Chiaravalle: il sindaco Costantini risponde alla lettera di un cittadino

Damiano Costantini, sindaco di Chiaravalle 9' di lettura 16/11/2015 - La redazione riceve e pubblica la lettera del sindaco di Chiaravalle Damiano Costantini, che risponde pubblicamente ad una lettera ricevuta da un cittadino, che acconsente alla sua pubblicazione.



Recentemente un cittadino di Chiaravalle, Gianni Aquili, mi ha fatto pervenire una sua lettera sulla questione delle varianti al Piano Regolatore Generale (PRG), sul traffico e la cementificazione della città. Quanto segue vuole essere una risposta e una proposta non solo a lui ma anche a tutti quei cittadini che, giustamente, possono avere dei dubbi sulle stesse tematiche. In calce, troverete anche la lettera inviatami da Aquili. Buona lettura.



Caro Gianni, personalmente condivido la Tua richiesta di non consumare un ulteriore metro quadrato di territorio a favore della cementificazione in quanto la tutela dello stesso costituisce la linea guida del nostro programma elettorale.

Il nostro territorio è oramai saturo di aree edificate ed edificabili, a favore di costruzioni residenziali e strutture commerciali.
Alcune di queste sono state previste nel PRG del 1996 ed ancora oggi non attuate, altre sono state previste in questi ultimi venti anni. I vari interventi in deroga al PRG sanciti dal cd. Piano Programma non hanno portato i risultati auspicati in termini di interessi pubblici.

Invece di costruire in base alle indicazioni del PRG si è preferito derogare lo strumento urbanistico generale trasformando aree non fabbricabili o destinate a funzioni pubbliche con zone edificabili. Senza però mettere mano alle aree fabbricabili sancite dal PRG sulle quali, essendo le ultime rimaste su cui produrre guadagno, si concentrano oggi gli interessi dei costruttori.

Si aggiungano le varianti al PRG, come quella della Fonderia Rocchetti la quale non verte solamente alla doverosa riqualificazione di quella zona, ma che permette la costruzione di decine di migliaia di mq di cemento proprio in prossimità del Fiume Esino (e poi parliamo di rischio di esondazione).

In prossimità di alcune vie cittadine progettate per la viabilità sono stati costruiti palazzi in cui abitano centinaia di persone costrette a vivere in zone a traffico intenso con notevoli conseguenze sulla salute delle comunità.

È il caso di Via Verdi, strada già gravata da un distributore di carburante sorto a pochi metri dal centro storico, su cui transitavano numerosi mezzi pesanti provenienti dai Comuni limitrofi a Chiaravalle, i quali accedevano all’autostrada utilizzando il più vicino casello di Gabella piuttosto che il casello di Ancona nord accessibile tramite la superstrada dall’imbocco di Monsano.

Confermo quanto da Te detto: su questa via il Comune di Chiaravalle ha sancito il divieto di transito per i mezzi pesanti con non poche problematiche. Senza dimenticare la questione dell’area Ex Cral: in base al Piano Particolareggiato del Centro Storico è prevista la costruzione di supermercati per circa 3 mila mq proprio a ridosso del complesso abbaziale e dei numerosi scavi archeologici che hanno riportato alla luce la presenza di vasti insediamenti umani riferiti all’età del bronzo recente.

Su questa vicendal’Amministrazione Comunale ha più volte bloccato in termini di diritto la costruzione delle grandi strutture commerciali, instaurando un contenzioso con la proprietà. Sulla questione ti rimando ad un mio precedente comunicato.

Penso altresì alle ultime richieste che mi sono pervenute in termini di variante al PRG, dove si chiede la trasformazione di ettari di terreno agricolo nella zona Gabella per la costruzione di fittizie industrie speculando sulla gravi crisi del mondo del lavoro; dove un’azienda, dopo essere risultata soccombente in sede giudiziale in primo grado contro il Comune di Chiaravalle e agendo nelle sedi anche non ufficiali al limite della legalità, intende barattare la chiusura di un contenzioso in secondo grado con la trasformazione in area commerciale di un terreno destinato ad area verde in località Grancetta.

Caro Gianni, è sorprendente come in questi anni del mio mandato gli interlocutori (aziende, tecnici, costruttori, politici) che hanno avanzato varianti, costruzioni, centri commerciali, speculazioni siano per lo più sempre gli stessi, legati tra loro da chissà quale vincolo associativo; ed è sorprendente che questi, con arroganza, cercano di costringere il sottoscritto a concertare la politica urbanistica a tutela dei loro meri interessi personali.

L’Amministrazione Comunale, forte del suo programma elettorale, ha già emanato diversi atti a difesa del territorio. Dopo aver respinto numerose speculazioni in dispregio del poco territorio libero rimasto, ha approvato specifiche deliberazioni: penso alla variante delle aree bianche che ha restituito al verde privato 251 mila mq di territorio, evitando speculazioni come quelle del distributore di carburante di Via Verdi a pochi metri dal centro storico. Penso al divieto di costruire i locali interrati nei nuovi edifici. L’alluvione del maggio 2014 ha colpito per lo più solamente i garage interrati.

Queste deliberazioni sono il frutto del coraggio (per usare un termine appropriato) sino ad oggi dimostrato dai tanti giovani consiglieri della mia maggioranza. Ma non è sufficiente. Occorre fare di più.

Occorre, come Tu proponi, incidere sul cuore della programmazione urbanistica, cambiare il Piano Regolatore Generale. Come è stato definito, il “P.R.G. non è e non deve essere inteso come uno stru­mento destinato a cristallizzare per l’eternità la forma e l’economia della città. Esso è piuttosto un programma di interventi pubblici e privati il più possibile aperto ai mutamenti sociali ed economici”.

