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Mons. Gerardo Rocconi: il Vangelo di domenica 19 ottobre

Mons. Gerardo Rocconi, Vescovo di Jesi 4' di lettura 18/10/2014 - Dal Vangelo secondo Matteo.



In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Parola del Signore

L’INSIDIA
Il vangelo di oggi ci presenta i potenti del tempo di Gesù che gli tendono insidie per avere un pretesto per eliminarlo. Si presentano a Gesù chiedendogli se bisogna o no pagare il tributo all’imperatore. Se Gesù dice: Bisogna pagare, dimostra di non avere spirito patriottico, perdendo il favore e la simpatia della gente. Se dice: Non bisogna pagare può essere denunciato all’autorità romana.

RENDETE A CESARE…
E Gesù, con l’affermazione “Date a cesare quel che è di Cesare” , coglie l’occasione per spiegare che la vita terrena ha certe regole che vanno rispettate. Per esempio esiste una giustizia umana che ha il suo valore; ci deve essere un impegno per guadagnarsi la vita; esiste un impegno per costruire questa società; esiste una libertà dell’uomo. E tutto ha il suo valore. Ovviamente il suo valore, non oltre: nulla infatti può essere divinizzato. Infatti bisogna poi dare a Dio quel che è di Dio.

RENDETE A DIO…
Infatti esiste nell’uomo quel senso religioso naturale che va rispettato e favorito. Per cui ognuno ha il dovere di curare il suo rapporto con Dio. E necessario che ognuno riconosca il posto che Dio ha e merita di avere. Infatti nessuno di noi esiste per forza propria. Nessuno di noi si è creato. Nessuno di noi conserva questo mondo. Se esistiamo, se il mondo esiste, è perchè Qualcuno lo ha voluto, qualcuno ci ha voluti e soprattutto ci ha creati per amore, meritando così da parte nostra una risposta di amore e piena di gratitudine. E quando l’uomo rifiuta Dio, rifiuta la sua origine, rifiuta la sua radice non può che finire male. Pertanto non si può estromettere Dio dalla nostra vita. E’ vero che la legge di Dio non può diventare una legge dello stato. Ma ciò non significa che Dio debba essere buttato fuori da una società in nome della laicità. La domanda religiosa fa parte dell’uomo. L’interrogarsi sul senso della vita è proprio dell’uomo e cercare risposte è un diritto che va rispettato e favorito come ogni altro diritto.

DOMANDE IMPORTANTI
Rendere a Dio quel che è di Dio anzitutto significa riconoscergli il suo posto. Se Dio ha voluto questo modo e lo ha voluto così, in altre parole se non siamo stati noi a creare, è necessario rispettare il suo progetto creativo; non si può fare quello che si vuole, buttando dietro le spalle ogni esigenza morale.

Solo due esempi.
Il primo: Dio crea la vita. Nessuno può pertanto decidere se e quando un altro debba morire o se ha tutte le carte in regola per vivere. Una società che non rispetta la vita in tutte le sue fasi estromette Dio e il suo progetto creativo: non può che finire male.
Il secondo: Dio creatore ha pensato la famiglia come comunione per tutta la vita fra un uomo e una donna. Una società che equipari altre forme di vita a questa visione di famiglia non fa che distruggersi. Dio non può essere cacciato via nemmeno dalla propria vita personale. Quando nella nostra vita finisce ogni riferimento a Dio e alla sua Parola chi prende il sopravvento sono i nostri capricci e le nostre voglie. Perché amare, perché fare del bene, perché perdonare, perché dimenticare il male, perché sacrificarsi per qualcosa e per qualcuno se non ci fosse il Signore e la speranza che Egli dà? Dare a Dio quel che è di Dio. Nulla dovrà prendere il posto di Dio. Non ci dovrà essere nulla, all’infuori di Dio, che consideriamo il fondamento di una gioia vera.
Un discorso tutto particolare qui andrebbe fatto per la superstizione, dove insieme si coniugano stupidità e rifiuto della Provvidenza di Dio. Ma soprattutto siamo chiamati ad amare Dio con tutto il cuore. Questo, cioè l’amore, è ciò che si deve rendere a Dio.
L’adorazione, la fiducia, la preghiera intensa, l’obbedienza, l’ascolto, esprimono l’amore che si deve a Dio; ma sono anche la via per una vita in pace nell’oggi e piena di beatitudine nell’eternità.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-10-2014 alle 15:31 sul giornale del 20 ottobre 2014 - 1519 letture

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