Chiaravalle: il sorriso di Tommaso nel ricordo di chi lo amava

Tommaso Socci 4' di lettura 15/07/2015 - Tommaso sorride, felice. In tutte le foto che lo ritraggono su Facebook, Tommaso Socci è solare, sorridente, spensierato.

Eppure questo giovane chiaravallese trentacinquenne che lavorava da molti anni nella Polizia di Stato, martedì sera a Siracusa nell'hotel dove alloggiava quando non era in servizio, si è puntato la pistola d'ordinanza alla testa, ha premuto il grilletto ed ha deciso di spegnere la luce. Per sempre.

In tutti c'è incredulità, dolore profondo, lacrime, tristezza: a Chiaravalle  ma anche tra i colleghi che lo conoscevano e con lui condividevano lavoro e passioni.

Cosa spinge un giovane forte e gioviale, simpatico e "fortunato" a dire "basta", a voltare così repentinamente le spalle alla vita? Perché un ragazzo che può ritenersi soddisfatto della sua esistenza e di quanto ha costruito vola via così, sceglie di "dissolversi in cometa"?

Domande che restano senza risposta anche per chi tenta, faticosamente e comunque, di dare un senso a tutto questo, di giustificare o motivare un gesto senza ritorno, una morte tragica di un giovane bello, sensibile, vero.

Tommaso Socci era uno che credeva in quello che faceva, aveva giurato fedeltà alla Patria ed al Tricolore. Era un giovane atletico, forte fisicamente, una "roccia" per i compagni di reparto.

Era stato un ottimo calciatore, un attaccante veloce e rapido, dal dribbling secco. Era stato una promessa dell'Ancona e poi aveva militato con onore in squadre come la Monturanese ed il Montecchio, protagoniste del campionato di serie D.

Non era una meteora, era un buon attaccante che i suoi gol li segnava sempre. Qualche delusione sportiva però lo aveva convinto che era il momento di pensare al futuro, che era tempo di lasciare la casa che condivideva col padre Cesare, vigile urbano conosciutissimo ed una vera istituzione a Chiaravalle, e la mamma Liala, genitori premurosi, orgogliosi di questo figlio bello e possente. Per Cesare e Liala, Tommaso era una imprescindibile ragione di vita. Tommy aveva partecipato ai concorsi necessari per entrare nella Polizia di Stato ed aveva sempre conseguito punteggi e giudizi lusinghieri.

Dal 2009 al 2011 era volato in Sardegna, al commissariato di Ottana, in provincia di Nuoro. "In caserma eravamo in 20, una famiglia vera - ricorda il suo collega di allora Francesco De Micco - e Tommaso era quello che trascinava tutti, un'energia solare e positiva che dava la carica a tutti noi. Sulle "volanti" come nelle serate libere alla discoteca La Luna di San Teodoro, Tommaso Socci era davvero uno dei nostri leader. Non ci posso credere che sia morto così".

Nel 2011, Tommaso chiede il trasferimento e viene assegnato al reparto mobile di Bologna della Polizia. E' un casco blu, uno di quelli che mostrano sprezzo del pericolo e sono utilizzati come agenti antisommossa e per garantire l'ordine pubblico. Si distingue per il suo comportamento impeccabile e puntuale.

Intanto nella vita si dimostra quel che è sempre stato: un giovane brillante, sportivo, simpatico. Le amicizie e le belle ragazze non mancano. E' un ragazzo, come tutti. Più accattivante e bello di altri. Aveva avuto una relazione, fino ad un paio di mesi fa, con Eleni, una bella ragazza greca, anche lei poliziotta.

Una volta conclusa la storia d'amore, Tommaso sembra sereno ma lo spettro della depressione, della stanchezza si fa avanti. Erode pian piano la mente di questo ragazzo pieno di vita. Insinua dubbi nel suo spirito forte e lo fa vacillare. I genitori capiscono che qualcosa non va e lo aiutano, lo spronano, lo ascoltano. Tommaso ne parla anche con i medici, con gli psicologi e sembra reagire.

Intanto chiede di partecipare alla missione a Siracusa: una quindicina di giorni in Sicilia, pensa, saranno ideali per ritemprarsi e ritrovare le forze. Ed invece, il mostro è in agguato, maledetto e subdolo.

L'altro ieri fa da scorta ad alcuni detenuti trasferiti a Caltanisetta e poi si sente stanco. Marca visita, chiede al medico di turno di non appesantire la relazione perché teme provvedimenti dai superiori. Prende un paio di pasticche, si addormenta, si risveglia con la testa pesante e chiede di essere esentato dal servizio. Nel frattempo i genitori lo chiamano al telefono: parla prima col padre e per tanto tempo con la mamma Liala. Sembra sereno: del resto, perché dovrebbe non esserlo visto che oggi avrebbe fatto ritorno a casa usufruendo di una licenza di 12 giorni?

Sono le 18 di martedì: il compagno di camera si assenta 5 minuti, non di più; quando torna trova Tommaso in un lago di sangue , ormai privo di vita. A quel ragazzo bello, dolce e solare, che amava il calcio e sapeva scartare gli avversari non è riuscito il dribbling più importante.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-07-2015 alle 23:22 sul giornale del 16 luglio 2015 - 22364 letture

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