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Banca Marche, la posizione del Gruppo Consiliare regionale del M5S

movimento 5 stelle m5s 7' di lettura 28/11/2015 - Il piano di risoluzione della crisi di Banca Marche escogitato dalla Banca d’Italia, dal Governo Renzi e dalla Commissione Europea è una vera e propria pugnalata alle spalle dei risparmiatori marchigiani, dei lavoratori dell’istituto di credito e del territorio tutto.


Un piano di risoluzione diverso era possibile e lo è ancora oggi: la Banca d’Italia può infatti molto semplicemente modificarlo con un nuovo provvedimento. Il bagno di sangue di azionisti e obbligazionisti subordinati è stato un atto di cinismo inaudito, assolutamente ininfluente ai fini del salvataggio. Si poteva infatti mettere in sicurezza l’istituto tutelando il credito, le famiglie e i depositanti come è stato fatto, e contemporaneamente salvaguardare i risparmiatori possessori di azioni e obbligazioni subordinate. Per questo rimaniamo allibiti dalle sconcertanti dichiarazioni del Governatore Ceriscioli che elogia l’operato del Governo Renzi e giustifica l’azzeramento subito dagli oltre 40.000 piccoli azionisti che avevano investito i propri risparmi in una banca del territorio, facendoli passare come chi se l’è andata a cercare e “si è assunto il rischio di impresa”.

Rinfreschiamo la memoria al Governatore esponendo come sono andati i fatti che, visti col senno del poi, ricordano molto il film “La stangata”, purtroppo senza lieto fine: una fregatura premeditata a danno dei marchigiani e dei lavoratori della Banca delle Marche. Nel dicembre del 2011 la Banca d’Italia concluse un’ispezione nei confronti dell’istituto di credito di Fontedamo rilevando diverse gravi irregolarità, ma non fece nient’altro, non svolgendo adeguatamente il suo compito di vigilanza. Infatti né Bankitalia, né Consob fecero nulla per fermare l’aumento di capitale del febbraio 2012, quando i circa 3.000 lavoratori dell’istituto di credito, completamente ignari dello stato disastroso dei conti della banca, (tant’è che molti di loro sono anche azionisti), vennero chiamati a collocare circa 200 milioni di azioni nel mercato, che furono vendute perlopiù alla clientela retail, altrettanto ignara, legata a Banca Marche da uno storico rapporto di fiducia. Il 31 dicembre di quello stesso anno, il 2012, venne registrata la prima perdita nella storia della banca, con quasi 1 miliardo di svalutazioni dei crediti deteriorati. Nel 2013 ulteriori perdite portarono al commissariamento da parte di Banca d’Italia che, dopo due anni di lenta agonia, ha definitivamente colpito a morte l’istituto con il provvedimento di avvio della risoluzione di cui alla deliberazione n. 553/2015 dello scorso 21 novembre 2015, disciplinato dal decreto legislativo n. 180 del 16/11/2015 che ha recepito la “Direttiva europea sulla risoluzione delle crisi bancarie” cosiddetta BRRD.

Ricordiamo che ai sensi del comma 2 dell'art. 21 (“Obiettivi della risoluzione”) del citato decreto legislativo n. 180/2015 nel perseguire gli obiettivi della risoluzione si deve “evitare, per quanto possibile, distruzione di valore”; il provvedimento di risoluzione della Banca d'Italia, con l'azzeramento del valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate, non ha di fatto seguito tale principio. L'azzeramento è stato la conseguenza di un'ulteriore ennesima perdita inflitta arbitrariamente all'istituto marchigiano dalla Banca d'Italia di concerto con il Governo Renzi e la Commissione Europea nel fine settimana del 21-22 novembre, dunque in “zona Cesarini” e mai ipotizzata prima. Essa è stata determinata dalla scelta di aumentare la copertura del monte sofferenze fino all'80%, misura che non trova paragone con nessuna altra Azienda bancaria italiana!

