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La canapa scaccia crisi: nuovo progetto di filiera, recupero di antiche tradizioni marchigiane

Antonio Trionfi Honorati, Mattia Guarnera, Federico Marchini 4' di lettura 03/09/2013 - È stato presentato martedì pomeriggio presso la sala consiliare del Comune di Jesi un nuovo progetto di filiera legato alla coltivazione della canapa. A presentare il progetto Antonio Trionfi Honorati, Mattia Guarnera e Federico Marchini, in rappresentanza del CMPC (consorzio marchigiano produttori canapa), che hanno avuto l’idea di incentivare la coltivazione di questa pianta per la produzione di moltissimi prodotti e sottoprodotti, dall’olio ai pannelli foto-assorbenti, nel campo alimentare, terapeutico, tessile, nella bioedilizia, e in molti altri settori.

Hanno scelto Jesi e i suoi territori per piantare questa antica coltura, perché patria dei “cordari” e di una forte tradizione storica della coltivazione della canapa, in perfetta armonia con le tecniche biologiche e sostenibili. Entusiasta del progetto Antonio Trionfi Honorati, che vede nella creazione di questa filiera un recupero della tradizionalità marchigiana, la creazione in contro tendenza di attività produttive e di manodopera nuova, attraverso un prodotto antico. “Oggi sono state superate le difficoltà di oltre 50 anni fa, legate a questo tipo di coltura, che contiene un elevato potenziale.”

Ulteriore stimolo per il territorio, una opportunità per i suoi abitanti. Ma non solo, anche recupero di strutture storiche che hanno reso la vallesina ricca e produttiva, in altri tempi: si tratta del progetto di recuperare i locali dell’ex cascamificio, utilizzandone gli spazi per la lavorazione della canapa, creare laboratori e insegnare a chi avrà buona volontà e voglia di lavorare un nuovo mestiere, e quindi trarne un guadagno. “Siamo già in contatto con la proprietà, che si è da subito dimostrata più che interessata alla nostra iniziativa. Ci sono preventivi e progetti di recupero già nero su bianco”, prosegue Antonio Honorati. “Abbiamo speso tre anni di duro lavoro per sviluppare questo ambizioso ma fattibile progetto.

"Ora siamo in grado di attivare un consorzio che possa tutelare un prodotto riconosciuto. Le applicazioni della canapa sono innumerevoli – spiega Mattia Guarnera – fatte di tanti prodotti e sottoprodotti riconducibili a questa zona. Ci sono aree idonee da lavorare e solo attraverso l’attivazione di sinergie e collaborazione è stato possibile arrivare qui a presentare il progetto di filiera."

Un altro consorziato presente in conferenza stampa, Federico Marchini, milanese trasferito da cinque anni nelle Marche, neo eletto presidente nazionale degli agricoltori biologici, dice di avere in poco tempo compreso il potenziale di questa terra, partendo però da un presupposto irrinunciabile: “la terra deve restare terra, non essere inquinata e inquinante. La canapa è “banalmente” biologica, soffoca le erbacce, pulisce il terreno e lo fa in maniera automatica e naturale. Occorre osservare cose c’è al di là dell’immediato risultato economico, nel medio termine potremo percepire il buon risultato biologico."

Attualmente nelle Marche sono impiegati 20 ettari di terreno per la coltivazione della canapa, ma sono in continuo aumento. Come aumenta il numero di marchigiani interessati a questa coltura. Ad agevolarla anche la burocrazia, che questa volta ha fatto i passi giusti per consentire agli operatori del settore alcune misure incentivanti: la normativa del 2001 che consente la coltivazione della canapa tramite semplice comunicazione alle forze dell’ordine, si può accedere ai contributi PAC e questa coltivazione rientra nella disciplina dell’art. 68 (ossia nell'avvicendamento biennale, tipico del territorio marchigiano). Anche l’aspetto agronomico non è così complesso da scoraggiare i coltivatori.

“Per ora in Italia vi è un solo impianto di stigliatura della canapa, ossia il procedimento che divide il legno dalla fibra. Anche i costi di trasporto incidono negativamente in questo settore, in quanto molto alti. Ecco perché il nuovo consorzio ha pensato anche a questi aspetti: la creazione di impianti satellite per la preparazione dei prodotti derivati e un impianto mobile su rotaia. “Ci sono binari cosiddetti di serie B che sono inutilizzati e che potrebbero fare al caso nostro. Sarebbe un recupero storico oltre che una opportunità per sviluppare il progetto sul territorio nazionale”, conclude Trionfi Honorati.

Ha presenziato la conferenza l’Assessore alla cultura, Luca Butini; presente anche l’associazione Jes!, per creare sostenibilità dove ci sono idee saranno a disposizione due artisti, Sheila Rocchegiani e Simone Alessandrini.
Il convegno pubblico di presentazione del progetto si terrà giovedì 5 settembre presso la Chiesa di San Bernardo, in via Valle n. 3 a Jesi, a partire dalle ore 18.


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it







Questo è un articolo pubblicato il 03-09-2013 alle 18:21 sul giornale del 04 settembre 2013 - 1033 letture

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