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Cura Stamina: lettera di 30 scienziati, 'Anche a Jesi c'è chi dice no'

cellule staminali 10' di lettura 06/12/2013 - La redazione riceve e pubblica una lettera pervenuta, firmata da 30 scienziati che pongono a confronto il metodo stamina ed il metodo scientifico, in vista del prossimo convegno.



"Caro Jesino, siamo un gruppo di medici, matematici, fisici, biologi, farmacisti, chimici, ingegneri.. giovani e non, già laureati o quasi a traguardo, con storie diverse alle spalle e davanti, ma due cose certamente in comune.

Innanzitutto, veniamo da Jesi. È qui che ci siamo formati, nelle nostre famiglie prima e nelle nostre scuole poi. Da qui ci siamo sparpagliati oggi un po' in tutto il mondo, dove ogni giorno mettiamo a frutto tutto quello che abbiamo imparato. Oltre a questa comune provenienza geografica, ad unirci nella distanza è la nostra passione per la Scienza, che è metodo e sostanza di ogni nostro giorno, direzione di ogni nostro passo.

Oggi scriviamo questa lettera perché ci sembra assurdo che un evento come questo passi nel silenzio più totale. Ci riferiamo all’incontro di sabato 7 dicembre, presso l’Hotel Federico II, che vede invitato il dott. Vannoni, celebre (televisivamente parlando) “inventore” del cosiddetto “metodo Stamina”.

Ci sarebbe molto da dire sulla “salute” di un paese in cui il dibattito scientifico è alimentato da una trasmissione satirica (“Le Iene”), e in cui il parlamento decide di stanziare 3 milioni di euro per la sperimentazione di un metodo di cura di fatto inesistente proposto da un laureato in lettere e filosofia. Purtroppo non c’è tempo e spazio per farlo qui.

Quello che oggi conta, a nostro parere, è dire alla cittadinanza una parola semplice e chiara: “anche a Jesi, c’è chi dice no.”. O meglio, anche a Jesi c’è chi dice sì. Sì alla Scienza, a quella vera. Sì a quel metodo scientifico, immenso dono di una delle menti più brillanti che la nostra storia ricordi, Galileo Galilei, che ha permesso al genere umano di arrivare dov’è oggi, nel bene e nel male. Sì a quel metodo scientifico con il quale ognuno di noi ogni giorno sa di dover “combattere”, con le sue gioie vere e le sue delusioni inappellabili. Sì a quel metodo scientifico che ci si consegna come strumento di potenza incredibile: la verità smette di essere qualcosa di preesistente ed immutabile, e diventa sottoposta a continua verifica. Ed è proprio questo “dinamismo” del concetto di verità, il suo essere sempre sottoposta a verifica, che contribuisce a renderla stabile ed affidabile. Se una mattina mi alzassi e dicessi che il neutrino può correre a velocità maggiori di quella della luce, avrei senza dubbio diritto di farlo. Tuttavia, dovrei controllare cento, mille volte i miei dati e miei argomenti, perché la relatività ristretta (la teoria ideata da Einstein che stabilisce che nessuna particella può muoversi più veloce della luce) nel suo secolo di vita è stata sottoposta a milioni, miliardi di verifiche sperimentali valide ed indipendenti.

Ecco allora il punto centrale: affinché questo lavoro di verifica continua della verità (il così detto “esperimento”) sia valido e sicuro, deve essere eseguito in maniera valida e sicura. Ed è qui che giace il grande insegnamento di Galilei: la riproducibilità. Riproducibilità significa semplicemente che il mio esperimento deve essere eseguito (e comunicato) in modo tale che il giorno dopo qualcun altro, chiunque altro, in qualunque altra parte del mondo possa essere in grado di eseguirlo a sua volta, ottenendo gli stessi risultati.
Se ad esempio volessi misurare la temperatura del mio iPhone in questo istante, potrei farlo senza troppi problemi. Tuttavia, prima di comunicare al mondo il mio risultato, dovrei spiegare da quanto tempo lo avevo acceso, quali applicazioni stessi usando, con quale termometro l’ho misurato... Solo così un eventuale ragazzo giapponese sarebbe in grado di effettuare la stessa misura, nelle stesse condizioni, e dire “si, hai ragione!”.

