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Nuova Caritas, pool di avvocati contro la scelta della sede in viale Papa Giovanni XXIII

3' di lettura 21/10/2014 - In relazione alla nuova sede della Caritas in via Papa Giovanni XXIII, un pool di avvocati ha inviato in redazione il presente comunicato.



Lo stato dei luoghi (l'imponenza dello sbancamento di terreno in particolare) solo recentemente ha consentito agli ignari cittadini di apprendere che l'abbattimento del bosco urbano ubicato in via Papa Giovanni XXIII (retro Seminario Vescovile Regina Mundi), da circa mezzo secolo patrimonio della zona, è stato reso possibile dalla variante parziale al piano regolatore approvata dal consiglio comunale nel settembre 2011 in funzione della costruzione di un fabbricato di 1.000 metri quadri di superificie utile lorda destinato a centro di prima accoglienza della Caritas diocesana.

Per questi motivi molti cittadini hanno espresso dubbi sulla correttezza dell'operazione e richiesto una valutazione dalla quale è scaturita l'istanza da noi recentemente redatta e depositata in Comune. Questa è volta a sollecitare l'esercizio del potere di cui la Pubblica Amministrazione dispone, al fine di ottenre l'annullamento o la revoca dei provvedimenti in forza dei quali è stata appunto autorizzata la costruzione del fabbricato al "posto" del bosco.

La inusuale velocità dell'iter che ha caratterizzato il procediemnto di variante, la cui fase delle osservazioni è peraltro coincisa col mese di agosto 2011(!), ma anche il silenzio (inconsueto) che l'ha accompagnato, hanno "agevolato" la decorrenza dei termini per l'impugnazione degli atti davanti al giudice amministrativo, la quale è oggi divenuta improponibile. Il Comune ha però approvato la variante parziale sul presupposto che la Curia, come risulta dal tenore letterale dell'istanza del Vescovo (2010), non disponesse nel territorio di alcuna area da destinare a sede Caritas, nè di fabbricati in grado di ospitarla (il Seminario Vescovile Regina Mundi veniva descritto come destinato al polo pastorale diocesano). Lo sviluppo dei fatti ne ha dimostarto l'assoluta non rispondenza alla realtà:

a) In data successiva alla definitiva approvazione della variante, i locali del Seminario di via Lotto sono stati concessi in locazione fino al 2020 al Comune di Jesi (al canone non simbolico di € 65.000 annui), circostanza inequivocabile a far ritenere come questi non fossero occupati e/o comunque utilizzabili per la funzione poi attribuita alla nuova struttura in costruzione.

b) la Curia disponeva e dospone, inoltre, di aree e/o fabbricati che, se indicati, avrebbero costituito (costituirebbero) eccellenti alternative e avrebbero evitato lo scempio che ha sollevato la ovvia indignazione dei cittadini.

Occore infine rilevare che la petizione popolare che ha fatto seguito alla acquisita consapevolezza da parte dei pià di quanto era avvenuto si è sviluppata spontaneamente in un contesto tipico del "passa la voce" e che nulla ha a che fare - al contrario di quanto emerso nelle cronache giornalistiche locali - con sentimenti xenofobu i improntati a razzismi di sorta. Da una serena ed obbiettiva lettura della petizione, si evince chiaramente che i firmatari hanno infatti significativamente indicato come possibile alternativa proprio i locali del Seminario Vescovile e tano basta a ritenere che la grossolana rozzezza di dette insinuazioni sia in realtà preoridnata a "deviare" l'attenzione dell'opinione pubblica in funzione di sottrarre l'operazione immobiliare in questione non solo al vaglio del giudice ma anche a quello dei cittadini. Se questo è l'obiettivo, chi lo persegue se ne faccia una ragione: non sarà raggiunto!

Firmato:
Avv. Luigino Mari
Avv. Cesare Serrini
Avv. Ruggero Fittajoli
Avv. Stefano Serrini
Avv. Fabio Fittajoli
Avv. Silvia Pasini
Avv. Antonio Grassetti
Avv. Carlo Mocchegiani
Avv. Paolo Mocchegiani








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-10-2014 alle 11:10 sul giornale del 22 ottobre 2014 - 4161 letture

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