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70 anni dalla liberazione marchigiana visti da un cittadino: 'Non solo storia'

5' di lettura 31/07/2014 - 70 anni sono passati dalla Liberazione delle Marche, e nel mese di luglio ogni paese marchigiano in date diverse ha festeggiato la sua Liberazione, come per esempio Chiaravalle ha festeggiato la sua Liberazione il 19 luglio 2014.


Non è della Lotta di Liberazione o della Resistenza storica nazionale, regionale, e locale che voglio parlare, ma, bensì di un fattore che ha dato una mano al compimento dell’obiettivo della lotta partigiana, un fattore che ancora oggi ci accompagna, soprattutto nel mondo giovanile, e che può essere considerato l’”erede vivente” della lotta di Liberazione o lotta partigiana.

Allora chi è questo erede? Non è una persona, ma è qualcosa di astratto e allo stesso tempo materiale, ed è la musica ribelle (per citare una famosa canzone di Eugenio Minardi), cioè quella musica che da Bella Ciao è arrivata fino agli anni ’70 attraverso le canzoni dei cantautori, delle rock star, e attraverso i canti dei giovani che scendono in piazza durante le manifestazioni. Queste mie parole non possono essere una storia, perché sarebbe troppo lunga, ma solo il mio personale omaggio ai 70 anni della Liberazione delle Marche, perché anche nelle Marche la musica ribelle ha avuto e ha un suo vitale ruolo nella formazione delle nuove leve giovanili.

“Fischia il vento”, “I ribelli della montagna”, e “Bella ciao (partigiana)” sono i capisaldi della musica della Liberazione partigiana e dei tanti giovani partigiani marchigiani. Canzoni talmente popolari che fu fatta una versione mondina di “Bella ciao”. Nelle prime due canzoni vengono trattati temi come la difesa della Terra e della Patria dall’infezione nazifascista, e assistiamo a una umanizzazione degli elementi naturali i quali simboleggiano gli scopi della Lotta partigiana. Montagna che simboleggia il cammino compiuto dagli studenti e dagli operai i quali abbandonarono volontariamente le città per andare a combattere con gli alleati sulle montagne. Codesti due canti valorizzano e contemplano i principali valori della Lotta partigiana, cioè l’umiltà e il dolore, non solo visti come motivi essenziali della Lotta partigiana, ma concepiti anche come principi carichi di dignità.

Che dire di “Bella ciao”? Libertà, libertà, libertà! L’eredità di queste tre canzoni, anzi di queste tre poesie in musica è stata recepita dagli anni che vanno dal ’68 ai ’70. Anni in cui i milioni di giovani marchigiani che scendevano in piazza nei cortei a Roma o anche all’interno della Regione Marche, cantavano attraverso i canti dei folk singer e dei nostri cantautori (e anche delle rock star), le falsità della borghesia, e i loro principali bersagli erano le autorità Politiche, Istituzionali, la Famiglia, la Scuola, la Chiesa, ecc. In particolar i tanti giovani marchigiani, attaccavano la Famiglia vista come qualcosa di gerarchico – dittatoriale e opponevano a questa visione, la voglia di andare a vivere on the road e la liberazione sessuale, anche fra individui dello stesso sesso.

Non meno delicatamente toccò alla Chiesa vista come un luogo colmo di falsità e ineguaglianze; ed è proprio all’interno del giovanile Movimento Cattolico che la protesta nacque attraverso la formazione del gruppo musicale Ora Sesta, il quale attraverso la musica di chiesa dalle melodie rock, creò una spaccatura ancora oggi non ricucita all’interno del canonico spazio liturgico.

Allo stesso tempo vicino ai temi della lotta al Fascismo, nascono (sempre grazie alla musica ribelle) nei cuori e negli animi dei giovani marchigiani e in generale, temi come l’antirazzismo, la fratellanza, la vicinanza agli emarginati, cioè agli “abbandonati da Dio”, l’antimilitarismo, ecc.

Proprio come il film “Amarcord” di Federico Fellini, dove il regista sbeffeggia l’Istruzione Scolastica Fascista, anche il ’78 ha prodotto uno strumento di critica scolastica vista dai sessantottini come qualcosa di insignificante e non utilizzabile e applicabile alle trasformazioni che stavano succedendo; e questo, anzi questi strumenti di critica sono le “radio libere”.

Non solo la lotta di Liberazione o lotta partigiana ha avuto la sua musica, perché a onore del vero, e per pura divulgazione storica anche il Fascismo ha avuto la sua musica con temi riguardanti la casa, i calori familiari, ma soprattutto, temi come la Patria, la Nazione, il Sangue, e la Violenza. Temi che si possono riscontrare in canzoni come “Tapum”, “La leggenda del Piave”, e “All’armi, all’armi siam fascisti”. Per fortuna queste canzoni sono finite con la morte di Benito Mussolini e con la caduta del Regime Fascista.

Dedico queste mie parole a tutti coloro che hanno perso la vita per salvarci dall’infezione nazifascista, loro che adesso da semplici uomini sono diventati eroi, e i cui nomi sono iscritti sui Monumenti ai Caduti, come per esempio i componenti del CLN chiaravallese, che sono le stelle più preziose di Chiaravalle.

Una dedica particolare va alle nuove generazioni che ancora combattono i fascismi odierni, e lo fanno anche attraverso la Musica Ribelle, che è un segno, un codice, un linguaggio della nostra identità e allo stesso tempo può considerarsi come uno strumento per analizzare e cercare di risolvere i problemi di tutti i giorni. W la resistenza, w la libertà, w la musicaribelle!


da Stefano Bardi
cittadino chiaravallese





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-07-2014 alle 19:37 sul giornale del 01 agosto 2014 - 1680 letture

In questo articolo si parla di attualità, liberazione, Stefano Bardi, lotta partigiana, musica ribelle

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