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Elezioni europee, Punzo: 'Una tornata elettorale molto interessante..'

Alfredo Punzo 10' di lettura 31/05/2014 - È andata proprio bene. Scampato pericolo. Per tutti! Non me ne vogliano, grillini compresi.

Mi riferisco, ovviamente, al risultato della recente tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo; un risultato arrivato dopo una campagna che – per la verità – di “europeo” ha avuto ben poco, essendo stata piuttosto interpretata dai principali attori politici come una prova generale delle elezioni politiche nazionali.

Non temete: non voglio farvi perdere tempo scimmiottando i tanti (troppi) commentatori e tuttologi locali e nazionali che hanno già abbondantemente constatato, spiegato e sentenziato su quanto accaduto, senza risparmiarsi – che brutto vizio ... – nel dispensare incenso ai vincitori e dileggio agli sconfitti! Ai quali, per questo, va tutta la mia più sincera ed umana solidarietà. Veramente. Il fatto è che sento discorrere molto poco di alcuni aspetti connessi a questa vicenda che a me, personalmente, mi sembrano invece centrali e perciò mi interessano moltissimo. E che mi auguro possano interessare anche voi.

Questa tornata elettorale ha dimostrato, ancora una, che noi italiani siamo un popolo di “moderati”; fin nel midollo; e lo dico nel senso più positivo del termine, senza voler evocare in alcun modo la “democristianità” deteriore cui un’osservazione del genere potrebbe facilmente indurre a pensare.
Quello che voglio dire è che la radicalizzazione dello scontro è una cosa che appassiona gran parte degli italiani, un po’ come il più stupido dei tifi da stadio, finché la riteniamo inoffensiva; ma che ci spaventa a morte quanto il gioco si fa duro ed i sempre possibili esiti drammatici diventano appena un po’ probabili.

Siamo gente noi italiani, che ama invece la mediazione; e che è poco propensa ad abbandonarsi fino alle estreme conseguenze a sentimenti come l’insofferenza e l’ansia di vendetta. Perché il sentimento che guida la maggioranza di noi nei contrasti, privati o sociali che siano, è la voglia di superarli e, certamente, non mediante l’eliminazione dell’avversario, fisica o figurata che sia.

Beninteso, ciò non cancella la nostra radicata indisciplina “civile”; anzi rafforza il fatto che ci piace moltissimo farci gli affaracci nostri, quelli in nome dei quali siamo disposti a molti compromessi, a molte complici “cecità” ed a molti scambi inconfessabili, che amiamo quasi quanto la vita stessa: e non per niente siamo un popolo di furbi. Ma quando le vacche diventano così magre da prefigurare uno scontro sociale duro e rischioso, tendiamo a rinsavire, a ricordarci che la “democrazia” diffusa di cui godiamo è un bene assoluto, da difendere ad ogni costo ed a prescindere, e ci comportiamo di conseguenza – ben lieti di turarci il naso andando a votare in coerenza con questo sano “istinto di conservazione”.

I 41 e passa punti percentuali che ha preso il PD (che ho votato anch’io, turandomi ben bene il naso di fronte al triste PD jesino) vengono specialmente da qui. Ed in alcune realtà come Jesi la cosa è stata ancora più eclatante, dove il PD ha preso praticamente - in termini percentuali - una cosa come il doppio dei consensi di due anni fa alle comunali! E ciò nonostante l’astensione sia stata più “importante” di allora.

