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C194, in mostra le cartografie dell'artista marchigiana Marina Mentoni

4' di lettura 28/09/2013 - Le due mostre, CAMPITURE #2 e CARTOGRAFIE #2 pressoché in contemporanea rispettivamente a Jesi e a Civitanova Marche, raccolte in un unico titolo C 194, il numero di codice riportato sul retro della vecchia fotografia che compare nell’invito comune ad entrambe le esposizioni, raccontano il lavoro dell’ultimo ventennio dell’artista marchigiana fedelmente ancorato alla ricerca astratta e proiettato dalla provincia verso l’Europa.

Una dimensione sovranazionale maturata all’Accademia di Belle Arti di Macerata all’ombra dell’alto magistero di Magdalo Mussio, che le ha insegnato a rompere le catene e nuotare nel mare aperto, libero ma insidioso, fuori dalle convenzioni, le abitudini, i pregiudizi, per appropriarsi di uno sguardo più limpido e forse più ingenuo ma proprio per questo più acuto e profondo. Lo stesso sguardo che traguarda l’orizzonte con cui ancora oggi invita i suoi studenti ad approcciarsi alla vita prima ancora che alla professione e alle tecniche della pittura, l’insegnamento che ormai da circa un trentennio Marina Mentoni impartisce con rara dedizione nella stessa Accademia maceratese in cui si è formata.

Della dimensione europea rende conto la mostra CAMPITURE #2, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Jesi, che ripropone l’installazione Senza titolo, un monocromo tecnica mista su tavola di grandi dimensioni composto da 16 elementi quadrati di cm 80 di lato, presentata nel 1995 alla mostra collettiva Transito a cura di Manuela Zanelli alla Corte Castiglioni di Casatico di Marcaria (MN), e la serie Campiture, esposta nel 2009 a Basilea alla personale presso la Galerie Ursula Huber, accompagnata dal testo critico di Reinhard Sauer. Assimilando i dipinti disposti in sequenza geometrica a “campi cromatici” Sauer nella “gamma di variazioni cromatiche di terra di Siena, terra d’ombra, terra di Pozzuoli, verde, grigio e avorio in tutte le loro sfumature” vede evocati i colori del paesaggio marchigiano avvertendo il forte legame dell’artista alla sua terra e non a caso anticipandone gli esiti ulteriori della ricerca. Infatti sembra fare eco ed attualizzare quel testo proprio l’immagine dell’invito alle mostre di Jesi e Civitanova Marche dove il paesaggio collinare sanseverinate e la vita nei campi intrisa di fatica e sacrificio, di dolore ma anche di gioia e allegria sono fissati in uno scatto del 1955 quando sulle macerie della guerra sta crescendo il seme della speranza nutrito dal sorriso ampio e spensierato dei due giovani seduti sull’erpice trainato da due imponenti mucche di razza marchigiana.

Il lavoro di Marina Mentoni, scientificamente mirato sul linguaggio dell’astrazione più radicale che annulla ogni forma di rappresentazione, converte la superficie pittorica in una partitura complessa intramata da una fitta rete di segni formicolanti ad elevatissima entropia. Ma il disordine è solo apparente perché ad uno sguardo ravvicinato la pittura risulta armonica ed ordinata, sovente eterea, avvincente come la cartografia di una galassia che riproduce in tracce infinitesimali l’equilibrio perfetto di miriadi di corpi celesti immersi negli spazi siderali. Le sue textures, frutto di un sapiente e consolidato mestiere, sono la cifra unica di un percorso di ricerca che si dipana e si perde nell’intrico dei segni distillati secondo l’alfabeto originario e più elementare del linguaggio visivo spaziando dal macro al microcosmo, dalle cartografie di immensi e smisurati spazi cosmici alle minimali ed intime geografie dell’anima sempre all’inseguimento di tracce perdute che l’artista proietta con la precisione di Mercatore nelle sue preziose e rare CARTOGRAFIE #2.

Tele e carte già presentate nel maggio scorso alla galleria Spazio Lavì! di Sarnano ed ora riproposte a Civitanova Marche nella storica galleria PERMARIEMONTI di Gino e Francesca Monti. L’indagine sulla “spazialità preliminare” che è il luogo di tutti i luoghi e il motivo di fondo della sua poetica, stimola lo sguardo della mente per raccontare della profondità dello “sfondo” in cui le cose sono assorbite come i punti dal continuo spaziale. Ciò che svela lo sfondo non lascia indifferenti perché porta alla luce un campo mentale e non un fenomeno ottico, un insieme segnato profondamente e in modo indissociabile dalla natura e dallo spirito, dove il vuoto è annullato da tracciati vitali che trasformano lo spazio nel tempo della vita e viceversa.

Con il codice C194 di una vecchia fotografia ripescata nell’album dei ricordi, Marina Mentoni condensa le ragioni della sua pittura che lasciandosi penetrare dall’universo della creazione diventa topologia dell’essere, puro evento, frammento di realtà quotidiana e di memoria proiettato in una dimensione metafisica grazie alla profondità di uno sguardo che va oltre il visibile.

La mostra a cura di Paola Bellesi e patrocinata dal comune di Jesi prosegue fino al 20 ottobre a Palazzo Santoni (Via Santoni). Per informazioni consultare il sito.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-09-2013 alle 08:00 sul giornale del 30 settembre 2013 - 2244 letture

In questo articolo si parla di cultura, jesi, Comune di Jesi, marina mentoni

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