Tares: il Comune al Pdl-Ppe, 'Chi più inquina, più paga'

Rifiuti raccolta differenziata 4' di lettura 12/09/2013 - In merito a quanto affermato dal Gruppo Consiliare Ppe – Pdl si ritiene necessario precisare come il calcolo del costo del servizio di igiene urbana e delle tariffe del relativo tributo abbia conosciuto, con l’avvento della TARES, da un lato una sostanziale revisione e dall’altro una disciplina più dettagliata, che consente ai comuni di attenuare solo in parte gli effetti dell’applicazione del nuovo tributo rispetto alla situazione precedente.

Ciò che il Comune di Senigallia ha fatto nei limiti dettati dalla nuova normativa. Per quanto riguarda il costo totale del servizio la cifra evidenziata nell’articolo apparso su alcuni organi di stampa locali in questi giorni, non è corretta, in quanto comprende i costi “figurativi” delle riduzioni da applicare agli utenti che ne hanno diritto e che pertanto rappresentano una quota di ulteriore tariffa da ripartire tra tutti per consentire la copertura integrale dei costi del servizio. Il costo totale del servizio ammonta in realtà ad € 8.396.000.

Se lo si confronta con quello del 2010 si deve tenere conto dei seguenti fattori:
nel 2011 il costo del servizio e le tariffe della tassa rifiuti sono rimaste invariate
nel 2012 il costo del servizio è aumentato ad € 8.088.000 e le tariffe sono aumentate in maniera generalizzata del 6%. Il maggior costo è stato determinato in base al nuovo appalto del servizio che teneva conto di due fattori fondamentali: - l’adeguamento dei prezzi rispetto al precedente appalto
- i nuovi servizi richiesti tra i quali l’estensione della raccolta domiciliare “porta a porta” a tutto il territorio comunale i maggiori costi calcolati per l’anno 2013 si riferiscono quasi interamente a quelle voci di costo in precedenza escluse dal calcolo, che invece le nuove disposizioni impongono di coprire con il gettito della TARES, quali ad es. costi per l’accertamento e la riscossione del tributo, costi comuni diversi e costi d’uso del capitale.

Il cambiamento più rilevante della TARES però riguarda le modalità di ripartizione del costo del servizio tra le diverse categorie di utenza. Se in passato era stato raggiunto un certo equilibrio tra le tariffe applicabili a ciascuna categoria il nuovo “metodo normalizzato” ha imposto una revisione di quegli equilibri sulla base di coefficienti statistici individuati dal regolamento attuativo e comunque ispirati al principio di tassare maggiormente quelle utenze che producono più rifiuti. Di conseguenza se determinate categorie di utenze risentiranno maggiormente gli adeguamenti tariffari altre ne beneficeranno. Così ad es. tra le utenze domestiche, ossia le abitazioni, avranno tariffe mediamente inferiori quelle con superficie maggiore, perché una parte della tariffa non sarà più commisurata ai mq. ma al numero dei componenti il nucleo familiare. Allo stesso modo per le utenze non domestiche, ossia le imprese e gli enti, a fronte degli aumenti più significativi evidenziati dall’articolo vi sono categorie, quali ad es. i capannoni industriali che beneficeranno di riduzioni anche fino al 50% rispetto a quanto pagato nel 2012.

Da questo punto di vista il confronto tra i diversi comuni deve necessariamente tenere conto, oltre che ovviamente dei costi del servizio per ciascun territorio, anche delle scelte di ripartizione effettuate tra utenze domestiche e non domestiche e all’interno di ciascuna di queste due categorie. Facendo gli opportuni approfondimenti si scopre infatti che a Pesaro, che pure ha il costo pro capite più basso di tutti i comuni presi come paragone dal Gruppo consiliare Ppe – Pdl, una famiglia di tre persone con 100 mq. di abitazione arriverà a pagare € 245 e ad Osimo € 228 contro i 207€ di Senigallia. A Jesi, invece, dove evidentemente si è deciso di alleggerire il carico per le utenze domestiche, un capannone industriale pagherà più che a Senigallia (€ 3 contro €2,70 che, moltiplicati per superfici di consistenti dimensioni, generano differenze assolutamente rilevanti).

