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Uilca: Masi, 'una risposta forte e unita contro la disdetta del ccnl da parte di Abi'

Uilca 9' di lettura 25/09/2013 - L’atto dell’Abi è una prova di forza arrogante, opporsi è indispensabile per mantenere tutele contrattuali e il Fondo di Solidarietà di settore.Solidarietà di settore, ha disdetto, con dieci mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza di giugno 2014, il Contratto Nazionale di Lavoro del credito. La Uilca giudica questa decisione sbagliata, grave e scellerata.

L’Abi ha motivato la sua decisione evidenziando una situazione con livelli di redditività del settore del credito negativi in termini attuali e prospettici; una progressiva chiusura per le banche italiane dei mercati internazionali per la raccolta all’ingrosso; un peggioramento della “qualità” della raccolta, venendo preferita quella a breve termine; un aumento del costo della raccolta, con compressione dei margini.

L’Abi ha anche sottolineato una inversione dei tassi su base annua nel corso della crisi, mentre il quadro normativo ha visto l’introduzione di oltre 500 provvedimenti e in quello fiscale si è realizzata una pressione più elevata sul settore rispetto agli altri paesi europei. In tale ambito è stato nuovamente evidenziato il diverso trattamento fiscale, che devono subire le banche italiane per quanto concerne i crediti deteriorati.

Alla luce di tutto ciò, l’Abi ha quindi motivato la sua decisione di procedere alla disdetta del Contratto con le difficoltà che il settore del credito sta attraversando e dovrà affrontare a causa della condizione negativa in cui versa il Paese, soprattutto per quanto concerne l’andamento del Pil. Tutto ciò non è un motivo valido, sufficiente e realistico per disdire il Contratto Nazionale, perlopiù con le modalità perentorie utilizzate dall'Abi. La possibilità di disdire il Contratto Nazionale da parte di una delle parti contraenti è esplicitamente prevista dallo stesso, ma non è vero che l'Abi sta agendo in questo ambito e secondo prassi già seguite. La disdetta del Contratto è infatti prevista nei sei mesi precedenti la sua scadenza, mentre in questo caso ne mancano dieci, inoltre i precedenti di tale iniziativa erano sempre concordati per aprire un confronto di cui si era già condivisa l'opportunità e le linee di riferimento.Non è questo il caso, perché se l'Abi davvero avesse intrapreso questo percorso per avviare al più presto consultazioni e ragionamenti propedeutici a un rinnovo del Contratto, avrebbe potuto chiamare il sindacato per concordare tempi e metodi, come sta avvenendo in altre categorie.

Non regge in alcun modo la motivazione per cui la disdetta si è resa necessaria per far fronte a una situazione di difficoltà del credito dovuta in larga parte, se non del tutto, come sostiene la controparte, a cause esterne, alla crisi, alla situazione economica italiana, all'alta fiscalità, al Governo e all'Europa. Se la situazione del settore del credito rappresentata dall'Abi è vera, queste affermazioni servono solo a nascondere le gravi e pesanti responsabilità del top management bancario e l'incapacità di sceglierli e gestirli da parte degli azionisti di riferimento. Invece da parte datoriale non si è sentita nessuna autocritica sugli errori commessi dal top management bancario italiano, quasi come se i casi di Tercas, Banca delle Marche, Carife, Popolare Spoleto, Cassa di Risparmio di Rimini, Monte dei Paschi di Siena, Carige e altri, fossero avvenuti in un paese confinante o mai realmente accaduti.

Nel corso dell’Esecutivo Nazionale che si è tenuto il 23 settembre, l’Ufficio Studi ha presentato i dati sulle semestrali delle banche che, pur non divergendo molto da quello presentato dall’Abi, portano a conclusioni ben diverse. Per questo la Uilca ha dichiarato che la disdetta del Contratto Nazionale, per decenza, ma almeno per coerenza, sarebbe dovuta essere accompagnata dalle dimissioni in blocco di tutti i componenti dell'Esecutivo dell'Abi e dei principali manager di banche e gruppi.

La realtà è che i dati economici non presentano nulla di nuovo rispetto allo scenario in cui il Contratto venne raggiunto, anzi offrono prospettive di possibili miglioramenti. La novità è che l’Abi ha deciso un atto di forza per costringere ad affrontare argomenti fondamentali come il Contratto Nazionale e il rinnovo del Fondo di Solidarietà di settore, sotto il ricatto formale e morale della disdetta. Questa posizione è inaccettabile e inconcepibile, perché, se confermata, impedisce di poter considerare l’Abi controparte affidabile e rompe un sistema consolidato e proficuo di relazioni sindacali. Avere spazzato via dall'agenda dell'incontro del 16 settembre la questione del Fondo di Solidarietà, senza ascoltare le Organizzazioni Sindacali sul tema e le proposte di aprire un confronto serio e senza pregiudiziali che sarebbero state avanzate, evidenzia uno dei punti nodali dell'attuale situazione.

L'Abi, oltre a ipotizzare un rinnovo di Contratto Nazionale che riduce gli spazi normativi e le previsioni economiche dell'attuale, che altrimenti non sarebbe considerato insostenibile, vuole imporre le sue soluzioni di modifica del Fondo di Solidarietà di settore, minacciando la perdita di questo fondamentale ammortizzatore sociale, il cui adeguamento alla legge Fornero sarebbe prevista per il prossimo 31 ottobre. In merito infatti l'Associazione datoriale ha ribadito la volontà di trasformare il Fondo in ente bilaterale, per consentire alle parti di governarlo in modo autonomo, senza i vincoli operativi che determina la natura dello stesso incardinata nell’Inps.

