Chiaravalle: Manifattura, le reazioni di sindaco e cittadini dopo gli arresti

2' di lettura 19/12/2014 - Amarezza, sdegno, rabbia, solidarietà ai lavoratori. Sono questi i sentimenti che pervadono i chiaravallesi. L’ "affaire Manifattura", con l’arresto del direttore generale Massimo Tarli e del responsabile dei rapporti con i clienti esteri Luca Cecconi, ha colpito l’immaginario collettivo.

“Sono sdegnato per quanto è avvenuto; – dice il sindaco Damiano Costantini – ho fiducia nella magistratura affinchè faccia chiarezza. La nostra totale solidarietà va ai lavoratori e speriamo che non ci siano ripercussioni sull’occupazione. Ho già inoltrato richiesta di un incontro con i vertici dell’azienda sia a livello nazionale che locale”.

Voci che giungono da alcuni lavoratori parlano di una visita allo stabilimento di Chiaravalle dell’amministratore delegato Francesco Valli che avrebbe rassicurato i lavoratori sui posti di lavoro. Il futuro di un’azienda storica che a Chiaravalle ha dato lavoro e prosperità sta a cuore a tutti.

Luciana Sbarbati, ex europarlamentare e senatrice, che in passato ha lottato per garantire un futuro all’opificio, invita a non fare di tutta l’erba un fascio. “Non serve sollevare inutili polveroni. Ci sono gravi responsabilità di alcune persone che però non possono mettere in dubbio la produttività e la professionalità di un’intera azienda. I posti di lavoro devono essere salvaguardati e la mia solidarietà va ai lavoratori ed al consiglio d’amministrazione perché sono loro ad aver mantenuto in vita la nostra manifattura quando tutte le altre in Italia sono state chiuse, a parte Lucca dove si producono solo sigari. La manifattura di Chiaravalle funziona bene e ci sono ordini e commesse che garantiscono lavoro: se alcune persone hanno sbagliato è giusto che paghino ma le responsabilità non possono ricadere su tutta l’azienda”.

Giuliano Brandoni, ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista, va giù duro. “Tutto questo dovrebbe far riflettere i laudatori del “privato è bello”, che hanno favorito la liquidazione di un patrimonio industriale , pubblico e sociale. La vicenda dimostra la disattenzione, la noncuranza, la superficialità delle istituzioni pubbliche, amministrazione comunale di Chiaravalle compresa, che non hanno mai preteso ed attivato un ruolo di controllo sulla qualità delle imprese che hanno acquisito la manifattura. Sarebbe necessaria una riflessione pubblica e una mobilitazione preventiva a garantire ai pochi lavoratori rimasti la solidarietà dell’intera comunità e soprattutto ad attivare proposte affinchè lo scandalo non ponga la definitiva parola fine ad una storia centenaria, di lavoro e ingegno che ha caratterizzato e formato Chiaravalle”.

Anche l’avv. Ettore Togni, consigliere comunale di Apertamente, denuncia “il caso di malaffare” e si augura che “non abbia ripercussioni sui lavoratori e sulle piccole e medie imprese che operano nel nostro territorio”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-12-2014 alle 13:46 sul giornale del 20 dicembre 2014 - 1898 letture

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