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Sanità: Massaccessi, piano sanitario privo di un progetto condiviso. Dal Pd solo flebili balbettii

Daniele Massaccesi 4' di lettura 18/09/2013 - Il processo di riorganizzazione dei servizi sanitari della Regione Marche, tralasciando la nebulosità delle reti cliniche, ha il grande “merito” di essersi guadagnato, oltre ad un diffuso malcontento, l’opposizione esplicita dei territori, dei sindacati del comparto e della quasi totalità dei sindacati della dirigenza, del privato convenzionato, delle associazioni di volontariato, ecc.: solo il Governatore di Fabriano si è distratto od ha fatto finta di non sentire le proteste che la Sua riforma ha provocato.

Le modalità e i contenuti di questa contrarietà sono stati stimolati da due denominatori comuni:
1. sul piano dei contenuti, l’assenza di una “vision” e di un progetto condiviso rispetto a quale debba essere il nuovo sistema sanitario regionale, per perseguire gli obiettivi di salute in risposta ai nuovi bisogni. A tale riguardo non sembra che il nuovo progetto si sia ispirato a un’approfondita analisi epidemiologica e sociologica dei nuovi bisogni di salute, quanto al mero perseguimento dell’obiettivo di ottenere il pareggio di bilancio (che non dovrebbe propriamente essere il fine principale di un sistema sanitario pubblico).
Ma in nome di paure, timori od ansie più o meno reali (vedi il vituperato commissariamento) si possono anche compiere, nel migliore dei casi, errori di valutazione e programmazione e, nel peggiore dei casi, misfatti e scelte poco trasparenti o quantomeno ardite;

2. sul piano dei metodi, la mancanza di coinvolgimento dei portatori di interesse e dei veri protagonisti: territori e cittadinanza, associazionismo, sindacati, operatori sanitari,ecc.
Nessuna riorganizzazione o riforma può essere realizzata senza il coinvolgimento ed il sostegno da parte degli operatori sanitari, e nessun processo di innovazione organizzativa, in ambito sanitario, ci può essere senza un protagonismo diretto dei cittadini e dei territori. La scelta compiuta è stata invece – e lo è anche ora – sempre e solo quella dell’accentramento e dell’autoritarismo decisionale, in una logica autoreferenziale appena mitigata da residuali (e maldestri), recenti tentativi di recuperare un parziale dibattito nella Commissione Consiliare della Regione.

Il tutto in uno strano silenzio dei politici – questa volta uniti, maggioranza ed opposizione -, con qualche isolata e meritoria eccezione, e senza prese di distanza. Perché i Consiglieri Regionali, anche quelli del nostro territorio, non danno risposte a queste domande: perchè l'Area Vasta ha sede a Fabriano, con servizi che distano anche 100 km dalla sede stessa? Come mai si sono spesi ulteriori denari pubblici (milioni di euro) per attivare degli uffici amministrativi a Fabriano quando, ad esempio, sia a Jesi che in Ancona ci sono immobili liberi e disponibili, già di proprietà della ASUR stessa? Perché circa 35 dirigenti della ASUR si sono divisi, salvo errori, un milione e cento mila euro come premio di produttività, quando negli ospedali mancano addirittura anche pannoloni, traverse e altri generi di utilità sanitaria e la produttività è spesso confusa con la chiusura di reparti e di ospedali? Perché non viene sottolineata la grave anomalia organizzativo-istituzionale del sistema sanitario regionale marchigiano, con la coincidenza, nelle stesse figure dirigenziali, delle funzioni di programmazione-gestione-controllo?

Piuttosto che liquidare con termini di “campanilismo” e “particolarismo” le istanze avanzate dai territori, dagli operatori e dai sindacati (su chi è stato più campanilista e fazioso in questa fase ci sarebbe anche molto da discutere…), varrebbe forse la pena di riflettere sugli errori compiuti nei contenuti e, soprattutto, nelle modalità e di rilanciare un processo condiviso di grande cambiamento nel medio-periodo. Invece di inutili interventi – vedi quelli fatti in un recente passato - per cercare di posizionare, peraltro a sproposito, e secondo logiche di comodo, le liste civiche, che sono la vera novità espressa negli ultimi anni, chi ha la responsabilità diretta, per numero di voti e rappresentanza politica, almeno a livello regionale - e fino a 18 mesi fa anche a Jesi (il riferimento, ovviamente, è al PD) -, dovrebbe far sentire la sua voce, alta e forte, contro decisioni incomprensibili, invece di emettere flebili balbettii, e di spiegare perché, per anni, i cittadini (iesini e non) sono stati raggirati dal miraggio di un “Ospedale – Modello” nel nome di una Sanità migliore, ed oggi non hanno né l’uno né l’altra, né certezze di quali reparti rimarranno a Jesi, e perché, per avere l’indispensabile (leggi, sale operatorie!!), si può solo ringraziare un terzo (Fondazione CR Jesi) per la relativa liberalità.


da Daniele Massaccesi
Presidente del Consiglio Comunale di Jesi





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-09-2013 alle 13:02 sul giornale del 19 settembre 2013 - 725 letture

In questo articolo si parla di sanità, attualità, Daniele Massaccesi, Area vasta 2

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