La Uilca e le altre Organizzazioni Sindacali non hanno posto pregiudiziali a questa soluzione, ma il tema del Fondo di Solidarietà è molto più complesso di quello che l’Abi vuole fare pensare e andrebbe attentamente approfondito, perché la soluzione di trasformazione in ente bilaterale non è semplice come quella presentata. Questo argomento meriterebbe quindi una discussione ampia e seria, che evidentemente l'Abi non vuole affrontare, perché probabilmente condurrebbe a porre in dubbio molte delle certezze che sostiene e diffonde.Un fermo giudizio negativo alla dichiarazione dell’Abi è stata espressa da tutte le altre sigle sindacali, insieme alle quali abbiamo giudicato l’iniziativa della parte datoriale un grave errore.

Nel complesso quindi abbiamo:
− censurato la decisione di disdettare il Contratto con dieci mesi di anticipo dalla sua scadenza, con l’obiettivo di esasperare divisioni e contrapposizioni, quando i problemi da affrontare richiederebbero un serio confronto costruttivo;
− chiesto l’immediato ritiro della dichiarazione di disdetta, che comunque ha indebolito la possibilità di considerare l’Abi quale controparte affidabile;
− respinto l’assunto dell’Abi per cui il sistema del credito è in difficoltà solamente per cause da attribuire alla situazione economica, normativa, fiscale e politica italiana, secondo una impostazione che escluderebbe qualsiasi responsabilità del top management del credito, le scelte di continue ristrutturazioni delle banche, il continuo ricorso a consulenze, sponsorizzazioni e costi improduttivi di notevole entità e diversi da quelli del personale;
− rivendicato che se la situazione è di tale difficoltà assume ulteriore urgenza un segnale concreto di riduzione delle retribuzioni del top management, delle consulenze, di costi diversi da quello del lavoro, di cui è oscura la produttività;
− espresso forte preoccupazione per non avere affrontato in modo serio e costruttivo, per cause di cui l’Abi si deve assumere piena responsabilità, il tema del rinnovo del Fondo di Solidarietà, rispetto al quale c’era piena disponibilità delle Organizzazioni Sindacali a intraprendere un confronto positivo;
− ribadito che l’iniziativa dell’Abi rischia di compromettere anni di azione concordata tra Sindacato e parte datoriale; Care colleghe e cari colleghi, la situazione venutasi a creare è molto difficile, ma deve essere affrontata con consapevolezza, serenità, determinazione e coesione.

La Uilca è consapevole delle difficoltà con cui venne approvato il Contratto Nazionale, ma è tuttora convinta che la sua sottoscrizione consenti alla categoria di dotarsi di uno strumento di tutela economica e normativa, indispensabile per fare fronte a uno scenario complesso e di crisi come quello che ha caratterizzato questi anni. La sua importanza è testimoniata dal fatto che l’Associazione Bancaria, prima, e le banche, poi, non hanno mai creduto nell’accordo raggiunto nel 2012 e le aziende l’hanno applicato poco e male, come dimostra il fatto che solo alcune soluzioni trovano riscontro, e mai in modo organico come l'assetto del Contratto richiederebbe per raggiungere tutti i suoi obiettivi, in particolare per quanto riguarda la tenuta e la crescita occupazionale.

Non è un caso quindi che l'Abi disdica un Contratto che evidentemente vincola le aziende nel raggiungimento dei loro obiettivi, troppo spesso divergenti da quelli delle lavoratrici e dei lavoratori. La disdetta non produce effetti immediati, pertanto il Contratto continuerà a produrre i suoi effetti e le relative previsioni fino alla naturale scadenza di giugno 2014. A questo elemento di serenità si deve accompagnare la ferma determinazione a intraprendere e sostenere le azioni di mobilitazione che verranno decise per respingere il tentativo intimidatorio posto in atto dall'Abi rispetto al rinnovo del Contratto Nazionale e del Fondo di Solidarietà di settore.

Il grave comportamento della controparte, se non ritirato, avrà una risposta di contrapposizione e mobilitazione ferma e unita da parte del sindacato a livello nazionale, nei Gruppi e nelle banche, dove saranno pesantemente condizionate le relazioni sindacali a qualsiasi livello. A breve inizieranno gli incontri tra gli organismi direttivi delle Organizzazioni Sindacali per definire le varie iniziative di lotta e lo sciopero generale della categoria, che sarà portato alla vostra valutazione nelle assemblee.

Il sostegno delle lavoratici e dei lavoratori all'azione di mobilitazione sarà indispensabile per dimostrare all'Abi e alle banche che la loro arroganza non riesce a intaccare la coesione di una categoria di donne e uomini che ogni giorno operano con impegno e competenza, che meritano rispetto sotto il profilo umano e professionale. Ancora una volta il mondo del lavoro è sottoposto a un violento e ingiusto attacco da parte di controparti datoriali miopi e prevaricatrici. Ancora una volta la contrapposizione unita del sindacato e dei lavoratori sconfiggerà queste posizioni arroganti e fuori dalla storia.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-09-2013 alle 19:10 sul giornale del 26 settembre 2013 - 2428 letture

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