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Punzo (Patto x Jesi) sul volantino di Libera Azione e GAeS: 'Jesi non è in quel volantino, e neppure questa amministrazione'

Alfredo Punzo 13' di lettura 17/02/2016 - A qualcuno di voi, come a me, sicuramente è capitato nei giorni scorsi di trovare nella cassetta della posta un volantino, proposto alla città dal "Gruppo Aiuto e Solidarietà" (si siglano "G.A.eS") che conclude - dopo una serie di "NO..." di cui parleremo dettagliatamente tra un attimo - con un solenne "restituiamo Jesi agli jesini" seguito da "per questo ci metto la faccia", talmente fattuale che - in calce al volantino – si vede la fotografia (a colori...) del presidente del suddetto gruppo, Massimiliano Lucaboni.

Lo stesso volantino è stato poi riversato su facebook ed è stato affisso in versione "manifesto" in più punti della nostra città.

Di cose così ne vediamo più d’una nel corso di un anno e, ne converrete, la gran parte non merita la benché minima attenzione.

Ma questo qualche commento lo merita a causa dei suoi contenuti. Che non possiamo passare sotto silenzio altrimenti ci renderemmo complici dell'idea di “società civile” che il volantino intende far passare. Una società che liquida il problema dell'immigrazione con il semplice rifiuto, su tutta la linea.

Ma andiamo con ordine.

La prima cosa messa sotto accusa sono le agevolazioni economiche (trasporto e mensa scolastica gratis) messe in piedi da questa amministrazione con lo scopo da un lato di agevolare la scolarizzazione delle ragazze e dei ragazzi provenienti da famiglie extracomunitarie e dall'altro di incoraggiare la loro distribuzione scolastica in tutti i plessi della città.

Quest’ultima "intenzione", in particolare, è stata pensata proprio per evitare quelle ghettizzazioni che - appunto - gli stessi estensori del volantino dicono di voler rimuovere al punto immediatamente successivo. E la ragione per la quale le agevolazioni assunte vengono stigmatizzate da Lucaboni & C. sta nel fatto che si tratterebbe di misure “discriminatorie” per le famiglie jesine.

Questa cosa della discriminazione che si opererebbe a carico di chi "ospita" – argomentazione che coincide con quella di chi rimprovera a chi viene da fuori di “installarsi” a casa nostra per farla “da padroni” con la complicità della “Roma ladrona” di turno (stavolta, l’amministrazione Bacci) - è un'argomentazione che, bisogna ammetterlo, ha una facile presa sulle persone perché fa leva su egoismi tanto irrazionali quanto "primordiali", sin troppo facili da sollecitare in una congiuntura economica come quella che stiamo vivendo.

Un’argomentazione in forza della quale è molto facile indurre le persone a "spegnere" il cervello, al punto da trascurare proprio i propri interessi, che si vorrebbe invece tutelare.

Sul tema "immigrazione" credo, invece, che occorra essere molto lucidi, chiari e – soprattutto - drastici. Perché non prendere atto della realtà in questa materia è pericolosissimo. E la realtà è molto semplice: l'immigrazione è un fenomeno inarrestabile che nemmeno i "muri" sono in grado di fermare e rispetto al quale ci sono solo due modi di porsi.

Il primo è continuare a negare la realtà, ovvero cullarsi nell’idea che il fenomeno possa essere fermato o, addirittura, eliminato.

Il secondo è, invece, prendere atto della realtà e provare a gestirlo il fenomeno, possibilmente, in maniera inclusiva, ossia – per farla breve - facendo il modo che "noi" e "loro" si diventi una sola cosa.

Questo secondo modo di approcciare la cosa si chiama "integrazione" che – come dimostrano altri Paesi europei ed extraeuropei un po’ più avanti politicamente e socialmente di noi - non significa né che "loro" diventano “noi” e nemmeno che "noi" diventiamo "loro". Significa fare un passetto ciascuno, gli uni verso gli altri, in maniera che la "nuova" comunità che ne uscirà ci "comprenda" (nell'accezione più inclusiva possibile del termine) tutti quanti e soprattutto evolva nell’INTERESSE di tutti!

