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Il Teatro Pergolesi si riempie per abbracciare Laura Boldrini e Murayo

Il Teatro Pergolesi gremito per l'incontro con Laura Boldrini 8' di lettura 02/12/2013 - Il pomeriggio di sabato 30 novembre Laura Boldrini ha ricevuto l’abbraccio dei concittadini per un appuntamento dedicato ad una storia di immigrazione a lieto fine, che l’ha vista coinvolta in prima persona.

È la storia di radici ritrovate, quelle di Murayo Torregrossa, ma che si intreccia con la storia personale dell’attuale presidente della Camera, la quale ha scritto tutto in un libro “Solo le montagne non si incontrano mai”, che racconta anche qualcosa di suo.




Durante la serata, presentata dal giornalista Luca Pagliari, sono stati raccontati alcuni particolari della storia e proiettato un filmato amatoriale (girato dalla stessa Boldrini) del viaggio di Murayo nella sua terra di origine.

Laura Boldrini si è dapprima ritrovata con il sindaco Massimo Bacci e la Giunta comunale; il primo cittadino ha chiesto un incontro ufficiale a Roma per discutere di alcune questioni che riguardano la città, e per cui la presidente si è resa subito disponibile, “anzi – ha aggiunto – Montecitorio deve essere la casa di tutti i cittadini e di tutti i sindaci che hanno istanze da presentare”.

Dopo i saluti e l’ingresso al Teatro Pergolesi, nel frattempo riempito dalla platea al loggione, gli alunni della seconda media della scuola Lorenzini, istituto comprensivo S. Francesco, diretti dal prof. Paolo Brunori, si sono esibiti in una canzone dedicata proprio alla storia di Murayo.

Il sindaco Massimo Bacci ha parlato di “una serata importante dove emergono due temi: l’integrazione trattata nel libro e l’educazione, rappresentata dal progetto dell’istituto comprensivo S. Francesco di educazione alla lettura portato avanti in questi ultimi mesi. Le persone devono integrarsi e diventare un valore aggiunto, dopo essere stato trascurato per troppo tempo, questo aspetto deve essere ripreso e valorizzato. Un ringraziamento a Laura Boldrini, all’istituto comprensivo S. Francesco, alla dirigente, agli insegnati e agli studenti”. Il primo cittadino ha omaggiato la Boldrini con una medaglia coniata in occasione dell’ottocentesimo anniversario della nascita di Federico II. “Perché ricordarlo oggi? – ha spiegato Bacci – Federico II ha dato il via all’apertura dei popoli arabi e ha istituito la prima università laica a Napoli. È un concittadino illustre che ha inaugurato la via dell’integrazione. Un augurio di buon lavoro a Laura, perché porti avanti la buona politica che serve a questo paese”.

Altro protagonista della serata e della storia è un giornalista, marchigiano anche lui, che allora lavorava alla redazione del programma di Rai tre “chi l’ha visto”: Matteo Berdini. Matteo racconta l’inizio di questa storia nel 2008: “Ero un redattore semplice, selezionavo i casi che venivano segnalati. Tra questi, ne arriva uno di due ricercatrici inglesi, portavoce dell’associazione umanitaria HCR, di cui la Boldrini era l’allora presidente. Durante una visita in Somalia avevano incontrato un uomo del posto, che aveva raccontato la sua storia dal 1994. All’epoca era l’inizio del disastro umanitario, stava scappando con la moglie e le figlie, ma una di loro era malata e senza cure sarebbe morta. Chiede aiuto e porta la figlia in un campo di italiano. Il campo però viene smantellato quando la guerra infuria e quando l’uomo torna a riprendere la figlia e non trova più nessuno. Sconsolato fa passare del tempo, pensando di averla perduta. La storia è incredibile e anche disperata, ma decisi di andare in Africa. Prima di partire chiesi l’autorizzazione all’Associazione di cui Laura Boldrini era presidente. Questo fu il primo incontro e l’inizio di una storia straordinaria”.

Ora arriva il turno di Laura Bodrini, che prosegue a raccontare la storia: “Dopo essere stata contattata da Matteo, dovetti verificare con l’associazione se quell’uomo esistesse e fosse credibile. Dopo aver scritto alla delegazione presente in Kenya, ottenni subito la risposta: quell’uomo c’era e la storia coincideva esattamente con quella raccontata dalla due ricercatrici”.

A quel punto Berdini partì e incontrò, in mezzo a 180mila persone, quest’uomo e una delle figlie. Una frase rimarrà sempre impressa nella sua memoria: “Non c’è stato un giorno della mia vita in cui non abbia pensato a mia figlia”. Il servizio per la trasmissione Chi l’ha visto venne quindi fatto.

