Integrazione a scuola: l'assessore Campanelli 'E' realtà grazie ai genitori. Con il 'Patto per la scuola' non ci saranno scuole ghetto'

Marisa Campanelli 13/05/2016 - La presenza di studenti extracomunitari in alcune zone più massiccia, rispetto ad altre, può generare classi dove la presenza di alunni che invece conoscono bene la lingua italiana sia quasi azzerata.

Un danno per tutti, non solo per gli studenti extracomunitari che al contrario hanno un impatto con la scuola difficile per via della iniziale barriera linguistica, ma anche un problema sociale.

Perché l’integrazione passa necessariamente per l’ambiente che, dopo la famiglia, i bambini frequentano di più. Col rischio di “ghettizzare” plessi scolastici e zone intere di Jesi.

“Lo avevamo previsto, oltre un anno fa (LEGGI QUI http://vivere.biz/anZ7), che potevano verificarsi situazioni di ‘scuole ghetto’, ecco perché il comune con la collaborazione dei dirigenti scolastici, ha creato il ‘Patto per la scuola’: un sistema di migrazione degli studenti dalla scuola di naturale ubicazione ad un’altra, per meglio distribuire la presenza di alunni non italiani e creare classi omogenee, integrate. - Così l’assessore ai servizi educativi, sociali e pari opportunità Marisa Campanelli, che ribadisce l’importanza di aver adottato misure urgenti per correre ai ripari, già annunciate in tempi non sospetti, un anno e mezzo fa.

E la notizia che trapela in questi giorni, è la scelta di alcuni genitori di bambini italiani iscritti alla prima elementare, che avevano spostato i propri figli dalla scuola Garibaldi alla Mazzini. Con la conseguenza che una prima classe della Garibaldi sarebbe stata composta solamente da bambini extracomunitari. Ma, dopo un incontro con l’assessore, hanno cambiato idea. “Ho personalmente parlato con le famiglie di questi sei bambini, e dico grazie di cuore perché hanno fatto una scelta di responsabilità, mostrando di credere nel bisogno di integrazione, di cui beneficeranno anche i propri figli”.

L’assessore Campanelli è appena tornata da un convegno a Roma organizzato dal Ministero, che ha trattato il tema dell’integrazione sociale nelle scuole, il cui ruolo è determinante. “Mi ha fatto molto piacere constatare che il nostro comune sia stato lungimirante nel creare delle misure che oggi il ministero prende come buone pratiche (Jesi ha adottato già dall’anno scolastico 2014/2015 il ‘Patto per la scuola’, che prevede la migrazione di alunni da un plesso ad un altro, per meglio distribuire gli stranieri nelle classi, garantendo per quegli alunni che aderiscono allo spostamento, mensa e strasporto gratuiti, ndr).

“Non solo perché aumenta il livello di integrazione, si abbassano le disparità sociali e si creano minori sacche di emarginazione nelle città che adottano delle buone pratiche scolastiche, ma gli stessi alunni italiani crescono con un senso di civiltà maggiore, rispettosi di sé stessi e degli altri”, spiega l’assessore, che aggiunge: “Chi critica il fatto che dando agevolazioni ai bambini stranieri che accettano di spostarsi perché si crea una disparità con i bambini italiani, non comprende che innanzi tutto a quelle famiglie si chiede di fare una scelta diversa per i loro figli, portandoli lontano dalle abitazioni e scegliendo a volte il tempo pieno invece di quello modulare. Pertanto si chiede un sacrificio, che neppure una famiglia italiana accetterebbe..il comune non fa regali a nessuno, ma garantisce dei servizi di cui quel bambino non avrebbe bisogno se non si spostasse in una scuola diversa. Solo l’indicatore Isee opera delle esenzioni, e lì non si fa alcuna differenza tra italiani e stranieri, ma decide il reddito. Ricordo anche che ci sono disposizioni precise dal Ministero, che non possiamo ignorare: la Circolare Gelmini del 2010 prevede un massimo di stranieri per ogni classe, che non superi il 30%”.

L’assessore Campanelli tiene particolarmente a dire “grazie alle famiglie dei sei bambini che sono rientrati alla scuola Garibaldi, dando una lezione di civiltà per tutti, sono tornati sui loro passi perché hanno capito che ne beneficerà la città, gli stessi figli.

Il ritorno di questi bambini alla Garibaldi ha permesso la creazione di una classe che a settembre sarà composta da alunni italiani e stranieri in maniera omogenea: “Si è creata una situazione ideale dove gli insegnanti e gli alunni potranno lavorare bene”.


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it





Questo è un articolo pubblicato il 13-05-2016 alle 11:02 sul giornale del 14 maggio 2016 - 2810 letture

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Massimiliano lucaboni

14 maggio, 19:12
Ho ribadito più volte che qui non è in discussione il voler agire per il bene della comunità, qui è in discussione un principio di egualità tra famiglie. Tante famiglie jesine hanno problemi di lavoro, tanti genitori sono cassaintegrati o addirittura senza lavoro eppure pagano regolarmnete una retta che troppo spesso ultimamente non possono permettersi. Favorire una parte comunque minoritaria nel complesso della popolazione scolastica jesina rimane incostituzionale ma sopratutto innesca una situazione di guerra tra poveri che si dovrebbe sempre evitare.




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