Sono cosciente che un PRG non gestito, come affermato da un caro amico, “è solo una patente di valorizzazione commerciale per le aree da esso interessate”. Occorre capire la struttura demografica attuale della popolazione comunale, analizzare l’attuale scenario urbanistico ed edilizio mediante un’analisi della città costruita e delle dotazioni territoriali esistenti, considerare lo stato fisico del territorio dal punto di vista geologico, idraulico, idrologico, delle reti scolanti (con eventuali bacini anche sovracomunali), climatico, sismico.

Dall’analisi dei suddetti dati sarà possibile ricavare una nuova programmazione urbanistica del territorio legata alla esigenze dei cittadini, finalizzata ad una reale difesa del territorio che ne fermi il consumo e che tuteli i cittadini dai rischi derivanti da eventuali esondazioni, che individui le strategie sulla viabilità e che definisca nuovi spazi da destinare ad attività pubbliche scolastiche, sportive, sociali e culturali.

Il Piano Regolatore Generale rappresenta la gestione democratica dello sviluppo cittadino. Ecco perché la realizzazione di questo strumento urbanistico dovrà passare attraverso una forte partecipazione dei cittadini e delle forze politiche presenti sul territorio, di quelli che davvero hanno a cuore il bene della città e che si interfacciano con l’Amministrazione Comunale con spirito costruttivo, senza retorica, senza personalismi, senza rancori, senza secondi fini, per trasformare la nostra città in una Chiaravalle più bella.

Caro Gianni, anche io ci sto.

Saluti Damiano Costantini




Di seguito la lettera firmata del cittadino di Chiaravalle


C’è finalmente un momento di respiro, anche se breve, ma anche significativo. Gli autoarticolati, i grossi camion, non passano più (se non a rischio di multe) dentro la città ed in particolare nell’arteria più intensa e pericolosa di Chiaravalle: via Verdi. Una scelta molto attesa dai cittadini residenti lungo l’arteria (perché di notte in particolare, sobbalzavano dal letto, imitando il sobbalzo dei camion).

Il traffico automobilistico anche nelle ore di punta sempre molto intenso, scorre, ma durante il giorno lo scorrimento è più evidente. Si tratta, da parte degli automobilisti, di rispettare i limiti di velocità e cercare con un po’ di buon senso, dare la possibilità a chi entra o esce dalla vie laterali di poterlo fare senza molti rischi per tutti.
E’ un primo passo che dimostra che se si vuole qualcosa si può fare, anche andando contro interessi ed abitudini consolidati. In questa nevralgica arteria è necessario provvedere ad una illuminazione più efficace e più chiara, mettendo i corpi luminosi ad un livello più basso delle chiome dei pini pinea, che se creano alcuni problemi riguardanti le ramificazioni delle radici, in particolare sui marciapiedi e cunette, vanno salvaguardati con opportuni interventi, perché senza queste essenze o altre della medesima efficacia, la via sarebbe una specie di un ammasso di cemento, asfalto, auto.
Ora abbiamo, verso mare a pochi chilometri l’uscita del casello autostradale di Montemarciano, questa struttura già di per se è fattore inevitabile di traffico.

Come al solito e come è avvenuto nel passato (vogliamo l’uscita nel nostro comune), pretendevano la gran parte dei cittadini dei numerosi comuni.
Gli amministratori sia in parte per non perdere consenso, ed alcuni sollecitati dagli appetiti della speculazione edilizia, hanno lasciato costruire i caselli infischiandosene dei “danni collaterali” provocati da questi: traffico più intenso sulle strade comunali, su quelle urbane, con conseguenze sulla salute delle comunità e di sottrazione di risorse ai bilanci comunali a seguito dell’allargamento, della costruzione e della manutenzione delle strade.

Come era prevedibile, anche prima, ma in corso d’opera della costruzione dei caselli, eccoti pronti i soliti speculatori a presentare progetti per la realizzazione di aree per gli Hotel, per i ristoranti, per le zone industriali, per quelle commerciali e dato che li dovevano esserci questi complessi anche le abitazioni per chi vi avrebbe lavorato.

Per curiosità andate a vedere cosa è accaduto in questi caselli e vedrete il casino compiuto. Strade, rotonde, svincoli, are verdi impossibili da fruire, capannoni nella maggior parte vuoti (lavoratori disoccupati), servizi inesistenti, lottizzazioni di edilizia residenziale ad uso e consumo della rendita e della speculazione e gli abitanti, poi, correre al comune per chiedere fognature, acquedotti, illuminazione efficienti e poi scuole, asili, impianti sportivi.

Chi ha pagato tutto questo? Non certamente chi ha speculato, nemmeno gli amministratori che hanno tenuto bordone e nemmeno quelli che hanno acconsentito, ma come sempre il solito cittadino: pantalone.

Ora che in via Verdi si sta diradando un po’ il traffico e che il comune (come tutti gli altri) ha poche risorse, o come si dice nemmeno gli occhi per piangere, i cittadini stiano con gli occhi aperti, perché una scelta del tipo di quelle sopra esposte gli costerà caro, sia lui che a quelli che verranno.

Ci si sciacqua la faccia a tutti i livelli dal governo, al parlamento, alle regioni, nei comuni, sui programmi elettorali dei partiti per affermare: nemmeno un metro quadrato di territorio deve essere sfruttato per la cementificazione. Basta consumo di suolo! Se vogliamo veramente questo, basterebbe cambiare subito senza indugi i piani regolatori. Siamo d’accordo? Personalmente ci sto’!


Lettera firmata da Gianni AQUILI


da Damiano Costantini
sindaco di Chiaravalle







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-11-2015 alle 19:09 sul giornale del 17 novembre 2015 - 2281 letture

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