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Mons. Gerardo Rocconi: il Vangelo di domenica 4 agosto

Mons. Gerardo Rocconi, Vescovo di Jesi 5' di lettura 02/08/2014 - Dal Vangelo secondo Matteo.





In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. Parola del Signore

LA TENEREZZA DI DIO
Il messaggio che la liturgia di oggi ci dona può essere sintetizzato così: Gesù è venuto a portarci e a farci conoscere tutta la tenerezza di Dio. Una cosa che emerge dal racconto del vangelo è che tutto ciò che Gesù ha compiuto è frutto della tenerezza di Dio. Nello stesso salmo responsoriale si sottolinea ancora la passione di Dio per l’uomo e la sua tenerezza: Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore: Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Gesù, che ci porta l’amore di Dio, continuamente si esprime in gesti di tenerezza: infatti, dice il vangelo, “sentì compassione per tutta quella gente che aveva davanti”. Sì, quel giorno Gesù aveva davanti a sè una folla numerosissima e pertanto di fronte a quella gente sfinita guarisce gli ammalati e poi compie il miracolo della moltiplicazione del pane. Cosa significa tutto ciò? Anzitutto significa che Dio è sempre vicino ai suoi figli. Dio è provvidente, ha cura dei suoi figli, pensa a loro e provvede a loro. Dona ciò che è necessario. Il Signore vuol dare a tutti cibo, salute e il necessario: infatti il peccato è stato vinto e fin da oggi il Regno di Dio è presente. E anche se i problemi della vita non sono tolti, in ogni caso, quando ci rivolgiamo al Signore con fede, Lui dona sempre incoraggiamento, fiducia, forza: “Non abbiate paura, dice Gesù, io ho vinto il mondo”.

GESU’ DONA IL PANE DI VITA
Ma indubbiamente il miracolo della moltiplicazione del pane ha un significato che va oltre. La guarigione dei malati significa che Gesù porta una guarigione più profonda: la guarigione dal peccato che ci teneva lontano dall’amore di Dio, Il dono del pane significa che Gesù vuole offrirci un altro pane, il Pane di Vita. In altre parole Gesù vuole donarci se stesso come vero cibo nella SS Eucaristia: l’Eucaristia che è comunione con Gesù, che è cibo che ci permette di percorrere il duro pellegrinaggio terreno per arrivare alla salvezza piena.
Dobbiamo proprio domandarci allora: E’ possibile vivere senza Gesù? E’ possibile vivere senza incontrarlo nella fede e nei sacramenti? Certo, tanta gente vive senza Gesù. Ma possiamo immaginare che manca qualcosa di essenziale per la vita. Una vita senza Cristo che vita è? Che speranza ha? Dove trova forza? Noi crediamo che una vita senza Gesù sia una vita tragica. Per questo Gesù ci cerca e ci dona la sua grazia. Ma oggi il Signore vuole indicarci una via, un mezzo, che, senza escludere la grazia, egli ci chiede di accogliere.

IL COINVOGLIEMENTO DELLA CHIESA, DEGLI APOSTOLI, NOSTRO.
Indubbiamente il miracolo del Pane lo ha fatto Gesù, i malati li ha guariti Gesù. E Gesù oggi continua ad essere il salvatore degli uomini. Continua a dare speranza e pace, continua a rendere nuova la vita dell’uomo. Ma il vangelo ci dice che prima di fare il miracolo Gesù ha voluto quei pochi pani e quei pochi pesci che qualcuno aveva, per moltiplicarli. E poi Gesù ha voluto il coinvolgimento degli apostoli nel donare il pane..
E nella sua opera, oggi, Gesù coinvolge la Chiesa e ciascuno di noi. Sì, la Chiesa di oggi e ciascuno di noi deve presentarsi come il segno della tenerezza di Dio, come lo è stato Gesù. Il mondo di oggi ha bisogno di sperimentare questa tenerezza di Dio. Ognuno di noi, nelle scelte, nelle parole, nella carità, nella solidarietà, nel prendersi a cuore le situazioni dei fratelli è chiamato ad essere un segno della tenerezza di Dio.
E’ della nostra inutilità che il Signore vuole aver bisogno per raggiungere ognuno che ha il cuore inquieto e in ricerca.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-08-2014 alle 10:33 sul giornale del 04 agosto 2014 - 3248 letture

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