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Il volantino della discordia: donne e associazioni in rivolta contro 'la bacheca degli orrori'

2' di lettura 17/11/2013 - Rimbalza ormai di pagina in pagina, sui social network e sui quotidiani, la testimonianza di una donna rimasta sconvolta dopo aver visto sulla bacheca del consultorio di Jesi un volantino (in allegato) che racconta la tragica esperienza di un aborto.

La donna è rimasta talmente sconvolta che ha scritto una lettera al direttore del distretto sanitario di Jesi, al presidente della Regione Spacca e all'assessore regionale per la Sanità Mezzolani. Questa la sua denuncia: “trovo questo volantino raccapricciante nel suo fanatismo, oltre che scientificamente inaccettabile nel suo contenuto: il suo unico scopo evidente è di colpevolizzare e, peggio, criminalizzare, le donne che hanno fatto la sempre difficile e drammatica scelta di abortire e che, a termini di legge, rivolgendosi alla sanità pubblica, hanno il diritto di essere aiutate e accompagnate nella loro comunque dolorosa scelta. Nell'esprimere tutta la mia indignazione per quanto esposto, chiedo a chi ha la responsabilità della Sanità Pubblica se questo stato di cose è legale. Da parte mia affermo con convinzione che sicuramente non è accettabile né etico né rispettoso della sofferenza delle donne”.

La discussione intorno al volantino riaccende una discussione mai sopita che alcuni mesi fa aveva interessato l'applicazione della legge 194 presso la struttura sanitaria jesina. La lotta aveva preso piede tra le associazioni e le donne della zona: era iniziata una lunga battaglia per garantire il servizio di interruzione della gravidanza ed il supporto psicologico alle donne che affronatavano questa difficile realtà.

Una raccolta di firme per chiedere l'applicazione, completa, della legge del '78, è già stata fatta. Una richiesta forte di vedere garantiti i diritti socio-sanitari legati alla salute della donna, al diritto di essere informata e scegliere tra le tecniche più moderne quella più rispettosa della propria integrità fisica e psichica. Nelle Marche il tanto discusso farmaco abortivo RU486 non è disponibile, come emerge dai dati della relazione del Ministero della Salute dello scorso settembre.

La questione dell'applicazione della legge 194 era stata affrontata in numerose iniziative, incontri pubblici, comunicati di associazioni e dell'ex assessore ai servizi sociali di Jesi, Barbara Traversi.


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it







Questo è un articolo pubblicato il 17-11-2013 alle 19:36 sul giornale del 18 novembre 2013 - 2060 letture

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