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Mons. Gerardo Rocconi: il Vangelo di domenica 12 ottobre

Vangelo 5' di lettura 12/10/2014 - Dal Vangelo secondo Matteo.






In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!” Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». Parola del Signore.

LA SALVEZZA E’ UN INVITO ALLA FESTA
In queste domeniche leggiamo il serrato confronto di Gesù a Gerusalemme con i capi del popolo, prima della sua uccisione. Gesù oggi per far capire cosa è la salvezza, racconta un’altra parabola portando l’immagine di un banchetto di nozze. Insomma si tratta di una festa. A questa festa ancora una volta quei capi e il popolo ebreo sono stati invitati per primi. Ma il loro è stato un no. Nell’insieme non hanno saputo riconoscere l’invito del Signore, hanno rifiutato lo sposo che è Gesù. Ognuno con un motivo futile. Vogliamo sottolineare che l’invito è ad una festa. Una festa grande, piena di gioia. Gesù usa l’immagine di una festa di nozze proprio per farci capire che seguire lui non è tristezza, non è mortificazione, ma è gioia.

LA FESTA E’ VIVERE NELL’AMORE DI GESU’
Uscendo dall’immagine Gesù dice chiaramente che l’invito è a rimanere nel suo amore: “Rimanete in me e io in voi. Rimanete nel mio amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,1ss). A questa festa, i primi chiamati hanno detto di no. Ma il re, che rappresenta il Signore, vuole che festa ci sia. Ed ecco che nella parabola Gesù racconta che il no dei primi invitati ha spinto il re ad invitare tutti: poveri, malati... Ed è quello che praticamente è accaduto per noi: l’occasione immediata per portare il Vangelo in tutto il mondo allora conosciuto è stata data agli apostoli dal no e dalle persecuzioni che hanno incontrato in Palestina. E oggi anche noi siamo invitati alla festa.

INVITATI ALLA FESTA, POSSIAMO RIFIUTARLA
Siamo invitati ad accogliere l’amore del Signore. Una festa che comincia con il Battesimo, e sulla terra raggiunge il suo culmine nella Santissima Eucaristia. Una festa che riguarda la vita intera, perchè ogni istante ci è dato di vivere nell’abbraccio del Signore. E’ una festa che sarà vissuta nella pienezza quando saremo per l’eternità con il Signore. Ma non possiamo esimerci da una riflessione, questa: Anche noi abbiamo la possibilità di dire no, e il no all’amore di Dio purtroppo è sempre per futili motivi. E non è difficile accorgersi.

IL PECCATO E’ DIRE NO A DIO
Gesù conclude la parabola dicendo che il re che aveva indetto la festa entra nella sala del convito e vede uno che non aveva la veste nuziale. In quelle antiche feste c’era la tradizione di offrire un abito nuovo per presentarsi al banchetto di un dignitario. Mediante l’esempio della Veste Nuziale che viene offerta a tutti, Gesù ci insegna che tutti gli uomini sono invitati alla sua festa, sono invitati a gustare l’amore di Dio, sono chiamati a diventare figli di Dio, figli della Chiesa, eredi della Vita eterna, destinatari del Paradiso. E’ la vita nuova. E’ la grazia di Dio. E’ la vita dei figli di Dio. Nel battesimo sottolineiamo questo dono usando lo stesso simbolo: il bambino infatti viene rivestito della veste battesimale. La veste nuziale-battesimale rappresenta proprio la santità. Ora questa è la veste che dobbiamo portare. Un dono che non dobbiamo rifiutare. Quell’uomo, di cui parla la parabola, quell’uomo senza la veste nuziale viene buttato fuori dalla festa. Se noi perdiamo la veste battesimale, cioè se non siamo in grazia di Dio, se abbiamo il peccato o perdiamo la fede, serve poco dirci cristiani.

Non c’è nessuna differenza fra chi ha detto no al Signore da sempre e fra chi tradisce il Signore con il peccato: la conclusione è la stessa: essere gettati fuori: è perdere la vita dei figli di Dio e per l’eternità è l’inferno.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-10-2014 alle 23:56 sul giornale del 13 ottobre 2014 - 1000 letture

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