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Ciclismo: Filippo Simeoni, il 'no' ad Armstrong e il coraggio di rompere il muro di silenzio sul doping

Filippo Simeoni a Jesi 7' di lettura 12/04/2016 - “Filippo Simeoni si racconta” è il titolo dell'incontro pubblico tenutosi alla sala del lampadario del Circolo Cittadino, martedì pomeriggio, dopo l'incontro dell'ex ciclista con gli studenti del Liceo Sportivo Da Vinci in mattinata.


Un'occasione unica per conoscere da vicino un grande campione del ciclismo, che ha avuto il coraggio, come atleta di rompere lo schema malato fatto di opportunismo e menzogne, ma anche il coraggio da uomo di affrontare il pregiudizi, gli insulti dei suoi stessi colleghi italiani, il coraggio di far emergere il mondo, nemmeno tanto nascosto, del doping. E poi i suoi rapporti con Lance Armstrong e il "sistema americano".
Ma Filippo Simeoni è legato alla città di Jesi. "Ringrazio un caro amico che mi ha fatto scoprire (dopo la storia delle "balette") la presenza di Simeoni, quando era un ragazzino poco più che ventenne, nel team Sicc, di cui era presidente Alfiero Latini. E' rimasto qui per diversi anni, poi il professionismo e la denuncia del doping. Ecco perché abbiamo l'onore di averlo qui oggi a raccontarci una storia straordinaria, ed il suo legame con la nostra città", racconta l'assessore allo sport Ugo Coltorti.

Simeoni si è fermato a Jesi dopo il diploma di ragioneria, per quattro anni, poi nonostante la chiamata di un team professionistico e di un altro dilettantistico che gli offrì parecchi soldi, decise di rimanere ancora un altro anno qui. "In questa città - confessa Filippo Simeoni - sono stato trattato come un figlio, non solo da Alfiero Latini, ma anche da Alderino Bartoloni e dalla sua famiglia. Ricordo che al quarto anno, quando arrivarono altre proposte, raccontai subito a Bartoloni e insieme a lui andai a casa di Alfiero per parlare del mio futuro. Quell'incontro mi ha segnato profondamente, perché le parole che mi furono dette da entrambi sui valori veri che un atleta deve possedere, sempre, e su come anche un team debba essere in grado di far crescere i ragazzi in modo sano nello sport e nella vita, sono rimaste impresse nel mio cuore. Poi scoprii il mondo del professionismo e sembrava che senza usare certe sostanze non si poteva proprio arrivare in alto. Purtroppo a 22 anni, ci cascai. Ma, grazie a quelle parole, capii che non era il mio mondo, quello del doping".

Ha partecipato all'incontro proprio Alfiero Latini, l'allora patron del team Sicc, che ha ricordato i "bellissimi anni di passione e amore per il ciclismo, ma anche del modo di gestire un team in maniera seria, trasmettendo valori imprescindibili per un atleta". Un grande appassionato di sport, come Latini, che ormai dice di aver dovuto abbandonare "perchè gli anni non glielo consentono più".
Di Simeoni ricorda doti che non tutti gli atleti possiedono: "Un atleta vero, per il quale salire in bicicletta era sacrificio e sudore. Questo deve essere. Oggi è diverso, non ci sono più atleti disposti a sacrificarsi, a lavorare sodo". Sul doping parla chiaro: "Siamo noi che seguiamo il ciclismo a chiedere sempre di più, l'atleta deve fare più chilometri, deve correre più forte, deve fare sforzi indescrivibili, disumani...".

