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Calcio: certe domeniche al 'Carotti' è molto più di una partita di pallone

2' di lettura 20/10/2014 - Ci sono domeniche in cui sei felice di aver avuto a che fare con il calcio nella tua vita, domeniche in cui ringrazi il Cielo perché ti ha fatto vivere tante di queste domeniche al Carotti, uno stadio che ha la sua storia, il suo calore, i suoi colori, la sua passione, difficile da trovare anche in stadi di categorie superiori.

Ci si accorge che due o tre mila persone, certi giorni possono incutere più timore di dieci mila; quando come domenica scorsa contro la Sambenedettese, gli ultras in curva, i semplici appassionati in tribuna e i protagonisti in campo riescono ad entrare in una sorta di trance agonistica collettiva che paralizza ogni intenzione ‘bellica sportiva’ di chi malcapitatamente è giunto in città come avversario della Jesina.
La Samb (ed il suo blasone da big) è soltanto l’ultima delle vittime illustri cadute per mano dell’Anfield italiano, Rimini, Teramo, Fermana, Maceratese, Civitanovese, Fano, hanno pagato dazio, l’Ancona stessa è uscita con le ossa rotte, in un pomeriggio grigio ed irreale da romanzo di Dickens, quando il divieto di entrare allo stadio ha costretto i tifosi a seguire il derby assiepati e letteralmente arrampicati sulle mura di cinta della curva Forconi.

Stiamo parlando soltanto degli ultimi anni, gli anni nei quali, chi scrive ha avuto il privilegio di viverle tutte queste emozioni, di respirarle a pieni polmoni.

Tornando alla partita di domenica, è stato fantastico essere consapevoli ancora una volta che la maglia Leoncella è indossata da protagonisti in campo che la indossano con la responsabilità della storia che merita, dal neo papà Tafani che segna per la sua piccola Ginevra sotto la curva, al giovane Ambrosi, titolare a sorpresa che ha stupito tutti con una prestazione maiuscola; Bacci, allenatore Jesino doc passionale, pronto a tutto per guidare alla vittoria i propri guerrieri e che ricorda per temperamento ed intuizioni Carletto Mazzone, dirigenti, collaboratori ed accompagnatori pronti in ogni istante a difendersi a vicenda perché è solo sport ma essere della Jesina non è soltanto un fatto sportivo, bensì culturale...perciò uno per tutti e tutti per uno.

Se volete, chiamateci provinciali, ricordateci i vostri lunghissimi trascorsi nel calcio professionistico ecc. ecc. ecc., resteranno soltanto degli eccetera.

La storia si scrive sul campo, quello del ‘Pacifico Carotti’ di Jesi dove la domenica ringraziamo il Cielo per averci fatto conoscere il gioco del calcio


di Marco Strappini
redazione@viverejesi.it

 





Questo è un articolo pubblicato il 20-10-2014 alle 09:07 sul giornale del 21 ottobre 2014 - 3318 letture

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