Ecco, questo fondamentale concetto di riproducibilità è alla base di ogni esperimento scientifico, dalla misura dell’altezza di una finestra alla misura della massa di un elettrone. In ambito medico, e in particolare per quello che riguarda la sperimentazione di nuove terapie, secoli di Scienza hanno portato allo sviluppo di particolari (e complessi) processi articolati in fasi: prima la fase preclinica, in cui la molecola è studiata in laboratorio per capirne il funzionamento, poi la fase clinica, a sua volta divisa in 4 fasi.
La fase 1, per valutare la sicurezza (non nocività) del principio attivo; la fase 2, per testarne l’efficacia in confronto ad altri farmaci e al cosiddetto placebo; la fase 3, in cui la molecola è somministrata ad un campione maggiore di pazienti in diversi ospedali nel mondo; la fase 4 con gli studi condotti dopo la commercializzazione del farmaco.

Tutto questo viene controllato da apposite Authority, messo a disposizione in database pubblici e reso noto tramite i canali propri della comunicazione scientifica (riviste di settore, non trasmissioni televisive, sic!). Sono percorsi lunghi, spesso affogati in lenta burocrazia e in lavoro noioso, ma che sono garanzia che quello che arriva in farmacia e al malato sia qualcosa di veramente efficace e sicuro.

Ebbene, a tutto questo il cosiddetto “metodo Stamina” non si è sottoposto. Di più, nessuno è ancora stato in grado di capire in cosa consista questo metodo. Con la scusa del riparo dalle “lobbies farmaceutiche”, ancora il dott. Vannoni non ha presentato come spiegazione che qualche pagina goffamente copia/incollata qua e la dal web. Il perché di questa reticenza ai canali “tradizionali” di validazione di trattamenti resta un grande mistero. Davvero quelli di Stamina credono di essere in tutto il mondo gli unici al di sopra di queste regole?

Sul poco materiale presente si sono peraltro pronunciate le più importanti autorità scientifiche del mondo, a partire dalla rivista Nature (la più prestigiosa fra le riviste scientifiche a livello mondiale), che ha dedicato un suo editoriale alla vicenda.

Noi non siamo “contro Stamina”. Vogliamo solo che “Stamina”, proprio come ogni altro trattamento sperimentale, si sottoponga alle dovute fasi di sperimentazione, con gli adeguati standard europei, seguendo le norme del GMP, le evidenze e l'imparzialità della scienza, senza facili (e pericolose) scorciatoie costruite sull’emotività e sulla pelle dei malati.! ! Se questo trattamento si sottoponesse con successo a questo iter, non potremmo che esultare noi per primi per un altro successo della ricerca e dell’intelletto umano.

Oggi però Vannoni e Stamina Foundation stanno proponendo a centinaia/migliaia di persone realmente malate una cura che ad oggi semplicemente non esiste. E non bisogna cadere nella tentazione del “se non c’è alternativa, perché togliere anche la speranza?”

Purtroppo, non è così che stanno le cose. La Scienza ha un potere di discernimento cosi grande da lasciarci a volte davanti a crude verità: per quel genere di malattie oggi non abbiamo cure. Non solo. In un paese (come l’Italia) in cui la sanità è pubblica, la mia salute è automaticamente “affare” anche del mio vicino. Investire soldi (per non parlare del “tempo parlamentare”, che non è, a quanto sembra, esattamente “economico”!) nella sperimentazione di un metodo che non esiste è un immenso spreco di denaro pubblico. Basti pensare che con i 3 milioni stanziati per Stamina, si sarebbero potute finanziare circa 100 borse di dottorato per giovani ricercatori, per un totale di 300 anni di ricerca in medicina, fisica, matematica e quant’altro.! ! Resta poi un aspetto, probabilmente marginale in concreto, ma che è importante per chi di Scienza vive ogni giorno.