In conclusione si sottolinea come le scelte operate dall’amministrazione comunale di Senigallia vanno nel senso di accogliere e dare piena attuazione al principio “chi più inquina più paga”, apparendo innegabile che le categorie economiche che subiranno i maggiori aumenti sono quelle con più alta produzione di rifiuti, mentre sarà alleggerito il carico fiscale di quelle utenze che normalmente conferiscono quantità di rifiuti più limitate al servizio pubblico di raccolta e smaltimento. Proprio perché possa essere condotta un’analisi fondata su dati certi e dettagliata nei molteplici aspetti, il Sindaco ha invitato a trasferire nella Commissione competente l’argomento TARES.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-09-2013 alle 12:33 sul giornale del 13 settembre 2013 - 2213 letture

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Vedete cari Amministratori, quando si applica un sistema del Porta a Porta spinto ampliato anche nell'area vasta, ci si trova, comunque la metti, con la "coperta corta" perchè devi far fronte a costi del servizio sempre in aumento perchè legati ai mezzi speciali che circolano, al carburante che aumenta continuamente ed al maggior personale.
A prova di quanto sostengo,esattamente dal 2009, confrontandomi anche con il CIR33 senza ottenere risposte concrete se non "in fondo così aumentiamo i posti di lavoro" vi porto questo esempio con dati alla mano: il Comune leader in Italia nella raccolta differenziata pluripremiato dalla Legambiente e chiamato anche nella trasmissine televisiva "Report" di RAI3, Ponte nelle Alpi, aveva un costo totale nel 2007 di euro 950.000 di cui 475.000 spesi per smaltire il "grigio" (loro mi sembra che lo paghino circa 120 euro a ton contro i nostri 80) ed aveva quindi una percentuale del 27%.
Anno 2012, a seguito dell'entrata a regime della raccolta spinta PaP, chiude con una spesa di euro 833.000 di cui 40.000 per smaltire il grigio ed una percentuale di raccolta del 90% considerando che il 42 % delle famiglie fa il compostaggio domestico (quindi non hanno il prelievo dell'organico). Nella relazione però è anche scritto che la maggior parte di queste famiglie che fanno autocompostaggio vogliono, pur rinunciando allo sconto in bolletta del 30%, di utilizzare il servizio di raccolta domiciliare dell'organico (pesce, carne, ossa ecc..). Pertanto si presume, aggiungo io, che i costi per l'anno 2013 gli aumenteranno e forse si mangeranno il risicato 10% raggiunto con la differenziata a quei livelli.
Ora mi sembra chiaro un lato positivo, tanto per dar ragione al CIR33; invece di sotterrare o bruciare i soldi spesi per il grigio, questi ora servono per pagare stipendi per chi lavora nella differenziata, ma per il cittadino nella media, nonostante l'impegno nel raggiungere il tanto di cappello 90%, non è cambiato nulla nei costi. Probabilmente loro avranno la sanità che funziona, le strade apposto, le scuole idem ecc.... e quindi va bene così, diciamo.
Nel nostro caso invece non è così ed il metodo per ridurre a più del 50% i costi del totale, sperando anche nella realizzazione di un impianto a biogas PUBBLICO per recuperare soldi anche nello smaltimento dell'organico, c'è e che ho sempre segnalato nei miei commenti ma che purtroppo, a parte due commentatori, non ho mai avuto "adesioni". In democrazia vince la maggioranza ed ancora io mi trovo in minoranza su questa idea.
"Chi più inquina più paga" ? bene, allora fate pagare il grigio a svuotamento con il classico giro settimanale; in fondo la Rieco non doveva avere un transponder per identificare l'utenza ?
Per l'organico su tutto il territorio due volte a settimana, anche se per l'area vasta che, per il vegetale, farebbe autocompostaggio, penserei ad una volta a settimana.
Per carta, plastica/metalli e vetro presso isola ecologica presidiata e magari, per territori più ampi, studiare isole periferiche per solo queste tipologie. Ogni Comune, conoscendo il suo territorio, si organizza come vuole. Il cittadino che conferisce viene identificato e pagato per quello che porta e pertanto aggiungerei "chi più differenzia più risparmia" (mi sembra una frase meno spaventosa della prima). In fondo il cittadino, chiunque o chi per lui se non si può muovere, deve uscire per fare la spesa e se si organizza porta via il differenziato. Ci sono anche soluzioni di isole ecologiche automatizzate con telecamere che possono essere sistemate, ad esempio, presso i centri commerciali.
Vedete, il cttadino non può asfaltare una strada, mettere a norma una scuola (verniciarla al limite) ecc... ma penso che portare un sacchettino all'isola si.
I soldi risparmiati potranno essere utilizzati per fare questo, non vi sembra giusto ?
Inoltre, con il porta a porta spinto il cittadino non tocca con mano i vantaggi della differenziata perchè ogni tipologia viene prelevata da casa alla stessa maniera e non si cura minimamente di ottimizzare al massimo i rifiuti. In questa maniera invece, considerato che paga il prelievo del grigio, farà il possibile per esporlo il meno possibile e quindi differenziare il più possibile; dall'altra, considerato che vorrebbe andare all'isola il meno possibile, cercherà di portarsi a casa prodotti con meno imballo riciclabile possibile (è così che a mio avviso si arriva ai rifiuti zero; inteso come termine in quanto impossibile) e con meno volume.
Dopo anni che dico le stesse cose, non nuove perchè già attuate a Serra dè Conti complimentandomi con l'Aministrazione, spero che quest'anno con l'arrivo della TA.R.E.S. venga presa in considerazione (tanto noi italiani finchè non gli tocchi le tasche e togli i soldi ai Comuni, soluzioni più economiche perchè scomode non vengono considerate).
Ovviamente ho già scritto questo mio pensiero ai "Comuni virtuosi" ed alla Legambiente......nessuna risposta ottenuta.
Saluti da Paolo

