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Commissione di studio Banca Marche, Bassotti (Carisj): 'A Jesi nessun cadavere nell'armadio. Bianconi? Vi racconto i due incontri"

Una seduta della commissione comunale su Banca Marche 8' di lettura 25/02/2016 - Nella seduta del 25 febbraio della Commissione di studio su Banca Marche, è stata la volta delle fondazioni, che tutte insieme detenevano insieme circa il 50% delle azioni dell'istituto di credito marchigiano, attualmente in liquidazione coatta amministrativa.

Cassa di Risparmio di Jesi, Cassa di Risparmio di Pesaro e Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata. Hanno declinato l'invito della commissione comunale, Macerata e Pesaro.

E' stato invitato per l'audizione anche l'ex presidente della fondazione Carima, che per altri impegni non ha potuto partecipare.

Intervenuto il presidente della fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, Alfio Bassotti. In realtà hanno ricevuto lo stesso invito anche i precedenti presidenti e vice, ma ha risposto positivamente solo il presidente in carica.

"La nostra responsabilità è pari a quella di qualsiasi socio. Approvazione dei bilanci e nomina dei Consigli di amministrazione, altro non possono fare in termini di gestione attiva. Quando le cose andavano bene, le fondazioni avevano un buon dividendo (Jesi tra i 4 e 5 milioni di euro annuali). Così risponde Bassotti, che prosegue: "In questi ultimi 4 anni, invece, questi dividendi sono andati persi, e con la fondazione ci ha perso tutto il territorio". Il primo dato negativo della crisi di Banca Marche è che il territorio dove insistono le fondazioni perde circa 15/20milioni ad esercizio". Il capitale azionario aveva una valutazione molto alta, che ha ttocato il 2,78%. Al mio arrivo le azioni erano già scese a 0,62; altra svalutazione ha impegnato circa 35milioni di euro della Fondazione. Seonda svalutazione da 0,45 a 0,35. A chiusura intorno 50milioni di euro persi. 120 milioni di euro sono andati in fumo. Si poteva evitare? Come si è pervenuti a questo? Intanto nel 2012 la sottoscrizione (a marzo) dell'aumento di capitale: "la fondazione si è opposta ad una ricapitalizzazione che ritenevamo massacrante ed ingiustificata". Questo è uno dei punti alla base della causa contro Banktalia intentata dalla fondazione. "La verità è che la Consob alla fine del dicembre 2011 aveva chiesto informazioni a Bankitalia. a fine anno arriva un quadro roseo, relazione non allarmante! Nella prima semestrale, Banca Marche chiude con un utile, ma nella seconda semetrale succede il finimondo!!".
Questi i passi raccontati in commissione da Bassotti, sui quali era già uscito un precedente articolo (LEGGI QUI).

Da settembre del 2013, dopo il commissariamento, le fondazioni non hanno avuto più contezza ufficiale della situazione, dice Bassotti. "Per due anni e mezzo si è navigato a vista, senza dati, con incontri coi commissari a volte poco cordiali. Sembrava però ci fosse un po' di capitale". Ma sono successe due cose, racconta Bassotti: "i commissari hanno stranamente applicato un parametro altissimo ai fondi di garanzia, circa il 50%. E' stato un massacro del patrimonio, così sono andato a vedere quali erano i moltiplicatori che applicavano gli altri istituti: i parametri andavano tra il 25 e il 35%, quasi la metà. Ridurre della metà la garanzia avrebbe aiutato la sopravvivenza dell'istituto. L'ipotesi per risollevare dalla crisi l'istituto era la creazione di una Bad Bank a cui cedere i crediti deteriorati, ciò avrebbe consentito di avere una entrata significativa ed essere più facilemten rivitalizzata. La storia dei Fonspa è iniziata dopo il commissariamento, sembrava fatta! Sono passati mesi, fino a maggio quando entrò in campo la diligence dei fondi americani che volevano intervenire massicciamente nella ricapitalizzazione.

A gennaio del 2015, il ministro dell'economia avvisa che voleva avviare la procedura per salvare le banche. "Io mi sono allarmato, ho pensao che il fondo sui depositi che garantisce l'eventuale operazione non si fa, perchè magari la garantisce lo stato..? Ecco che tutto si scioglie come neve al sole". Poi è iniziata la contrattazione tra Italia ed Europa. "Le speculazioni finanziarie non hanno cuore, se non per il massimo profitto. Quando abbiamo visto questo balletto con l'Europa ci siamo allarmati".

Bassotti aveva scritto alle autorità regionali e nazionali, quando si discuteva sul Bail in.