Ovviamente, le presunte nefandezze di Bacci, quelle che predicano e vedono solo i consiglieri del PD, non c’entrano proprio niente! Per farla molto semplice, c’entra invece moltissimo il fatto che le persone abbiano semplicemente avuto “paura”. E non del cambiamento che pur proponeva Grillo (tra l’altro un cambiamento rabbioso, incoerente, confuso e molto contraddittorio nei contenuti, insomma, un cambiamento senza Visione e perciò non credibile ...): hanno avuto paura dalla deriva violenta e massimalista che Grillo & C. hanno espresso in questa come in ogni altra circostanza; una deriva che sono stati indotti a ritenere vincente alle urne, devo dire molto ingenuamente da parte di Grillo ma in maniera geniale da parte di Renzi! Insomma, la gente ha avuto paura della promessa dei “processi” ai politici sul WEB (un anticipo di GAIA, la follia di Casaleggio ...), della violenza verbale, dell’appuntamento sotto le finestre di Napolitano per forzarlo ad interrompere la legislatura, dell’insulto ed del vilipendio “sistematici” dell’avversario (... di qualsiasi avversario, anche dei dissidenti interni), dell’inconcludenza del “governeremo quando saremo 51%”, inconcludenza che han mantenuto ferma a Roma come a Jesi (le varie dirette streaming con Bersani, Letta e Renzi come pure la determinazione a non aggregarsi a Bacci candidato-sindaco per il ballottaggio jesino han lasciato il segno!)

E perciò, la risposta dell’elettorato non poteva che consistere in una poderosa “diga”, assolutamente trasversale, a favore dell’unico attore (si badi bene, non tutto il PD , ma Matteo Renzi mediante i candidati che ha voluto lui come Manuela Bora nella nostra provincia, che ha preso più voti di tutti) che ha intuito per tempo la cosa, cavalcando con decisione questa “paura”; tra l’altro, con grande abilità se è vero come è vero che è sua la pensata di cambiargli appena un po’ il nome a questa “paura”, facendola diventare “speranza”.
La “paura/speranza” che ha sconfitto o aiutato a sconfiggere tutti; drenando voti da tutte le parti, le parti concorrenti - M5S e popolo degli astenuti in primis! Ma ciò non toglie che i problemi restano tutti.

Anzi, se possibile proprio grazie a questa poderosa affermazione elettorale, il problema principale, il “problema primo”, quello cui sono riconducibili gran parte di tutti i problemi del PD in questo ultimo ventennio e che ha determinato il “blocco” del Paese, è arrivato al pettine, nel senso che ORA può e deve essere risolto.
Infatti, come Renzi ha chiaramente dichiarato a risultato elettorale acquisito, si tratta finalmente di iniziare la “rottamazione”, quella vera, quella profonda, quella capillare che deve interessare i vari PD locali disseminati nei comuni più remoti di questo Paese; dove deve avvenire il cambiamento più importante, quello culturale nella Politica.
Quelle sedi locali che sono i luoghi dove è stata organizzata la linea gotica della “resistenza” al cambiamento; da parte di chi, arroccandosi come si fa a scacchi, aspetta in quelle torri fortificate, dove a nessuno viene permesso di entrare, che “passi la nottata”; e la “nottata”, manco a dirlo, è proprio il leader, Matteo Renzi, che questi soggetti continuano a percepire come il fumo negli occhi, perché “in fumo” minaccia di mandare anni di investimenti in “appartenenza”.

Cosa pensate significhi nelle menti di questi soggetti essere Bersaniani o Cuperliani ed esser diventati tutti Renziani? Significa “appartenere” ad una cordata che dispensa “posizioni”, ecco cosa significa. Ed è proprio questa cultura politica e civile dell’”appartenenza” la prima a dover essere cancellata. Quell’appartenenza in nome della quale si è sempre – effettivamente – riscosso e in nome della quale questi aspettano ancora di riscuotere ... ovviamente, appena la nottata sarà passata!

E, perciò, aspettano, “sperano” appunto che la nottata passi; e, quindi, stanno buoni buoni, immoti, passivi ed in silenzio per non farsi notare, che arrivi la restaurazione piuttosto che cedere il passo. Continuando a bloccare le mille piccole realtà in cui si trovano, impedendo che altra gente entri nel partito e restare così l’unica opzione, forti del “il PD siamo noi”.

E continuando nelle stanche litanie di sempre, bloccando di fatto il Paese che nulla è se non la summa di quelle stesse mille piccole realtà. Sono quelli, tanto per essere chiari, che abbiamo pure a casa nostra.

