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Birra, ricordi e colline: il report del viaggio nel festival delle birre artigianali di Castellalto

Festival delle birre artigianali di Castellalto 5' di lettura 10/09/2013 - “Conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica vera, è geografia”. Così scriveva Johann Wolfgang von Goethe, e così cominciamo questa nuova storia, a mezza via tra birra, ricordi e colline. Esiste una radicata tradizione birraia diffusa fra il verde di Castellalto, in provincia di Teramo, ed è quella del festival delle birre artigianali.

Qui si è svolta infatti lo scorso agosto una delle rassegne più rilevanti del centro Italia, nata dall'incontro fra Luigi Recchiuti (titolare del birrificio Opperbacco), Loreto Lamolinara (titolare di Birre Artigianali distribuzione) e Massimiliano (ass. Gambrinus) e arrivata ormai alla sua ottava edizione. Dalle Marche arriviamo a destinanzione giusti per l'ora di pranzo di domenica (il festival si svolge da lunedì 5 a domenica 11), quando il contest per l’homebrewers era sul punto di finire.

Da subito addocchiamo le spine e con rammarico scopriamo che solo alcune erano in funzione, mentre per vederle tutte operative avremmo dovuto aspettare almeno fino alle 18:00. D’altra parte le asperità conducono alle stelle, così non ci perdiamo d’animo e passiamo subito all'azione degustando una fresca e leggera “Alaaf Kolsch” del Birrificio Pontino. Il pranzo si prospetta molto interessante: tagliatelle tartufo e salsiccia, formaggio fritto ed, essendo in terra abruzzese, arrosticini in gran quantità. Il tutto accompagnato dalle birre di Opperbacco, qui incontrastato padrone di casa, chiamate “4.7” e “l' Una”.

Tutto ottimo e saporito, piacevolmente scandito dalla voce di un uomo che non da’, ma che più che altro letteralmente urla i numeri (ogni numero corrisponde ad un piatto in uscita) e che continuerà ininterrottamente coi suoi virtuosismi vocali fino a tarda notte... che fustacchioni da queste parti! Contiamo alla festa qualcosa come 150 birre artigianali alla spina e una sidreria, giusto per non farsi mancare nulla, ma ciò che più ci incuriosisce è la visita al birrificio Opperbacco, perché da quest'anno al festival è stato possibile approfittare di due visite guidate con partenza dal paese.

La prenotazione era obbligatoria, ma al costo di 15 euro era possibile assaggiare 10 birre da 0,33 (viva l'abbondanza!). A metà pomeriggio partiamo per la visita al birrificio, sito in contrada Casarino di Notaresco (Teramo), da dove si ha una splendida vista sulle colline circostanti ricche di olivi secolari, vigneti e campi coltivati a grano, oltre che ovviamente ad orzo. Prima della partenza incontriamo il birraio Luigi Recchiuti che con dovizia di particolari ci illustra la gamma di birre Opperbacco e ci introduce alla degustazione.

Assaggiamo la nuova nata VIOLENT SHARED: una freschissima session ipa da 3,5% e 120 IBU prodotta con l'aggiunta di limoni e pompelmi abruzzesi, e che subito conquista i nostri palati assuefatti al luppolo; Luigi (come lo chiamano tutti in paese) mostra con orgoglio l'originale etichetta realizzata da Matteo Boffo con fotogrammi del video “The Rip” dei Portishead e con disegnato uno strappo per entrare nella materia che si nasconde dietro, e ci spiega che le sfumature violente (da cui il nome Violent Shared) sono le grandi scie di amaro ed agrumi, in equilibrio con la bassa gradazione ed il corpo leggero, un esperimento andato a buon fine ma in modo tutt'altro che scontato.

Azzardo quindi una domanda e chiedo quanta birra fanno quando ne sperimentano una nuova, Luigi risponde ridacchiando: “2.000 litri”. Che domande! Con noi si aggrega un altro noto publican, Alberto Canavese del Brewpub Snack Troll di Cuneo, e comincia subito la festa, sopratutto quando arriviamo in zona Barriques e alla mitica “10 e lode” spinata “a pompa” direttamente dalle botti, dove Alberto si cimenta in elogi e battute per poi scoprire che la Barrique è lì da una settimana e che la poca “10 e lode” rimasta s’è ossidata! Poco importa, siamo felici lo stesso, molto felici.

Il nostro viaggio prosegue, e in 15 minuti di pullman arriviamo a destinazione. Il birrificio sorge affianco all'agriturismo Agripub dove tutto è cominciato, e dove si può pernottare e ovviamente mangiare. La sala bollitura è da 2000 litri, utilizzata per una media di 180 cotte all'anno. Il capannone è spazioso ma non enorme, con tre grandi fermentatori all'esterno e una fila di maturatori all'interno. Come in tutti i birrifici artigianali, anche qui si trovano delle chicche, cioè apparecchiature “vintage” ma sopratutto custom, come ad esempio la vecchia imbottigliatrice di Baladin perfettamente funzionante, ed un grande ammostatore che ora funge da serbatoio per i grani macinati.

Di fronte a quest'apparecchiatura modificata ad arte da Luigi, si conclude la nostra visita con una massima di Alberto Canavese: “l'artigianalità è la capacità di risolvere i problemi, di trovarsi di fronte a difficoltà apparentemente insormontabili e trovare la maniera di venirne fuori più determinati e sicuri di prima”. Originalità del metodo, qualità e capacità organizzativa, queste le colonne su cui si sviluppa il movimento artigianale birrario italiano. Lasciati i laboratori della produzione siam pronti per tuffarci nel marasma della festa che a questo punto ha raggiunto il suo apice.
Ci mancano ancora più di cento birre da assaggiare e la notte si rivela giovane più che mai.


di Marco Tombini e Valentina Piccioni







Questo è un MESSAGGIO PUBBLICITARIO - ARTICOLO A PAGAMENTO pubblicato il 10-09-2013 alle 22:28 sul giornale del 11 settembre 2013 - 777 letture

In questo articolo si parla di attualità, birra artigianale, Marco Tombini, Valentina Piccioni

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