L'Arvultura e le menzogne di Paradisi

Arvultura, Mezza Canaja e Collettivo studentesco manifestano in piazza Roma 6' di lettura 29/05/2015 - Apprendiamo dai giornali, nonché dalle diverse occasioni di dibattito che la campagna elettorale sta offrendo, come il candidato sindaco Roberto Paradisi, e a questo punto anche il suo fido compare Luigi Rebecchini, stiano ancora una volta utilizzando strumentalmente il nome dello Spazio Comune Autogestito Arvùltura per ottenere qualche voto in più attraverso la solita logica dell’attacco populistico nei nostri confronti.

Ovviamente tutto questo non ci sorprende, la mistificazione propagandistica della realtà di Paradisi è ai più nota e la sua inimicizia verso di noi pure. La questione però è un problema serio. Un problema serio per tutti i cittadini senigalliesi ovviamente, non solo per noi, e questo anche se la stragrande maggioranza delle persone ha ben chiare le tecniche del personaggio. Un problema perché quando una strategia politica mira scientificamente ad inquinare il dibattito e il confronto attraverso la ripetuta e mirata falsificazione degli eventi storici, esattamente come fa Salvini, non ha altro obiettivo che quello di carpire consenso attraverso l’inganno. Un inganno perpetrato nei confronti dei cittadini stessi, e per tale ragione quanto di più conservatore. Non nascondiamo che anche questo non ci sorprende. Ma quando si accetta che tutto ciò sia possibile, ci troviamo anche di fronte al gesto più antidemocratico possibile, perché tale tecnica si fonda sull’idea che i cittadini non possano fare le loro scelte, costruire il loro pensiero, liberamente, ma debbano giungere a pilotate conclusioni sulla base di informazioni false. Per noi, la più grande libertà democratica non risiede nel diritto a poter dire tutto, ad essere ovunque, sempre e comunque, ma nel dovere di non affermare menzogne e nel diritto degl’altri a non subirle.

Per noi la democrazia sta prima di tutto nella consapevolezza. Per tale ragione dobbiamo fare alcune precisazioni importanti per quanto riguarda i finanziamenti pubblici che la nostra organizzazione riceverebbe, secondo quanto affermano il candidato sindaco Paradisi e il candidato co-sindaco Rebecchini. Per prima cosa, rispetto al canone di locazione dell’immobile in via Abbagnano la nostra organizzazione è adempiente e lo è sempre stata. In secondo luogo, rispetto alla riduzione del canone, noi non riceviamo alcun privilegio, poiché il nostro contratto rispetta il regolamento comunale del 27/10/2010, che ha come obiettivo quello di disciplinare la concessione di immobili da parte del Comune ad associazioni. Il nostro contratto si basa dunque sulle medesime regole seguite da tutte le associazioni dal 2010, sia per la riduzione del canone, che per le utenze di acqua, luce e gas. In altre parole, la nostra organizzazione versa regolarmente l’affitto e le utenze, contribuendo quindi, come tutte le altre associazioni, alle casse comunali. Quanto poi alle spese di manutenzione ordinaria, la tassa rifiuti e la rete telefonica, queste le abbiamo sempre pagate con le attività della nostra organizzazione. Ma Paradisi e il fido Rebecchini sostengono anche che ci sarebbero stati nei nostri confronti dei finanziamenti pubblici pari ad un importo di 12.000 Euro.