Quelli che non sono proprio “capaci” di cambiare; quelli che, tanto per fare un esempio, quando si tratta di strizzare l’occhio ad almeno la metà di quel 48% di jesini che evade allegramente il fisco dichiarando meno di 15.000 €/anno lordi, non esitano a farlo, ben lieti di fare la parte anacronistica dei Robin Hood. Alla faccia dell’altra metà di quel 48% che “veramente” si danna per arrivare a fine mese (quando ce l’ha un fine mese)!

Senza capire, nemmeno per sbaglio, che se non si fa una politica fiscale di estremo rigore morale (ad esempio, io sono per la “delazione con ricompensa” per chi elude o evade), le risorse per dare una mano a quella metà del 48% di jesini che veramente non ce la fa non ci saranno mai ...

E che non si rendono nemmeno conto che credere alla favola che metà degli jesini campa con 900 €/mese netti è come ... accettare che Ruby sia veramente la nipote di Mubarak!

E che, SOPRATTUTTO, non capiscono che ... non è più cosa!

Ma, mi chiedo e vi chiedo, com’è messa questa gente qui con la NECESSITA’ e l’URGENZA di cambiarlo questo Paese? Come sono messi questi tristi soggetti con la determinazione del loro leader? Senza questa gente, ve ne rendete ben conto, il Grillismo non sarebbe mai nemmeno nato! Altro che il 25 o il 21%!
Senza questa gente non staremmo a parlare di occasioni mancate, di mala-politica, di spesa pubblica impazzita, di vuoto di rappresentanza, di identità irriconoscibile, di Paese allo sfascio...
Chissà, senza questa gente, non staremmo a parlare più nemmeno di ... Berlusconi, e da un bel pezzo! O pensate veramente che il ventennio di Silvio sia stato possibile solo grazie alle indubbie capacità dell’ormai ex cavaliere?!?

Renzi, da persona avveduta qual'è, sa pure benissimo che questa crisi civile, sociale ed economica (prima che politica) che attanaglia il Paese ha già prodotto - accelerando un processo che nel nostro Paese era particolarmente lento - un primo cambiamento, ormai sotto gli occhi di tutti, e che riguarda i meccanismi del consenso. E che consiste nel fatto che la quantità di cittadini disposti ad “appartenere”, accettando con ciò di barattare i “diritti” con i “privilegi”, si è irrimediabilmente (e per fortuna ...) contratta, connotando il consenso di una liquidità e di un pragmatismo post-ideologico prima sconosciuti nel nostro Paese, con il quale o si impara rapidamente a confrontarsi o si va politicamente a sbattere.

E Renzi è uno che “a sbattere” per una cosa del genere non ci pensa nemmeno! Ed è la ragione, secondo me, per la quale ha sentito la necessità di “riparlare” (accelerandola) di un nuovo inizio per la rottamazione. E si tratta della rottamazione più importante: quella che deve avvenire nei livelli locali del partito.

Personalmente non è da oggi (e l’ho spiegato ed auspicato più volte su queste pagine) che penso a questo tipo di evoluzione politica nel nostro Paese: e dal momento che - nonostante la mia cultura civile e politica profondamente progressista - non posso essere un iscritto al PD (lo vorrei, ma a Jesi non mi ci vogliono in nessun modo ...), non ho la minima possibilità di contribuire.

Mi resta, pertanto, solo il dubbio di sapere se Renzi e quelli che remano con lui gliela faranno o no a cambiare il PD ed il Paese. Una domanda esiziale, veramente interessante, cui non posso permettermi di rispondere molto di più di quanto il compianto Riccardo Pazzaglia si rispondeva in “Quelli della notte” quando sciorinava (facendoci piegare dalle risate) i suoi dubbi esistenziali: “Ah saperlo ... saperlo!” Ma non ci vorrà molto tempo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-05-2014 alle 11:33 sul giornale del 03 giugno 2014 - 1306 letture

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