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comunicato stampa

Il vangelo di domenica 15 febbraio del Vescovo Rocconi

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da Mons. Gerardo Rocconi
Vescovo di Jesi - dongerardorocconi@alice.it

Mons. Gerardo Rocconi, Vescovo di Jesi

Dal Vangelo secondo Marco.

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».  Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte. Parola del Signore   IL LEBBROSO CHIEDE LA PURIFICAZIONE  Il vangelo ci parla di un lebbroso che si avvicina a Gesù chiedendo di essere purificato. Purificato, non semplicemente guarito. Infatti la lebbra poneva il malcapitato in uno stato di impurità rituale per cui era allontanato da tutto: dagli uomini, dal tempio e potremmo dire anche da Dio. La situazione del lebbroso, quindi, era terribilmente pesante. Era  già considerato un morto, maledetto da Dio.  Ma quell'uomo intuisce qualcosa su Gesù, ha la consapevolezza che quel Gesù viene da Dio, è sicuramente un profeta. E si mette di fronte a Gesù nell'atteggiamento giusto: chiede, grida, attende fiducioso. E' convinto che la sua salvezza può venire solo da Dio, e allora si rivolge a Gesù.     E GESU' ACCAREZZA QUEL LEBBROSO  Il lebbroso, secondo la legge, non poteva essere toccato da nessuno. Come mai Gesù  toccò quel malato? Perchè  sentì compassione! E' quel ragionare più con il cuore che con la testa  che  ha permesso a Gesù di non vedere un malato ripugnante, ma un uomo sofferente, bisognoso di salvezza.  Di fronte al lebbroso tutti fuggono. Gesù no! Si lascia avvicinare, lo tocca.   UN NUOVO CONCETTO DI DIO: E' AMORE!    Gesù esprime un nuovo concetto che si deve avere di Dio. L'amore di Dio è profondo, forte. Là dove la sofferenza è più grande, Dio è più vicino. Il sofferente non è un maledetto da Dio, non è uno di cui Dio si è dimenticato. Gesù tocca quell'uomo,  lo accarezza, per manifestargli tutta la tenerezza con cui Dio lo guarda.  L'evangelista Marco che ci vuol  far capire la concretezza, la verità dell'amore di Dio in Gesù,  così, come ci ha ricordato il Papa nell'enciclica Deus Caritas est, dove  parla dell'amore di Dio in termini concretissimi. E Gesù compie il miracolo. Ormai sappiamo che i miracoli di Gesù vanno oltre la guarigione. Sono il segno di una salvezza più grande. Gesù offre la sua vita, per liberarci dalla lontananza da Dio, dal peccato, dalla morte: offre la sua vita per farci figli e donarci la Vita Eterna, la vera ricchezza di cui abbiamo bisogno. E' questo il Regno di Dio: tutto l'amore di Dio che dona Vita.   GESU' MODELLO E SALVATORE  Due insegnamenti sono immediati:  Il primo: Ogni cristiano deve imitare il suo maestro, deve fare come Gesù.  Bisogna lasciar parlare il cuore, provare sentimenti buoni, di solidarietà e compassione, bisogna farsi vicino, aver il coraggio di toccare con mano per esprimere la tenerezza non solo nostra, ma di Dio.  Papa Francesco nel messaggio per la quaresima che sta per cominciare invita a vincere l'indifferenza. "Siamo caduti, afferma, nella globalizzazione dell'indifferenza". La Quaresima deve servirci anche per questo: educarsi a vincere quell'atteggiamento di indifferenza verso Dio e verso i fratelli.  Il secondo: La lebbra nel simbolismo religioso ha sempre rappresentato il peccato: il peccato è la lebbra dello spirito.  Allora  come è terribile il peccato! Il peccato è fonte di disperazione, di tristezza, di paura, di morte. E come è grande la misericordia di Dio se non inorridisce per la nostra povera situazione, ma manda il suo Figlio, il quale sente compassione, ci tocca, anzi prende su di sè il nostro male per espiarlo!  Come è veramente una bella notizia quella che Gesù ci porta, offrendo la misericordia di Dio. E come è importante guardare a Gesù, come il lebbroso, e gridargli: Se vuoi puoi guarirmi, puoi farmi il dono più grande, ridarmi,  l'innocenza.   RACCONTIAMO L'AMORE DI DIO  Quell'uomo cominciò a divulgare il fatto. La guarigione non poteva essere tenuta nascosta. Come,  alla stessa maniera,  non dovrebbe rimanere nascosta la guarigione che Gesù ha operato in noi, donandoci la fede e facendoci gustare il suo amore!    La testimonianza cristiana è proprio questo: narrare le meraviglie che Dio ha operato in noi, narrarle con immensa gioia e gratitudine.


Mons. Gerardo Rocconi, Vescovo di Jesi

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-02-2015 alle 11:06 sul giornale del 16 febbraio 2015 - 1126 letture