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Don Gerardo Rocconi: il Vangelo di domenica 29 settembre

Mons. Gerardo Rocconi, Vescovo di Jesi 5' di lettura 28/09/2013 - Dal Vangelo secondo Luca 16,19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». Parola del Signore

LA PARABOLA
Due figure a confronto: il ricco mangione e il povero Lazzaro * Il ricco: sta bene, è spensierato, ha quel che vuole, è ricco, per cui, può cavarsi ogni soddisfazione, ha potere... rappresenta il desiderio di tanti. Anche se ci appare antipatico per come ce lo presenta Gesù, il ricco rappresenta una vita riuscita, secondo il pensiero di tanti uomini. * Il povero: è quello che nessuno vorrebbe essere. Senza cibo, senza vestito, pieno di malattie, senza potere e senza sicurezze. Una vita inutile, sofferente, da rifuggire. Ma a questo punto la parabola ci presenta un ribaltamento. Gli ultimi saranno i primi e viceversa. Nella vita che ci attende, dove la nostra sorte sarà definitiva il ricco sarà nei tormenti e il povero nella gioia.

LE BEATITUDINI
Vediamo in questa parabola, espresso in altre parole, quello che già l’evangelista Luca aveva detto con il racconto delle beatitudini: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. (Lc 6,20-26).

LA VITA FUTURA
Il pensiero che la vita continua oltre la morte, che entriamo nell’eternità, che la morte non è l’ultima parola... questo pensiero di vita è motivo di gioia. Il Signore, donandoci la resurrezione e la certezza della vita eterna ci fa il dono più grande e risponde al nostro desiderio di vita. Ma questo stesso pensiero dell’eternità deve essere per noi motivo di riflessione: infatti avremo o una eternità buona che chiamiamo Paradiso o avremo una eternità tristissima che chiamiamo inferno. E la scelta sarà nostra, secondo come abbiamo vissuto. In altre parole dovremo rendere conto della nostra vita e delle scelte quotidiane che abbiamo fatto. Le nostre scelte di ogni giorno hanno un risvolto per l’eternità, in bene o in male. E di tutto dovremo rendere conto. E’il giudizio di Dio! Da oggi dovremo imparare a farci una domanda: Ciò che sto facendo che valore ha per l’eternità? Mi danneggia, mi è utile? Il ricco della parabola ha vissuto una vita invidiata da tanti, ma che lo ha portato all’inferno. Meglio per lui se non fosse mai nato. Pensiamo un attimo alle cose dietro alle quali corriamo: ci allontanano da Dio o ci portano a Lui? Di tutto dovremo rendere conto, anche di una parola inutile, anche di un pensiero sbagliato... come del resto, dice il vangelo, anche solo un bicchiere d’acqua dato per amore avrà la sua ricompensa.

SAPIENZA E CECITA’: E’ ORA DI SCUOTERSI!
A volte ammiriamo uomini che ci sembrano i vincenti del mondo: dopo quello che abbiamo detto forse sono semplicemente ciechi. A volte ci sembrano incomprensibili le scelte di persone che hanno speso la vita per il Signore: in realtà sono i veri sapienti. Quell’uomo nell’inferno invoca Abramo perchè qualcuno avvisi i suoi fratelli affinchè cambino vita. “Se vedessero un morto, se avessero un’apparizione di qualcuno, forse si ravvederebbero”. La risposta di Gesù è significativa: per aver fede, per ritornare al Signore non ci saranno segni sensazionali, anche perchè non servirebbero. Dice Gesù: “Hanno Mosè e i Profeti”, cioè basta la Parola di Dio. Bisogna mettersi in ascolto della Parola di Dio, bisogna prendere sul serio la Parola di Dio ed è quella che bisogna seguire e mettere in pratica. Questa Parola che ogni domenica ci viene proclamata, questa Parola che i nostri ragazzi ascoltano al Catechismo e i giovani nei loro incontri, questo è il dono grande che Gesù vuole farci: il dono da prendere sul serio per convertirci.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-09-2013 alle 17:57 sul giornale del 30 settembre 2013 - 2169 letture

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