I due approcci che ho appena descritto sono molto facili da capire: il primo è quello dello … struzzo che, di fronte al problema ed alla naturale e sana “ansia” che prende ciascuno di noi quando c’è da affrontare e superare una difficoltà, invece di accenderlo il cervello, lo mette sotto la sabbia, insieme alla testa. Cosa che, immancabilmente, rende preda del problema, qualunque sia il problema!

Il secondo è un approccio razionale – nel quale, personalmente, non ci vedo alcuna implicazione "etica" - l'unico che, tuttavia, può portare alla tutela degli interessi di ciascuno.

Ed allora, restando al tema di Lucaboni, ricordo molto bene il dibattito che ci fu in maggioranza, quando arrivammo – sia pure non senza qualche “difficoltà” dello stesso tipo di quelle evocate da Lucaboni & C. – ad una conclusione ampiamente condivisa: siccome la scuola è innanzitutto un notevole strumento di integrazione (ci si allevano i giovani virgulti a diventare i cittadini di domani, lì ci si può allenare a condividere tantissime cose …) e siccome un amministratore deve tutelare gli interessi di tutti (sia dei "belli" che dei "brutti"...) l’amministrazione Bacci avrebbe favorito l'integrazione; innanzitutto aiutando questi nuovi cittadini a mandarceli i figli a scuola; e poi evitando di creare scuole “ghetto”. Il provvedimento amministrativo di proporre il trasporto e la mensa scolastica gratis, insieme alla necessaria collaborazione dei dirigenti scolastici nell’organizzare una distribuzione omogenea degli studenti extracomunitari in tutti i plessi della città avrebbe sortito l’effetto di propiziare l’integrazione dei nuovi cittadini di domani.

È così che si fa integrazione. Facendo si che i ragazzi jesini ed extracomunitari, ciascuno con le proprie culture e le proprie esperienze alle spalle, si “frequentino”, a scuola e fuori dalla scuola. E così che si mitiga e si armonizza la diversità trasformandola in risorsa; ed è sempre così che nascono solide e durature relazioni di amicizia e di rispetto reciproco; ed è, infine, così che si inculca nelle teste sia “jesine” che extracomunitarie il concetto di “tolleranza” (alle moschee come ai crocifissi… tanto per capirci) , come accade ed è già accaduto in gran parte del mondo occidentale che ha affrontato e risolto con successo questo problema.

Nessuno in questa maggioranza ha mai detto o pensato che sarebbe stata una cosa facile realizzare: conservo ancora vivo il ricordo delle discussioni che abbiamo avuto al nostro interno.

Ed ancor più vivo è il ricordo del “fastidio” provato nell’apprendere che qualcuno tra i nostri dirigenti scolastici, invece di provare a capirli e risolverli i problemi (ne paghiamo a tale scopo ben 2 ogni 600 alunni mi pare…) si oppose con tutte le sue forze e, per giunta, con gran “baccano” al progetto di spalmare in tutti i plessi della città gli studenti extracomunitari; e si oppose – pensate - in nome della difesa di non meglio definite “ECCELLENZE” scolastiche jesine. Senza chiedersi nemmeno che “eccellenza” poteva mai essere quella costituita da una scuola che, invece di educare alla civile convivenza, PRETENDEVA di concentrare in uno o due plessi–lager tutto ciò che non fosse stato “jesino purosangue” per paura di esserne in qualche modo contaminato!

E non dimentico nemmeno la vergogna in cui si trasformò quel fastidio quando capii che – sia pure grazie a quelle vaneggiate “eccellenze” – si era formato un diffuso consenso “genitoriale” a mantenerli quei ghetti e quei lager! Che, poi, per la gran parte era tutta gente di sinistra (sigh, come me!) … questi genitori e questi protettori di “eccellenze”!

