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In ricordo dell'urbinate Paolo Volponi, 'Letteratura e fabbrica'

5' di lettura 23/08/2014 - La redazione riceve e pubblica uno scritto di un cittadino di Chiaravalle, per ricordare Paolo Volponi, a 20 anni dalla sua scomparsa.



Ogni giorno leggendo i quotidiani locali o ascoltando i telegiornali nazionali e locali, sentiamo notizie riguardanti la perdita del posto di lavoro e notizie riguardanti la chiusura delle fabbriche perché il proprietario non riesce più a pagare le tasse statali o perché non riesce più a elargire lo stipendio ai suoi operai, e allora è costretto a portare tutto all’estero, o a volte in casi più estremi decide di togliersi la vita.
Soprattutto questi discorsi della perdita o della mancanza di lavoro in Italia, riguardano i giovani, ma non è di questo che voglio parlare, perché questa è solo un’introduzione in riguardo ad un autore, che più di tutti ha analizzato il rapporto fra l’operaio e la fabbrica, e lo ha fatto attraverso la Letteratura Italiana; e questo scrittore è un’eccellenza tipicamente marchigiana, cioè l’urbinate Paolo Volponi.
20 anni sono passati dalla sua morte ma ancora oggi se gli operai, i giovani, e gli studenti scendono in piazza per scioperare contro la tirannia dei padroni delle fabbriche, è anche grazie a Lui. Non solo semplici romanzi, ma anche un ottimo strumento per la difesa dei nostri diritti lavorativi inviolabili e incancellabili, e allo stesso tempo se molti giovani come Me e tanti altri sono vicini e sensibili ai valori della Resistenza Partigiana, lo dobbiamo a Paolo Volponi.
Quali sono le armi che Paolo Volponi ci dice di usare contro il Fascismo (e anche contro il Neofascismo)? Semplice, la ribellione pacifica urlando ad alta voce e il dire no a tutte le violenze, a tutti i soprusi, e a tutti i fascismi. Dopo questa doverosa e necessaria introduzione passiamo ora ai suoi romanzi e alle sue poesie.

Uno scrittore che ha vissuto in prima persona l’Universo della fabbrica, e la sua esperienza è sempre presente attraverso rimandi e rimembranze nei suoi romanzi, in particolar modo l’esperienza che fece ad Ivrea nella Olivetti S.p.A. Letteratura che per Paolo Volponi è un’esigenza di vita e attraverso la quale possiamo vivere meglio i nostri giorni. Uno scrittore che si muove su due binari, che sono la modernizzazione capitalistica e la chimera del suo irrealizzabile ribaltamento.
È il 1962 quando esce il suo primo capolavoro dal titolo “Memoriale”. Un romanzo intenso e commovente che ruota intorno alle tematiche della fabbrica intesa come qualcosa di alienante, emarginante, e allo stesso tempo come qualcosa che produce affetti e calori umani, per l’operaio. La fabbrica è vista come qualcosa di “tenebroso” e “luminoso”. Già in questo primo romanzo si può intravedere la figura dell’operaio inetto.
È il 1965 quando esce il suo capolavoro dal titolo “La macchina mondiale”. È in questo romanzo che si sviluppa il tema dell’operaio come un inetto, cioè come un individuo senza rapporti sociali con gli altri uomini, e con il mondo intero, cioè per usare un termine moderno questo romanzo ci fa vedere la figura dello sfigato (sarà ripreso poi da Italo Svevo nel suo romanzo “La coscienza di Zeno”). Vicino a questo tema, c’è anche il tema del Mondo concepito come una immensa macchina generatrice di Vita e portatrice di Morte. È sempre in questo romanzo che possiamo vedere l’insegnamento lasciatoci da Paolo Volponi, perché è ne “La macchina mondiale” che sono presenti le lotte del protagonista, lotte che non vengono ascoltate e che porteranno il protagonista al suicidio. Qual è il messaggio che ha lasciato il protagonista suicidandosi? Che non muore del tutto chi ha lottato per un ideale, giacché l’ideale resta e passa a un altro individuo che continua a lottare, magari facendo anche un solo passo in più nella direzione del reale progresso dell’umanità, della vera fratellanza tra gli uomini e i popoli.

È il 1974 quando esce il suo terzo capolavoro dal titolo “Corporale”. Un romanzo totalmente pieno di contrasti come lo scontro dell’Utopia contro la Morte, del realismo contro la follia, dell’amore prezioso contro l’amore commerciale, ecc. Ma allo stesso tempo è presente il tema della purificazione carnale rappresentata dall’amarezza politica ed esistenziale. Come dicevo nell’introduzione, Paolo Volponi è stato anche un poeta, e ci ha lasciato due stupende raccolte, che sono “Le porte dell’Appennino” e “Con testo a fronte”. Nella prima raccolta la lirica è fortemente segnata dall’esigenza di far aderire l’espressione alla visione generale e “di parte” della realtà. Nella seconda raccolta, c’è il passaggio dal linguaggio della campagna al linguaggio dell’industria, applicato alla poesia.

Il 23 agosto 2014 è il 20esimo anniversario della sua morte, ma Paolo Volponi non ci ha lasciato mai, perché la sua ombra e il suo insegnamento sono sempre presenti negli operai, nei giovani, e negli studenti che scendono in piazza a manifestare pacificamente per i loro diritti riguardanti il lavoro e l’istruzione, universi che in questa crisi sono colpiti fortemente e selvaggiamente. E allora non vediamo le opere di Paolo Volponi solo come semplici romanzi, ma come manuali di formazione di una nostra Coscienza etica, sociale, lavorativa, e umana. Impariamo a essere cittadini del Mondo attraverso i suoi romanzi e le sue poesie.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-08-2014 alle 17:08 sul giornale del 25 agosto 2014 - 2804 letture

In questo articolo si parla di cultura

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