Ed è la mancanza di stima e rispetto mostrata verso tutti quelli che con serietà ed impegno ogni giorno lavorano sulle cellule staminali e sulla ricerca in generale, senza vendere false speranze o ricevere il riconoscimento che invece meriterebbero. È la violenza fatta al metodo scientifico, l’averlo trattato come uno dei tanti valori da stiracchiare oggi a proprio piacimento e interesse. Quello stesso metodo scientifico che ci ha permesso di andare sulla luna, di vedere la tv la sera, di curare tumori bombardandoli di protoni, di video-chiamare un parente dall’altra parte del mondo seduti sul divano, di impedire che l’HIV si trasmetta dalla madre al feto.. che ha reso questo mondo un posto migliore in cui vivere.

Lettera firmata da:

Michela Abbatelli - dottoressa in Alimentazione e Nutrizione Umana, Università degli studi di Milano
Giulia Bianchi - studentessa al 4° anno in Medicina, Università Politecnica delle Marche
Federico Bordoni - dottore in Medicina e Chirurgia, Università Politecnica delle Marche
Roberto Bramati - studente al 2° anno di laurea Magistrale in Matematica, Università Sapienza Roma
Maria Eugenia Butini - studentessa al 4° anno di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, Università degli Studi di Camerino
Giovanni Calogerà - dottore in Medicina e Chirurgia, Università Politecnica delle Marche
Lorenzo Catani - dottore in Fisica, specializzando in Fisica teorica, Università di Bologna
Gianluca Ciattaglia - dottore in Ingegneria Elettronica, Università Politecnica delle Marche
Giulia Ciccarelli - studentessa al 6° anno in Medicina e Chirurgia, Università Politecnica delle Marche
Francesco Collamati - dottore in Fisica, 3° anno di dottorato di ricerca, Università Sapienza Roma
Cecilia Cuicchi - dottoressa in Ingegneria Biomedica, Università Politecnica delle Marche
Marco Filipponi - Laureando in Ingegneria Elettronica - Università Politecnica delle Marche
Emanuele Frattesi - dottore in Ingegneria Chimica, Università degli Studi di Bologna
Roberta Gagliardini - dottoressa in Medicina e Chirurgia, Specializzanda in Malattie Infettive, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
Luca Gramaccioni - dottore in Chimica, Università di Camerino, Responsabile Laboratorio Controllo Qualità Prodotti Farmaceutici
Massimo Massaccesi - dottore di Ricerca in Scienze chimiche, Responsabile Ricerca e Sviluppo nel settore della diagnostica in vitro
Gabriele Mazzuferi - studente al 1° anno di Laurea Magistrale in Biodiversità ed Evoluzione, Università degli Studi di Bologna
Giulia Medici - studentessa al 4° anno in Medicina e Chirurgia, Università Politecnica delle Marche
Michele Pigliapochi - studente al 2° anno di Laurea Magistrale in Matematica e Applicazioni, Università di Camerino
Andrea Plutino - studente al 6° anno in Medicina e Chirurgia, Università Politecnica delle Marche
Simone Pompili - studente al 5° anno di Medicina e Chirurgia, Università Politecnica delle Marche
Federica Ristè - studentessa al 5° anno di Medicina e Chirurgia, Università Politecnica delle Marche
Claudia Santinelli - dottoressa in Scienze Biologiche, dottoranda in Chimica Farmaceutica, Università di Camerino
Gabriele Santini - dottore in Biologia Molecolare, dottorando in Medicina e Chirurgia, Università Politecnica delle Marche
Agnese Santoni - Laureanda in Chimica e Tecnologia - Farmaceutiche Università di Camerino
Serena Schiaffi - laureanda in Astronomia , Università degli Studi di Bologna
Carlo Romano Settanni - dottore in Medicina e Chirurgia, Università Politecnica delle Marche
Chiara Taccaliti - studentessa al 5° anno in Medicina e Chirurgia, Università Politecnica delle Marche
Francesco Torelli - studente di Odontoiatria e Protesi Dentaria, Università Politecnica delle Marche
Martina Zitti - dottoressa in Farmacia, Università di Camerino






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-12-2013 alle 19:28 sul giornale del 07 dicembre 2013 - 5569 letture

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