E mi chiedo ancora dove fosse o dove ancora stia il PD in tutto questo… ah, saperlo, saperlo!

Discorso assolutamente analogo per gli ultimi due punti del volantino (non tema Lucaboni, la “sicurezza” non l’ho saltata, la conservo per ultima…) - quelli relativi ai centri di accoglienza ed ai criteri di assegnazione delle case popolari – in cui, oltre che lasciar intender cose chiaramente “false”, come chiunque può verificare – Lucaboni continua con lo stesso concetto espresso nei primi due punti – quello dell’esclusione e del rifiuto come uniche modalità per affrontare la questione immigrazione.

Intanto, le falsità: non è affatto vero che la nuova Casa delle Genti, un centro di pronta accoglienza per adulti, sia un “covo” di sperpero di danaro pubblico ad appannaggio prevalente dell’immigrazione. Come chiunque può verificare, anche Lucaboni se vuole, è invece una cosa completamente diversa: ogni adulto di sesso maschile (italiano o straniero) che si trovi in stato di estrema necessità (e le statistiche sin qui ci dicono che si tratta in maggioranza di italiani anche se non solo italiani) possono accedere alla struttura tra le 18 e le 20 di ogni giorno per trovare, per non più di 15 giorni consecutivi e per non più di 3 volte all’anno, un cena, un posto letto per la notte, la colazione ed i servizi igienici (alle 8 del mattino tutti fuori).

La struttura è curata dal GUS (Gruppo Umana Solidarietà) che opera da anni nell’ambito dei servizi alla Persona forniti dalla nostra ASP 9. L’istituto, che - al contrario dei locali dell’ex-seminario, anch’essi in corso di ristrutturazione ma ad opera della Caritas per l’avvio di un servizio analogo – è di proprietà del Comune di Jesi, può accogliere contemporaneamente al massimo 16 soggetti e l’attuale collocazione nei locali dell’ex-cascamificio è stata scelta per la sua prossimità sia alla SS76 che alla stazione ferroviaria, come noto, luoghi di transito.

Lo scopo, da un punto di vista pratico, è di predisporre un progetto complessivo di intervento, finalizzato ad attivare iniziative di prevenzione del vagabondaggio, attività di controllo e monitoraggio del territorio, in costante sinergia con le Forze dell’Ordine, e percorsi di recupero sociale degli ospiti.

Da un punto di vista “civile”, lo scopo dichiarato non è soltanto condivisibile, ma è la risposta ad una vera e propria lacuna che ogni comune delle nostre dimensioni dovrebbe colmare al più presto! Insomma, altro che i “NO” di Lucaboni che, specialmente su una faccenda del genere, non si capisce cosa voglia restituire ed a chi….

E poi, c’è l’assegnazione delle case popolari il cui regolamento – probabilmente – Lucaboni nemmeno se l’è letto: invece, questa maggioranza non solo l’ha letto il regolamento ma … l’ha fatto.

Ed, in particolare, Patto x Jesi (la lista civica nel cui ambito sono stato eletto in consiglio), è stata la parte politica che ha voluto nel regolamento un vincolo molto preciso – come dire – di “appartenenza“ per coloro che volessero usufruire di queste assegnazioni, ovvero la residenza nel nostro comune da almeno 5 anni continuativi alla data della richiesta.

Ora, se non perché ci “vivi” (= ci lavori, ci spendi i tuoi soldi, ci mandi a scuola i figli etc. etc.) continuativamente da almeno 5 anni, cos’è secondo Lucaboni, la caratteristica che fa di un persona un nostro concittadino? Il colore della pelle? L’Etnia? O la patente di “razza ariana” o “razza jesina”(!?!) qual dir si voglia! E queste patenti le rilascia lui? E se non lui, chi è che le rilascia? Ce lo dica, così provvediamo e risolviamo per sempre il problema. O no?

