Biogas, interrogazione a risposta orale di Bugaro sulle autorizzazioni

Giacomo Bugaro 2' di lettura 26/09/2013 - Di seguito l'interrogazione a risposta orale urgente del Vice Presidente ALM Giacomo Bugaro sulla vicenda delle autorizzazioni degli impianti Biogas nelle Marche.

Premesso che

la Regione Marche sin dal 2005 si è dotata di un Piano Energetico Ambientale Regionale nel quale ha normato la realizzazione di impianti di produzione energetica, secondo i poteri di legislazione concorrente derivati dall’art. 117 della Costituzione;
la politica sviluppata dalla forze di maggioranza che sostengono la Giunta regionale ha impresso al PEAR una forte connotazione di rispetto ambientale favorendo la realizzazione di impianti di energia derivanti da fonti rinnovabili;
il tessuto economico locale ha in parte recepito detta impostazione realizzando un numero significativo di impianti fotovoltaici e successivamente presentando, secondo la legislazione, progetti per impianti così detti Biogas;
in Europa sono attivi circa 15.000 impianti Biogas senza che questi abbiano mai creato danni all’ambiente, a persone e cose;
non v’è comunità scientifica o tribunale che abbia mai emesso giudizi e sentenza circa possibili danni alla salute delle persone o rischi di sicurezza ambientale;
le Sovrintendenze mai si sono opposte a rilasciare autorizzazioni paesaggistiche laddove necessarie;
gli investimenti nelle Marche relativi alle domande autorizzative presentate ammontano ad oltre cento milioni di euro e potrebbero, a regime, alimentare diverse migliaia di nuovi posti di lavoro, diretti e indotti;
la Regione Marche ha mutuato varie volte opinione, modificando la legislazione, a causa di una pressione esercitata da una parte della opinione pubblica spaventata dalle possibili conseguenze derivanti dalla realizzazione di detti impianti Biogas;
le domande presentate non necessitavano, in base alla legge, di alcuna procedura di Via, tanto è vero che la Provincia di Macerata ha dichiarato improcedibili la richiesta inoltrata da una Società interessata a realizzare un impianto di Biogas.
oggi, ad autorizzazioni rilasciate ed investimenti realizzati da parte di vari imprenditori locali, si sono proprio per le sopracitate modifiche normative introdotte successivamente dal legislatore regionale, aperti contenziosi davanti ai Tar che rischiano di bloccare gli impianti con successivo grave danno agli investimenti e potenziali rischi risarcitori da parte dell’Ente Regione;

Considerato che

anche in virtù della grave crisi economica in atto, scoraggiare nuovi investimenti è una linea assai pericolosa soprattutto quando questi sono previsti dalle norme nazionali ed europee e considerati vantaggiosi in un settore delicato quale quello della produzione energetica che si deve costantemente confrontare con le problematiche di salvaguardia ambientale;

tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere
Interroga
il Presidente della Giunta regionale

per conoscere quali azioni intende intraprendere nell’immediato per scongiurare l’empasse amministrativo generato ovvero per scongiurare potenziali e possibili ingenti richieste di risarcimento danni da parte dei soggetti che in base alle autorizzazioni rilasciate hanno prodotto investimenti che rischierebbero di rimanere improduttivi.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-09-2013 alle 16:16 sul giornale del 27 settembre 2013 - 2708 letture

In questo articolo si parla di politica, ancona, giacomo bugaro

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/ShV


http://www.viveresenigallia.it/index.php?page=articolo&articolo_id=426949
Vedo Consigliere che la seconda puntata non è tardata ad arrivare sulla questione delicata che conosciamo.
Comunque spieghiamo bene ai cittadini che lo vogliono, come funziona la questione Biogas e le diversità di impianti con relative autorizzazioni.
Al contrario degli impianti ad energia rinnovabile come il solare ed eolico dove la fonte energetica è praticamente ovunque, per il biogas non è così.
Se parliamo di impianti a biogas alimentati da materiale zootecnico ed agricolo, anche da colture apposite, questi devono essere realizzati nell'area dove si produce la materia prima che lo alimenta. Chi realizza questo impianto non potrà sovradimensionarlo in quanto non è concepibile che si alimenti con materiale che provenga da fuori con relativo inquinamento ambientale derivato dal trasporto. Gli incentivi vengono appunto concessi perchè si dimostra il basso impatto ambientale per la sua alimentazione.
Problematiche di questi impianti, se gestiti correttamente e senza incidenti, praticamente zero come Lei sostiene, ma si deve rispettare quelle regole che ho appena descritto.

Esistono però altri impianti a Biogas alimentati dall'organico o detta F.O.R.S.U., i quali hanno ben altra problematica. Combatterli dal punto di vista ambientale fine a se stessi è una guerra persa, lo dimostrano impianti realizzati all'interno di grandi città.
I problemi invece sono il contorno di questo impianto con questo tipo di alimentazione e mi spiego: mentre per gli impianti a Biogas realizzati da aziende agricole, la materia prima è praticamente la loro, la FORSU è invece prodotta dal cittadino e distribuita nel territorio in base alle dimensioni delle città. Pertanto, nel rispetto che caratterizzano gli impianti ad energia rinnovabile, questo impianto dovrebbe essere realizzato in aree strategiche del territorio che copre (si considera una produzione media di 2 etti di organico al giorno per abitante). Pertanto è evidente che questi impianti DOVREBBERO essere sottoposti a V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica); è inutile che ti incentivo con i soldi del cittadino e poi mi fai correre camion ed autobotti per il territorio inquinando a più non posso.
Aggiungo poi un altro aspetto da valutare ed il motivo per cui le aziende private non dovrebbero entrare nel Recupero e Trattamento della FORSU con impianti a Biogas: la FORSU come detto sopra è prodotta dal cittadino che, oltre alla gestione della stessa non propria comoda ma dovuta, paga profumatamente anche la raccolta con due o tre passaggi a settimana e trasporto all'impianto; ora che arriva il bello e cioè di poterci recuperare energia elettrica e termica questi introiti li mettiamo in mano a privati ? Da discutere nel caso che il costo del conferimento sia zero in quanto forniamo materia prima, ma conti alla mano per il privato non è possibile. Questo perchè l'impianto ha costi di gestione molto alti (si ridurrebbero drasticamente se l'impianto fosse realizzato presso un depuratore e che il Biogas potesse essere incentivato senza essere trasformato in energia elettrica) comunque coperti da quello che produce ma non giustificano l'investimento se non viene pagato dal cittadino il conferimento.
Ecco che allora, per questa tipologia di impianto, sarebbe opportuno che venisse realizzato SOLO da Ente Pubblico che possa realizzarlo in POSIZIONE STRATEGICA e magari anche nei pressi di un importante depuratore (il calore prodotto dalla combustione del biogas permetterebbe anche l'essicazione dei fanghi del depuratore per avviarli in discarica; obbligatorio da disposizioni europee).
La realizzazione di questa tipologia di impianto permetterebbe anche il rispetto di quanto citato dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 158 del 1999, Allegato1, che cita : i costi di trattamento e riciclo del materiale organico devono essere calcolati al NETTO dei proventi derivati dalla vendita di energia elettrica e termica. Ora se l'impianto fosse privato, mi spiega come calcolo il NETTO ?

Spero che queste mie informazioni arrivino a chi deciderà per il nostro futuro; un futuro dove ognuno deve entrare nella sua parte di competenza senza prevaricare con arroganza nelle aree che non gli competono.
Se qualcuno volesse chiarimenti, sono pronto.




logoEV