Oltretutto agli azionisti e agli obbligazionisti subordinati il piano di risoluzione della Banca d'Italia non ha permesso misteriosamente (e crudelmente) neanche una qualche forma di partecipazione, debitamente svalutata, alla good bank, la Nuova Banca Marche: questo avrebbe permesso di mantenere nei clienti la fiducia nell’istituto e una speranza di recupero almeno parziale del proprio investimento con utili futuri, (che una banca consegue soltanto operando tra la gente, con la fiducia della gente). L’azzeramento secco delle azioni è stato invece un clamoroso autogol mediatico e psicologico infilato da Bankitalia e dal Governo nella rete di Banca Marche, perché è stato giustamente percepito dai clienti come un tradimento e sta deteriorando il legame storico col territorio, come dimostrano le tensioni agli sportelli che i poveri lavoratori dell’istituto, in “trincea”, sono costretti a fronteggiare in questi giorni. Insomma, un vero e proprio disastro! E non è meglio sul fronte della bad bank, a cui sono stati conferiti i crediti in sofferenza, che nel caso di Banca Marche sono per la maggior parte di tipo ipotecario, quindi con una garanzia immobiliare che lascia presupporre valori di recupero del credito ben più alti del 17% del loro valore nominale con cui sono stati conferiti alla bad bank. Cornuti e mazziati! Perché non si è neanche voluto permettere agli azionisti di Banca Marche di poter partecipare alla bad bank, usufruendo dei potenziali utili futuri derivanti dall'effettivo valore di realizzo dei crediti recuperati? Perché non si è data la possibilità agli obbligazionisti subordinati di convertire i propri titoli in quote della bad bank o della Nuova Banca delle Marche?

Sottolineiamo che le nuove ingenti perdite scatenate dalla decisione, per noi assolutamente strumentale, di innalzare all’80% la copertura delle sofferenze, hanno generato un patrimonio netto negativo e quindi la messa in liquidazione coatta amministrativa della vecchia Banca delle Marche, unica condizione contrattuale che permetteva di non rimborsare le obbligazioni subordinate. Qualcuno dovrà giustificare questa scelta e la valutazione che l’ha determinata, a nostro avviso palesemente finalizzate ad “espropriare” 400 milioni agli obbligazionisti subordinati. L'art. 23 (“Valutazione”) del decreto legislativo n. 180/2015 disciplina infatti la valutazione alla base della risoluzione, ivi comprese scelte di riduzione, conversione (o azzeramento) delle azioni e di altri strumenti di capitale. Il comma 2 stabilisce che la valutazione deve essere eseguita in maniera prudente, realistica e soprattutto equa da un esperto indipendente incaricato dalla Banca d'Italia (potrebbe trattarsi anche degli stessi commissari straordinari). Nel comma 3 infine si statuisce che l'esperto (o gli esperti) rispondono per i danni cagionati dalla valutazione in caso di dolo o colpa grave. Su tale aspetto valuteremo se sostenere eventuali azioni volte ad individuare possibili responsabilità personali, in particolare a fronte di una azione commissariale durata oltre 2 anni.

Pertanto, poiché una strada per salvaguardare azionisti e obbligazionisti subordinati è ad oggi assolutamente percorribile ai sensi del comma 6 dell'art. 32 (“Avvio della risoluzione”) che prevede espressamente la possibilità di modificare il programma di risoluzione, esigiamo dal Governo nelle persone del Presidente del Consiglio Renzi e del Ministro dell’economia Padoan nonché dalla Banca d'Italia quale Autorità di risoluzione della crisi, un immediato ripensamento e una modifica del proprio provvedimento di cui alla deliberazione n. 553/2015 del 21/05/2015 con cui è stato deliberato il piano di “salvataggio” per la Banca delle Marche: un ripensamento che riconsideri l'intera risoluzione e salvaguardi nel miglior modo possibile gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati. .

La Banca d'Italia assolverebbe così al principio costituzionale di tutela del risparmio sancito dall'art. 47 della nostra Costituzione. A tal riguardo richiederemo un impegno alla Regione Marche a valutare la possibilità di impugnare presso la Corte Costituzionale il decreto legge 183 del 22/11/2015 con cui è stata deliberata la risoluzione della crisi della Banca delle Marche, al fine di permettere che i proventi delle vendite nell’ambito della bad bank e della Nuova Banca Marche vadano a ristorare i possessori di obbligazioni subordinate e poi delle azioni, privilegiando comunque i risparmiatori dagli investitori istituzionali e professionali.

Il Movimento 5 Stelle proseguirà con forza la sua azione politica in difesa dei cittadini e dei risparmiatori marchigiani, vittime di un vero e proprio dramma, a cui va tutta la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. Questa assurda vicenda ripropone ai marchigiani l’ennesima presa in giro da parte del PD regionale e nazionale, che dapprima è stato complice di chi ha creato il problema, ed ora esulta per una messa in sicurezza dell’istituto che si sarebbe potuta condurre in maniera più equa e con conseguenze meno gravi per il nostro territorio.


da Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-11-2015 alle 22:42 sul giornale del 30 novembre 2015 - 1488 letture

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