Commento modificato il 15 settembre 2013

Aggiungo ancora una constatazione che meglio credo renda conto di quello che comporta il Porta a Porta integrale spinto. Ho scaricato da internet "il piano finanziario relativo alla TA.R.E.S." in quanto questo Comune già l'ha attivata in pieno e sintetizzo in percentuali quanto pesano le singole voci sul costo totale del servizio (escludendo ovviamente i 30 centesimi per i servizi indivisibili che non c'entrano nulla con i rifiuti):
Smaltire il grigio incide dell' 8 %;
Smaltire l'organico incide del 10 % (si potrà ridurre notevolmente se smaltito in un impianto anaerobico pubblico);
Remunerazione del capitale investito del 15 %
Costi vari del 12%
SERVIZIO RACCOLTA E TRASPORTO del 55 %

Tutto questo con una percentuale media di R.D. del 67%

Ovviamente sono indicativi e che possono variare sensibilmente Comune per Comune in base alla sua struttura del territorio e densità abitativa.
Se dopo questo ancora nessuno si scandalizza e prende provvedimenti, beh non lamentiamoci delle bollette......la comodità si PAGA.

Aggiungo anche, e questa domanda va all'Associazione dei Comuni Virtuosi (già avvisati per email e sanno chi sono), mi sapete spiegare che cosa c'è di VIRTUOSO nell'attuare il Porta a Porta spinto ? Io cambierei la parola VIRTUSO in COSTOSO ed inquinato, tralasciando il risultato della R.D. perchè è dimostrato che la si può ottenere diversamente.
Poi, tra le caratteristiche che un Comune deve avere è la mobilità sostenibile, non vale anche per i Camion che girano per raccogliere i sacchettini della R.D. .
Cosa c'è di virtuoso quando una Comunità Europea dice che bisogna differenziare l'immondizia (senza specificare e tantomeno imporre come farlo) e da un camion a settimana ne fate passare praticamente 6 ?.
Queste ovviamente sono, non solo, mie riflessioni e che spero vengano prese in considerazione; non dico per risparmiare ma, come detto sopra, invece di far spendere soldi al cittadino su una cosa che con un minimo impegno può fare anche lui, dirottare quei soldi DOVE SERVONO. Non sono contrario ovviamente al LAVORO ma mettiamolo DOVE EFFETTIVAMENTE SERVE per provare ad uscire dalla crisi. I rifiuti sono una delle chiavi di volta di questo sistema e bisogna trovare una soluzione definitiva subito in maniera tale di essere pronti per il 2018, anno della verità.
Attendo opinioni, se lo desiderate.