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Incontro al Centro Culturale islamico, successo di presenze e di intenti

Amina Dachan alla moschea di Jesi 4' di lettura 03/04/2016 - "Come comunità ci siamo adoperati per portare un messaggio di pace e convivenza e siamo feriti in prima persona quando assistiamo alla strumentalizzazione della nostra fede, che è di pace e di misericordia, per commettere attacchi terroristici. Abbiamo pensato ad un momento di riflessione comune, chiamato impropriamente preghiera, da condividere con la cittadinanza e le istituzioni". Queste le parole di apertura dell'incontro presso il centro culturale islamico Al Huda di domenica mattina, pronunciate dal presidente Youssef Wahbi.


Che, dopo i fatti di Parigi, torna a parlare di "dolore e angoscia per quei drammatici attentati che hanno insanguinato la città di Bruxelles e il parco di Lahore in Pakistan colpendo civili innocenti e bambini.
Gli autori di questi crimini sono, come da sempre andiamo dicendo, terroristi, criminali senza scrupoli, uomini senza valori, senza morale, né etica, e non possono essere associati ad alcuna religione tanto meno all'islam. Il loro comportamento disumano e violento è un’offesa a tutti i valori, di fede, di civiltà e di umanità".

L'occasione di domenica "Dialogando insieme intorno a un tè" è stata unica perché per la prima volta il centro culturale, che è sede del luogo di preghiera, della Moschea, ha aperto le porte ai cittadini, alle istituzioni, per un incontro pubblico. Terminato con la degustazione di tè e dolci tipici preparati dal centro culturale.

"Insistiamo col dire che questo terrorismo che si nasconde e si copre con la nostra religione ci ha infagato ed ha oscurato quello che è invece il nostro messaggio di pace, è qualcosa che non ci rappresenta ma addiritura si ritorce contro di noi. Siamo doppiamente vittime di questo orribile stato di cose, perchè questi criminali utilizzano impropriamente la nostra religione e ci espone ad una tensione mediatica che ci offende e ci aggredice. Invece nel Corano c'è scritto il contrario", prosegue Wahbi che da una lettura di due passaggi scelti per l'occasione:

13. O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato. 49:13

يا أَيُّهَا النَّاسُ إِنَّا خَلَقْنَاكُم مِّن ذَكَرٍ وَأُنثَى وَجَعَلْنَاكُمْ شُعُوبًا وَقَبَائِلَ لِتَعَارَفُوا إِنَّ أَكْرَمَكُمْ عِند اللَّهِ أَتْقَاكُمْ إِنَّ اللَّهَ عَلِيمٌ خَبِيرٌَ

8. Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità.60:8

لَا يَنْهَاكُمُ اللَّهُ عَنِ الَّذِينَ لَمْ يُقَاتِلُوكُمْ فِي الدِّينِ وَلَمْ يُخْرِجُوكُمْ مِنْ دِيَارِكُمْ أَنْ تَبَرُّوهُمْ وَتُقْسِطُوا إِلَيْهِمْ ۚ إِنَّ اللَّهَ يُحِبُّ الْمُقْسِطِينَ

Presenti all'incontro il sindaco Massimo Bacci, la Giunta, il presidente del consiglio comunale Daniele Massaccesi e alcuni consiglieri. Non è il primo momento di incontro: già durante le festività natalizie, alla messa di Natale, il presidente Wahbi era intervenuto per portare il suo saluto all'interno della sala consiliare del comune. Stavolta ha voluto lui stesso invitare l'amministrazione comunale a visitare il centro culturale e la Moschea.
Il sindaco Bacci ha ringraziato per l'invito ed ha colto per invitare ad occupare il posto riservato in consiglio comunale al consigliere straniero, vacante già da diversi mesi. "Ci saranno occasioni di coinvolgimento della comunità islamica che è parte integrante di questa comunità".

Un interessante contributo sulla donna islamica lo ha portato Amina Dachan, sorella della giornalista Asmae e responsabile della scuola presso la Moschea di Ancona. Ha superato l'emozione nel parlare di fronte ad un nutrito pubblico per spiegare il ruolo femminile, abbattendo degli stereotipi legati all'islam: "La donna è molto importante, uomini e donne sono allo stesso livello per la religione. Se teniamo al futuro dei nostri figli dobbiamo continuare su questa strada, disinfettare il linguaggio e far sì che certe parole come "terrorista" e "kamikaze" non si usino più. Noi siamo il mondo e siamo noi a dover lavorare per il bene di questo mondo!". Nella diffidenza verso chi è di fede musulmana, alimentata dagli attacchi terroristici, Amina come donna si sente ancor più attaccata degli uomini: "La donna porta il velo ed è molto più riconoscibile e quindi soggetta di più alla diffidenza rispetto all'uomo. Dobbiamo favorire l'istruzione, non a caso il primo insegnamento del Corano è "Leggi" ", conclude Amina.

La comunità islamica è composta per la maggior parte di credenti originari del Bangladesh ed il loro presidente ha salutato gli intervenuti all'incontro e ringraziato per l'occasione di dialogo che si è creata.

"Ne facciamo un altro che dite?, questa la conclusione del presidente Wahbi che invita tutti i presenti a manenere vivo il dialogo e il percorso di scambio e di integrazione che si è instaurato.


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it







Questo è un articolo pubblicato il 03-04-2016 alle 22:31 sul giornale del 04 aprile 2016 - 1681 letture

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