Ma cosa era successo a quella bambina lasciata sul campo? Quella volta, le forze multinazionali dovettero allontanarsi, e un maresciallo del campo fu delegato a lasciare la bambina a Mogadiscio, in un orfanotrofio. Ma lui non la lasciò sola: il maresciallo Torregrossa cercò una via di uscita per salvare Murayo, che doveva continuare le cure in Italia, così salparono tutti con la San Marco.Il suo senso di umanità aveva salvato quella bambina.

Presente all’incontro è proprio Murayo, che racconta la sua incredibile storia, a partire dalla messa in onda della trasmissione Chi l’ha visto: “Quella sera ero a casa, chiamò mio zio Rosario e disse di girare canale. A quel punto chiamai la redazione per dire che ero io quella bambina. Mio padre non mia aveva abbandonata, bensì mi aveva perduta e mi stava ancora cercando”.

La Boldrini, che era ospite della trasmissione credette quasi che fosse uno scherzo: erano tutti consapevoli che sarebbe stato un tentativo disperato. “Con accento siciliano disse ‘sono io quella bambina’, ci sembrava uno scherzo, nessuno era preparato a trovarla. Rabbia speranza e dolore si sono mescolati: senso di tradimento provato quando ha perso il padre. Al campo militare stava bene, ma aveva vissuto tutto come un abbandono da parte del padre”.

Matteo aggiunge: “Murayo era una tosta, anche se aveva a quel tempo 8/9 anni; sul campo prendeva latte e biscotti, teneva una scorta e li vendeva. Lo faceva per portare un po’ di denaro alla famiglia. Era diventata la mascotte del campo”.

Dopo che la famiglia si era ritrovata, era la volta di organizzare l'incontro ed è iniziato il percorso di elaborazione, durato due anni. Quando finalmente i biglietti erano pronti per portare Murayo in Kenya a ritrovare la sua famiglia di origine, Laura Boldrini rimase male quando il padre, il maresciallo Torregrossa, negò il viaggio alla figlia. Per un anno non si sentono più.

Nel frattempo Laura visse un periodo difficile, il 2011: nel libro si parla di vuoti, di rimpianti… anche lei inizia un cammino interiore di dolore e lo racconta nel libro. “La storia di Murayo mi ha aperto un mondo, è stata l’occasione per capire l’importanza di avere una famiglia con sè. E pensare che a 18 anni ero andata via di casa, lasciando Jesi e la mia terra, per rincorrere la mia libertà e quel senso di autonomia dalla famiglia di origine..poi l’ho persa e allora ho capito molte cose. Volevo prendere una strada mia senza avere interferenze, ma quando mi sono imbattuta in questa storia ho capito molte cose, l’importanza di dare spazio all’affettività che prima non avevo..ho rivisto anche il mio rapporto con mio padre, con la paternità. La storia di Murayo fa proprio questo, valorizza la paternità, in questo caso duplice”.

Poi, un giorno, il messaggio di Murayo a Laura, dopo quell’anno di silenzio: “Non posso far finta di nulla adesso, solo lei mi può aiutare”. Così a maggio del 2012 Murayo e Laura finalmente partirono alla volta di Nairobi. Murayo baciò la sua terra, appena scesa dall’aereo. “L’ansia era tanta”, svela Murayo. È la Boldrini stessa ad improvvisarsi cameraman e a girare un video del viaggio e dell’incontro, un regalo di Laura per Murayo. Le sensazioni di Murayo che ritrova la sua famiglia, dopo quel senso di abbandono provato tanti anni prima, “benissimo e malissimo allo stesso tempo, ma quando ci siamo incontrati ci siamo stretti in un abbraccio ed è stato come se non ci fossimo mai separati”.

A chiusura dell’incontro Laura Boldrini ci tiene a salutare i suoi concittadini con queste parole: “I politici devono essere autentici, veri e sobri. Queste caratteristiche le ho imparate qui, in questa città. In questo ruolo ho capito che se c’è un problema, c’è sempre la soluzione. Qualcuno si aspetta che la presidente sia distaccata e gestisca solo l’aula. Ma forse occorre cambiare anche il modo di ricoprire i ruoli istituzionali perché la gente deve riacquistare fiducia. Ho ricevuto 53mila email e se rispondi si meravigliano, perché sono abituati a non essere ascoltati. Andare tra la gente è l’unico modo per recepire i loro problemi. La vera rivoluzione è l’attenzione data alle persone”.


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it











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