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comunicato stampa

Lettera di un cittadino che ricorda il 19 luglio: 'Falcone e Borsellino: un’eredità difficile'

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da Lettera firmata


Un cittadino chiaravallese ricorda la triste ricorrenza del 19 luglio di 22 anni fa, quando nell'attentato di via D'Amelio a Palermo persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.


Vent’anni sono passati dalla morte dei giudici Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – 23 maggio 1992) e Paolo Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – 19 luglio 1992), due giudici che hanno amato follemente e pazzamente la loro cara Italia, talmente follemente e pazzamente, da lasciarci le penne, e con la loro morte sono diventati dei martiri, cioè testimoni che hanno vissuto in prima persona i fatti mafiosi che accadevano attorno a loro, e di conseguenza, sono diventati immortali.

Esistono ancora oggi nell’immaginario collettivo, e continueranno per l’eternità a essere parte viva e palpitante del futuro del paese; poiché rappresentano gli ultimi uomini credibili e degni di fiducia che il popolo italiano abbia conosciuto dal dopoguerra fino ad oggi. Questa non è retorica, perché la retorica piuttosto, lasciamola a chi nelle istituzioni da vent’anni non li ha mai amati, o peggio ancora li ha emarginati, isolati e delegittimati.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci trasmettono l’emozione della speranza e il coraggio di credere che si possa e si debba uscire dalle sabbie mobili della corruzione mafiosa e della schiavitù. Le loro vite sono state prese come modello di vita da tutti quelli che li amano, e che sono cresciuti con i loro principi etici, civili, sociali, e umani. Questi due grandi personaggi ci hanno lasciato in eredità anche il senso del dovere, che deve avere come scopo, la formazione di cittadini non sudditi, ma, con diritti.

Dal silenzio complice di un tempo si è cibato il risveglio civile, non solo in Sicilia ma sull’intera Italia. Oggi tutti noi che abbiamo seguito e continuiamo a seguire il loro insegnamento, dovremmo porci questa domanda: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come vedrebbero l’Italia dopo gli anni delle stragi, a vent’anni dal loro estremo martirio? I due timonieri della legalità si troverebbero davanti a un paese che si è diviso in due: da una parte lo stato gestito e comandato a piacimento dalla classe politica e dall’altro, in posizione stranamente parallela, la cittadinanza, quasi come se stato e cittadini non facessero più parte del medesimo corpo. Come si pronuncerebbero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nei confronti di persone che sono condannate in primo e secondo grado, ma, nonostante questo siedono nel parlamento? Come si pronuncerebbero nei confronti di colleghi che da decenni sono sotto protezione e ricevono incessanti minacce perché investigano sull’accordo stato – mafia?

Tutto cambia, nulla cambia? E' finito il tempo di delegare gli altri, è ora che il popolo e i giovani ci mettano la faccia, e se è necessario anche avere il coraggio di diventare martiri al pari dei due magistrati. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono uomini che non muoiono mai. Impariamo a essere cittadini consapevoli, responsabili, e liberi; e diamo una mano ai giovani a costruire una nuova cultura della legalità che si scagli contro la mafia e le mafie, e che difenda i principi fondamentali e inviolabili degli uomini.

La mafia, ma, che cos’è la mafia? Per citare il grande giornalista e poeta siciliano Giuseppe Impastato (Cinisi, 5 gennaio 1948 – 9 maggio 1978), la “mafia è una montagna di merda”, e a questa montagna di merda dobbiamo ribellarci attraverso la parola, denunciando pubblicamente e alla luce del sole gli uomini d’onore. Non solo con la parola ma un altro modo per combattere la mafia e le mafie è quello di stare sempre dalla parte della giustizia. Anche i giovani devono capire che cosa è la mafia e per farglielo capire usiamo mezzi nuovi come il cinema, la letteratura, e i social network.

Io vi accuso! voi non siete niente, e come tutte le cose avrete una fine! Che vengano pure gli uomini d’onore dopo aver letto queste mie parole di denuncia e in onore a due grandi magistrati che hanno dato la vita trasformandosi in martiri nella lotta alla mafia! Io vi accuso! Voi non siete niente, e come tutte le cose avrete una fine! Io non scappo e non mi nascondo. Io vi accuso! Voi non siete niente, e come tutte le cose avrete una fine! Se sarà necessario diventare martire….allora che succeda e così sia! Non ho paura di guardare in faccia la morte, anzi la voglio guardare in faccia! Io vi accuso! Voi non siete niente, e come tutte le cose avrete una fine! Non sarà la prima e ultima volta che alzerò la voce contro la mafia e le mafie!
Facciamo in modo che il sacrificio di giovanni falcone e paolo borsellino non sia stato vano.

Firmato Stefano Bardi, cittadino di Chiaravalle



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-07-2014 alle 19:27 sul giornale del 19 luglio 2014 - 1696 letture