Sul futuro, Bassotti non vede tutte rose: "Noi sopravviveremo, riusciremo a fare attività limitandoci al settore culturale e museale. Abbiamo investito su Palazzo Bisaccioni per renderlo il luogo giusto per ospitare mostre e incontri culturali. Riusciremo a reggere, l'azione violenta di contenimento dei costi di gestione che ha fatto ci consentiranno di sopravvivere. Ci rimbocchiamo le maniche tutti, però non possiamo fare volontariato perché ci sono ruoli di responsabilità importanti". Bassotti ha adottato altri tagli per garantire le attività sul territorio.

E' possibile che chi stava nel consiglio di Banca Marche, che sono i consiglieri delle fondazioni e loro espressione, non sapevano nulla? Le fondazioni non hanno mai approfondito sulla rielezione di Bianconi? Sil Fondo Conero, la vendita del patrimonio di Banca Marche a questo fondo, le fondazioni non si sono opposte? Ma perchè nonostante le avvisaglie, le fondazioni non hanno detto no alla ricapitalizzaizone? Queste le domande rivolte dal presidente della Commissione Massaccesi a Bassotti.

"I componenti delle dei consiglieri della fondazione in banca marche. I due nostri storici rappresentati Perini e Calai, non sono stati confermati nell'ultimo consiglio di amministrazione, nè Civalleri come consulente. Sono stati sostituiti tutti e due, e non sono nemmeno più soci della fondazione. Abbiamo fatto piazza pulita. La fondazione di Macerata ha cambiato solo i consulenti tecnici, i componenti sono rimasti. Noi a Jesi non abbiamo cadaveri nell'armadio, poi lo dirà la magistratura se hanno sbagliato o meno. Io so che i consiglieri votano sulla base di una istruttoria fatta dal management su certi criteri, nelle valutazioni delle pratiche, e il consigliere vota sulla base di quello e non so cosa possa aver sbagliato, ma questa è una mia opinione".

Bassotti racconta di aver incontrato Bianconi un paio di volte. Racconta di averci parlato di due questioni: la Banca si era costituta parte civile in una causa contro la fondazione. Ero disposto a transigere per una cifra modesta, che possa essere data in beneficenza. Non si fece nulla. La seconda volta andai da lui per interessarmi della Se.Ba. e della brutta situazione in cui versava. Un terzo del capitale di Se.Ba. era di Banca Marche, feci una proposta per salvarla. Litigammo e andai via. Bianconi aveva una grande adesione del mondo industriale. Addirittura ci sono verbali in cui ci sono i ringraziamenti per il grande ruolo ricoperto da lui.... Parliamoci chiaro, qualche guaio Bianconi l'ha creato. Un Direttore generale che non capisce che dopo l'esposizione di 3 miliardi nel settore immobilare al 2009, negli anni successivi continua ad investirci fino a 6 miliardi, anche senza copertura...se non capisce che sta debordando, è la fine del mondo!".

Bassotti risponde di non sapere nulla del resto. Un altro grave errore è stato fatto nella valutazione del patrimonio della Banca Marche, che secondo me valeva molto di più. Ma quella operazione non ha garantito nemmeno la sopravvivenza.
Le fondazioni che potevano fare? Votare il bilancio, che altro? Nell'unica occasione in cui partecipai ad una assemblea litigai anche con Macerata. Si parlava di fare un'azione di rivalsa, ma occorreva essere precisi e non fare un'azione generica, altrimenti sarebbe stato un boomerang per le fondazioni. In quel momento era rischiosa".

Bassotti ricorda i passi che si stanno percorrendo contro Bankitalia, ritenuta responsabile dei danni arrecati: "Non esiste un tabù, che si chiama Bankitalia, perché "ha danneggiato la fondazione e gli azionisti privati e obbligazionisti. Ma questa è la storia del futuro".

Sull'aumento del capitale, l'approvazione in assemblea poteva essere superata se non versavo la sottoscrizione. Chi ha portato fuori strada è questa richiesta da parte della Consob di informazioni a Bankitalia sull'andamento della Banca. Non mi dite come facciamo a sapere di queste informazioni...una copia è stata trovata, non si sa come è entrata, negli archivi della fondazione. Non c'erano ragioni per non sottoscrivere, ma dai verbali il nostro componente Tardioli si oppose alla sottoscrizione".

Bassoti risponde anche sui titoli upper tier: "Perchè abbiamo sottoscritto di corsa? Avevamo una pistola alla tempia.....Qualora non si fosse provveduto al finanziamneto richiesto di 25milioni, l'automatica conseguenza sarebbe stata la contestuale restituzione di un prestito di 4,3miliardi concesso a suo tempo dalla Banca Marche dalla BCE. Prendemmo la decisione in 24 ore, all'unanimità, convinti che avremmo salvato la banca. Il titolo invece era tossico...".


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it





Questo è un articolo pubblicato il 25-02-2016 alle 14:52 sul giornale del 26 febbraio 2016 - 634 letture

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