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Monte San Vito: la giornata della memoria, per non dimenticare

2' di lettura 08/01/2015 - Nella giornata della memoria si ricorda ciò che è avvenuto di tragico durante la seconda guerra mondiale nei campi di concentramento. È una giornata importante, istituita per non far dimenticare alle future generazioni la crudeltà della guerra e far capire che questo non dovrà ripetersi mai più.

Monte San Vito ha avuto la grandissima fortuna di incontrare un superstite a questa strage. Una persona che ha vissuto tutto ciò in prima persona, il signor Igino Gobbi, che con l'aiuto di sua nipote Marina Santini ha scritto il libro: “Mi dicevano sempre: Tanto morirai”, nel quale parla della sua tragica esperienza nel campo di lavoro di Wolfsburg. Nella sua drammatica vicenda Igino non ha mai perso di vista il suo obiettivo, quello di ritornare a casa, dalla madre che aveva lasciato ad appena 19 anni per arruolarsi a Rovereto e servire la patria. Nel suo libro racconta della fortuna che, nella sventura dei campi di sterminio, gli venne, un giorno incontro. incontro quando il fucile del suo aguzzino era scarico e così riuscì a scappare. Ci ha raccontato dei sotterranei in cui la domenica si nascondeva per evitare di lavorare. Era un posto umido, ma almeno ci si poteva riposare.

Di tempo per dormire ce ne era ben poco. Si lavorava sempre, dall'adunata del mattino alle cinque alla sera tardi. Di cibo ce ne era poco. Si faceva solo un pasto, la cena, consistente in una zuppa acquosa e insipida e del pane stantio, che non riuscivano di certo a colmare la fame che si faceva sentire durante la notte. All'arrivo al campo di lavoro i reclusi erano milleottocento, ne sopravvissero solamente trenta. Igino si salvò e riuscì a tornare a casa. Ci ha confidato che negli anni seguenti sarebbe stato tormentato dal senso di colpa di essere stato un superstite: perché proprio lui era rimasto vivo? Questo angosciante interrogativo ha attanagliato le menti di molte persone scampate alla Shoah. La persona che lo aiutò ad esprimere il suo dolore e quello che in lui era cambiato fu una bambina, la piccola Ilde, che un giorno gli chiese perché non ridesse più come un tempo. Da allora Igino è riuscito a ricordare e a raccontare, anche se questo gli suscita sempre un rinnovato dolore. A lui va il nostro ringraziamento speciale, per essere venuto a parlare della sua storia, come testimone vivente della crudeltà della guerra.

Tutto questo è raccolto minuziosamente nel libro che ha scritto e che è possibile consultare presso la biblioteca comunale a Monte San Vito. E' d'obbligo pertanto ricordare e rendere omaggio a lui e a quanti vissero e purtroppo morirono in quel periodo di "pazzia".


da Massimo Marinangeli
Comandante Polizia Municipale Monte S. Vito





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-01-2015 alle 13:46 sul giornale del 09 gennaio 2015 - 1814 letture

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