Posto che la somma sia giusta, parliamo in realtà di fondi stanziati dall’Amministrazione per la messa a norma dei locali prima della nostra entrata, così da consentire il rispetto delle normative vigenti, in particolar modo quelle riguardanti i diritti dei disabili: una spesa, dunque, non solo nello specifico da noi non richiesta, ma fatta, ancora una volta, per chiunque stipula o stipulerà un contratto di concessione con l’Amministrazione Comunale, e che riteniamo giusta per evidenti ragioni di civiltà (speriamo che valga lo stesso anche per Paradisi e Rebecchini). In alcun modo, quindi, un finanziamento ad hoc, in alcun modo, in realtà, un finanziamento alla nostra organizzazione. Manutenzione e messa a norma, tra l’altro, resesi necessarie conseguentemente alla unilaterale decisione, da parte dell’Amministrazione, di separare i locali destinati alla nostra organizzazione da quelli dell’associazione Bubamara. Decisione in sede di trattativa da noi osteggiata, per il fatto che ci sarebbe piaciuto condividere gli spazi, invece di chiuderli, arricchendo così le esperienze delle diverse realtà attraverso processi di cooperazione e una costante pratica del comune. Non solo quindi non ci sono mai stati finanziamenti pubblici nei confronti della nostra organizzazione, ma vorremmo anche sottolineare un altro fatto, ossia che noi non abbiamo neanche mai richiesto alcun soldo pubblico per le nostre attività (neanche ai tempi del Mezza Canaja), e questo per ragioni e valutazioni di natura squisitamente politica.

Se non fosse chiaro a qualcuno: noi i soldi pubblici non li vogliamo, e non perché ci fanno schifo, ma perché crediamo che la nostra forza, tanto quella politica quanto quella delle attività culturali, aggregative e sociali che quotidianamente animano il nostro spazio, debba dipendere esclusivamente dai processi di autorganizzazione e autofinanziamento che siamo in grado di mettere in campo attraverso le nostre reti di sostegno e il consenso dei senigalliesi, nella logica della cooperazione e del mutualismo. E’ una scelta politica, e di questa scelta siamo orgogliosi. Quello di cui non siamo certi, però, è se questo valga, o sia storicamente valso, anche per quei politici e per quelle organizzazioni e partiti istituzionali e di destra (vale anche per quelli a sinistra) che sostengono l’accoppiata Paradisi-Rebecchini. In conclusione, la nostra organizzazione non sa che cosa siano i finanziamenti pubblici, così come i nostri militanti, a tutti i livelli, non sanno che cosa siano i reati per corruzione, associazione mafiosa o a delinquere, peculato, concussione, abuso d’ufficio, sfruttamento della prostituzione, o quelli per istigazione all’odio raziale (vedi Lega Nord e Casa Pound). Al massimo i nostri militanti sanno che cosa voglia dire essere denunciati e processati per essersi opposti ad uno sfratto o magari aver occupato una casa vuota da dare a qualche famiglia sulla strada, oppure per l’interruzione di un pubblico servizio per aver portato le ragioni dei comitati di cittadini in quelle grigie sale consiliari lontane dai bisogni delle persone comuni o aver difeso il territorio dalla speculazione.

Voi ci parlate di legalità quando siete sostenuti e sostenete uomini e organizzazioni che hanno rubato milioni di euro agli italiani, mentre noi con la nostra illegalità non abbiamo mai guadagnato un euro, ma al massimo abbiamo provato a ridare qualcosa di tolto a qualcuno, e, diversamente dai vostri impuniti, i nostri militanti affrontano i processi senza leggi ad hoc, e con questi affrontano le conseguenti pene. Si è vero, siamo due universi diversi, anzi separati, e ne siamo fieri. Voi piccoli politici e azzeccagarbugli di condominio– e non i vostri elettori – ci fate semplicemente tristezza. Siete tristi per la vostra pochezza, per il vostro parassitismo politico agito costantemente sugl’altri per potersi ritagliare un briciolo di visibilità, senza mai scendere sui contenuti, siete tristi per il vostro qualunquismo, per il vostro trasformismo e per il vostro appartenere ad una casta di politici e uomini mediocri.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-05-2015 alle 15:10 sul giornale del 29 maggio 2015 - 879 letture

In questo articolo si parla di mezza canaja, politica, arvultura, collettivo studentesco e piace a eneabartolini

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