E poi - non poteva mancare il pezzo forte – Lucaboni, al centro dei punti elencati nel suo volantino, mette il tema della sicurezza! Di cui evidentemente o “sa” molto poco o ne sa quanto basta ma, irresponsabilmente, agita il tema in maniera quantomeno … irresponsabile.

Facciamo a capirci: dobbiamo tutti aver chiaro nella testa che un presidio “a tutela” o è un presidio armato o, molto francamente - non è! Perché se il presidio è “disarmato”, l’unico effetto che puoi sortire mettendo delle persone a presidio di qualcosa è di mettere a serio rischio la loro incolumità! Ma, a questo punto, non sfuggirà a nessuno (spero) che, se presidio armato deve essere, devi affidare la cosa a dei professionisti, capaci e dalle regole certe e controllate, oppure … meglio lasciar perdere. Sapete cosa significa? Significa molto semplicemente che dovete escludere la polizia municipale, che non ne ha la professionalità (non sono “sceriffi”!) E dovete escludere anche la polizia privata e qualsiasi altro tipo di “ronda” surrettizia, perché sarebbe un presidio senza controllo! Ed è così che – ma, perbacco, guarda un po’ - restano solo le Forze dell’Ordine propriamente dette (Carabinieri, Polizia etc.), formate ed informate di modalità & regole, controllabili nel loro operato e incanalate in una catena di comando dai solidi riferimenti istituzionali. E questo e!

Il punto, caro Lucaboni, è che ognuno deve fare il suo di mestiere. L’amministrazione di un Comune può e deve fare monitoraggio e prevenzione, come la Giunta Bacci ha fatto, sta facendo e continuerà a fare. Mediante la telesorveglianza, ad esempio. Mediante il raccordo continuo e discreto con la Prefettura e le Forze dell’Ordine, che sanno benissimo cosa fare e come (mi pare che ultimamente ne hanno espulso qualcuno di extracomunitari da Jesi, o no?)

Ma questa Giunta lo fa soprattutto mediante azioni sistemiche di “integrazione” sociale e di intercettazione del disagio sociale, quello che porta alla disperazione ed all’illegalità. E che sono le uniche azioni che portano nel medio e nel lungo periodo a risultati certi e duraturi.

Come in Inghilterra, in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, in Canada etc. etc. dove un turbante od una moschea convivono con tutto il resto e dove la probabilità di incontrare sul bus o nei luoghi di lavoro (di qualsiasi tipo…) un indù, un musulmano, un africano o anche… un napoletano (perdonatemi la “lievità” ma, date le mie origini…) è uguale a quella che hai di incontrare un “ariano”!

L’iniziativa della Casa delle Genti, spero Lucaboni lo abbia ormai capito da quanto ho riportato poco fa, non si esaurisce nella mera fornitura di servizi elementari: è soprattutto uno strumento per intercettare la disperazione dei più deboli, extracomunitari o italiani che siano. E ben vengano iniziative come quella che la Caritas sta portando a compimento nei locali dell’ex-seminario. Magari ci fossero risorse per metterne in piedi altre, dico io!

Concludo, Lucaboni. Questa comunità e la Giunta che la rappresenta è un po’ più “avanti” di dove si trova lei ed il suo "G.A.eS”, ed è un po’ “oltre” il colorito (in tutti i sensi…) volantino di cui ci ha gratificato. Se vuole, possiamo fare un po’ di strada insieme sulla via del progresso di questa comunità che, ne sono sicuro, sta a cuore a tutti noi, Lei incluso. Ma bisogna “sforzarsi”, armandosi di tanta buona volontà e pazienza, da profondere soprattutto nello sforzo di “accendere il cervello” prima di esternare, che così, forse, il cervello lo accendono pure gli altri.

Jesi non è nel suo volantino. Non lo è per “storia”, non lo è per “cultura”, non lo è per “intelligenza”. E scommetto anche Lei.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-02-2016 alle 12:50 sul giornale del 18 febbraio 2016 - 2066 letture

In questo articolo si parla di politica, jesi, Alfredo Punzo

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