Lino Secchi, presidente regionale della Federciclismo, conosce personalmente Simeoni, ne ricorda le imprese, anche quando nel 2009 vinse il titolo italiano, si salutarono poco prima della corsa. "Chi poteva immaginare, eppure a 37 anni si rimise in gioco e vinse, mostrando grandi doti di atleta". Oggi il mondo del ciclismo è estremamente controllato, dal passaporto ematico ai controlli anche dei soli spostamenti degli atleti, in caso dovessero essere contattati all'improvviso per una visita a sorpresa. "Adesso viviamo il contrario, tutto sotto controllo ed anche in caso di un atleta che per motivi di salute anche banali si rivolge al medico per curarsi, deve fare molta attenzione ed eseguire una serie di comunicazioni ufficiali. dal punto di vista dei numeri, le Marche hanno tantissime società attive sul territorio, ben 12 gare ufficiali organizzate nella nostra regione, 4 società di ciclismo femminile. Alcuni dati sui controlli antidoping nel 2015: al primo posto l'atletica, il sollevamento pesi, il calcio e al quarto posto il ciclismo (ad una sola lunghezza dai positivi nel calcio). Oggi i controlli sono fatti dalle federazioni, dal Coni, dal ministero..insomma, non si sfugge.

Fabio Luna, delegato provinciale del Coni Marche, non ha portato solo i saluti istituzionali ed alcune informazioni sui controlli antidoping attivati, ma una esperienza personale che per la prima volta racconta in pubblico. Non tutti sanno che Luna all'età di 15 anni era già una promessa del ciclismo e nel '75 inizià la stagione vincendo quattro gare e piazzandosi per due volte al 5 posto. Tutte vittorie consecutive. Poi per un banale colpo di tosse, si fece controllare. Il medico impose lo stop per via di un brutto focolaio, che iniziò a curare con la somministrazione di antibiotici. "Ne presi per 45 giorni, finché andai da un altro medico, che scoperse che ero perfettamente sano. I raggi che avevo fatto ai polmoni erano stati scambiati con un altro paziente, malato veramente. Io nel frattempo avevo preso un sacco di medicinali per nulla. Così dovetti ripulire il mio organismo, poi tornai a correre. Ma non ero più lo stesso. Facevo fatica, tanta fatica... Insomma un episodio che mi toccò profondamente, come le parole che mi furono dette quando poi riuscii a tornare in sella.. Da allora smisi di praticare il ciclismo. Fortunatamente lo sport, con il ruolo che ricopro ora, mi sta dando tante soddisfazioni..ma quell'esperienza non potrò mai dimenticarla".

Filippo Simeoni ha vissuto, nel mondo professionistico, un'esperienza che gli ha cambiato la vita. Nel 2004 Armstrong, al Tour de France, gli si accostò e lo schernì pesantemente per la confessione che aveva fatto. Simeoni aveva già fatto nomi e spiegato come avveniva. E la cosa non era gradita a nessuno. Aveva sconvolto un sistema, forse ancora più grande di Lance Armstrong.

Dopo un breve ritiro, però Simeoni torna e conquista un titolo inaspettato nel 2009, a 37 anni, contro atleti molto più giovani di lui. "Fu una soddisfazione unica, dopo quello che era successo...una gioia immensa". Eppure il team di cui faceva parte la Ceramica Flaminia, venne addirittura escluso dal Giro d'Italia. "Una cosa inaudita, se si pensa che io ero il campione italiano in carica e il team era romano, il Giro quell'anno si sarebbe concluso proprio a Roma...insomma una esclusione decisa dall'alto, su cui sono certo hanno pesato molto le mie dichiarazioni sul doping che avevo già fatto...sono state viste come uno sgarbo anche dagli altri ciclisti. Lì ci mise una cattiva parola Armstrong, ne sono certo, o forse anche più in alto..". Ma lui era il campione in carica, il più in forma, ci spese una buona parola Scarponi, il ciclista di Filottrano. Ancora una volta le Marche in qualche modo entrano nella vita di Filippo, a sostenerlo.

Appena lasciato il ciclismo, ha prevalso in Simeoni la rabbia, il rammarico di aver lasciato così un mondo al quale aveva dato tanto e che si era portato via la sua dignità, la sua credibilità. Ma oggi l'atleta sano che è in lui, coi valori appresi nel suo cammino, a Jesi, insieme a Latini e Bartoloni, ha preso il sopravvento: "Ho creato un team di ragazzini, che è cresciuto in fretta. Organizziamo allenamenti, gare..voglio trasmettere quei valori, far crescere questi giovani ciclisti in una realtà sana. Come Alfiero Latini".









Questo è un articolo pubblicato il 12-04-2016 alle 23:02 sul giornale del 14 aprile 2016 - 2427 letture

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