a loro è perderci: lo si può fare solo in uno spirito di gratuità e di amore. Provvedere a loro è il modo di accumulare per il Regno dei cieli e arricchire davanti a Dio, come Gesù aveva chiesto di fare. L’insegnamento di Gesù è ancora quello della condivisione dei beni, del servizio, della gratuità.

I NON AMABILI… DIVENTANO AMABILI ​In conclusione Gesù vuole insegnarci che il peccatore e il povero vanno amati perchè si è scoperto che sono amabili! Infatti se Dio ama ogni uomo, è misericordioso, ha compassione di ogni uomo, qualunque sia la sua situazione, questo significa che nell’uomo esiste sempre qualcosa di meraviglioso. Tutti gli uomini sono amabili, se non altro perchè sono amati da Dio!​






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-08-2013 alle 19:14 sul giornale del 02 settembre 2013 - 781 letture

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