Commissione indagine Banca Marche, Pergolesi (M5S): 'Relazione finale superficiale e inadeguata'

Romina Pergolesi 08/06/2016 - “La relazione presentata dalla Commissione di indagine su Banca Marche è assolutamente incompleta e priva di una analisi dettagliata di aspetti cruciali di tutta la vicenda. Ciò impedisce a questa documentazione di essere utile a stabilire pienamente tutte le eventuali responsabilità (ovviamente al di fuori di quelle penali che sta valutando la Magistratura).


Per questo, il lavoro oggi presentato non può essere considerato, purtroppo, uno strumento utile ad impedire che vicende scellerate come quella di Banca Marche si possano ripetere”.
Questo quanto affermato dalla Consigliera regionale 5 Stelle, Romina Pergolesi, nel suo intervento svolto ieri in Consiglio regionale sul lavoro conclusivo della Commissione d'Indagine voluta dall'Assemblea legislativa lo scorso febbraio.

La Pergolesi ha sottolineato il passaggio relativo all'iper lassismo di Banca Marche antecedente al 2011, che ha portato ad un raddoppio degli impieghi in meno di dieci anni, una sovra esposizione verso un unico settore (quello edilizio ed immobiliare), un inadeguato accantonamento rispetto agli incagli e soprattutto alle sofferenze, un mantenimento improprio in bonis dei crediti deteriorati anziché il dovuto declassamento, crediti concessi ad “amici degli amici” mai rientrati.
La Consigliera non ha mancato di far notare come, con accantonamenti forse eccessivi, l' iper lassismo si sia trasformato poi in iper prudenzialità perseguita prima dalla nuova governance dopo il 2012, successivamente, dalla gestione dei commissari a partire dall'autunno del 2013, e infine conclusa con la super svalutazione al 17,6% dei crediti a sofferenza stabilita da Governo e Banca d'Italia con la risoluzione del 22 novembre 2015 .

Sulla vecchia gestione, oltre che sulle responsabilità della governance forse si poteva calcare di più sulle responsabilità delle Fondazioni di Jesi, Pesaro e Macerata che, drogate dalla ripartizioni degli utili che Bianconi garantiva, “non si sono accorte” di quello che nei bilanci avrebbe dovuto essere già ben chiaro. “E non sto a ripetere, cari colleghi, - ha detto - da chi sono formati gli organi di indirizzo delle Fondazioni e da quale area di influenza politica venivano scelti certi ruoli al loro interno.”
Purtroppo, però, come avevamo ben previsto, la Commissione d’Indagine ha girato ben al largo da alcune questioni cruciali che, forse, avrebbero potuto evidenziare ulteriori responsabilità, guarda caso non adeguatamente evidenziate. Nulla o quasi si dice della famosa lettera del 9 gennaio 2012 nella quale Bankitalia effettuava pesantissimi richiami alla dirigenza di BM, invitando persino ad una rivisitazione della sua composizione con figure tecnicamente e professionalmente adeguate.
Probabilmente, se quella lettera fosse stata resa nota, non si sarebbe potuto procedere con l’aumento di capitale che ci sarebbe stato di lì ad un mese. Invece, questa nota fu inviata proprio alla presidenza della Banca e al CdA, in sostanza ai vertici dell'Istituto verso i quali la stessa nota rilevava pesanti criticità.
A quanto risulta dagli organi di informazione Consob ricevette quella lettera solamente il 22 agosto 2013, quasi un anno e mezzo dopo, a “disastro” ormai compiuto. Quello che appare comunque è uno scenario gravissimo che ha portato ignari risparmiatori ad acquistare azioni pensando di compiere un affare.

Sappiamo poi com’è andata a finire. Ecco di tutto questo non c’è traccia nel lavoro del consigliere Carloni e dei suoi compagni d'indagine. Nulla si dice della famosa assemblea dei soci dell’aprile 2013 in cui fu approvato il disastroso bilancio consuntivo 2012 e nella quale venne bocciata la proposta di azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della banca promossa dalla Fondazione CARIMA.
Nulla si dice poi sulla Risoluzione, se non brevi accenni tutti volti a giustificare l’operato di Bankitalia e Governo che in una notte in quel disastroso 22 novembre, hanno azzerato i risparmi di decine di migliaia di azionisti e obbligazionisti subordinati.
Nulla si dice del fatto che fin dai primi di ottobre 2015 diversi parlamentari marchigiani del PD ed i presidenti delle commissioni Finanze di Camera e Senato furono informati di come nei “corridoi” pare già si conoscesse quello che stava per accadere e quali sarebbero state le dinamiche che si stavano sviluppando e che avrebbero portato alla Risoluzione.

Ma le conclusioni "evasive" della Commissione Carloni erano prevedibili, viste le esultanze del Presidente Cerisicoli all’indomani del gravissimo provvedimento che ha comportato per le quattro banche in amministrazione straordinaria, l'azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate. “Credo sia doverosa da parte di questa Assemblea una risposta politica concreta a tutela dei risparmiatori depredati di diritti sanciti dalla Costituzione e dalla EU”: per questo la Pergolesi ha presentato una risoluzione che è stata sottoscritta dai Consiglieri Maggi, Giorgini, Fabbri, Leonardi, Zaffiri, Zura, Malaija, Bisonni e Celani, che impegna la Giunta regionale a mettere in campo ogni azione, anche nei confronti del Governo, del Parlamento e di Bankitalia, al fine di: rivisitare la disposizione sulla segretezza di cui all’art. 5 del decreto legislativo 180/2015; valutare la piena congruità con i principi costituzionali sulla tutela delle proprietà di cui all’art.42 della Costituzione e all’art. 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nonché l’adozione in via precauzionale di correttivi ex post volti a evitare e/o limitare i rischi sopra esposti e ripristinare i diritti eventualmente non rispettati di azionisti e obbligazionisti subordinati sui quali sono ricadute le conseguenze del “Salva Banche”; verificare la piena correttezza delle azioni intraprese a seguito della Risoluzione del 22 novembre 2015 con particolare riferimento alla loro irreversibilità e/o alla possibilità che le stesse permettano l’eventuale ripristino dei diritti a seguito della acquisizione della Valutazione Definitiva ex post, rimuovendo ogni atto che abbia carattere definitivo ed irreversibile che impedisca od ostacoli il ripristino dei diritti di cui agli articoli 25 e 29 del Decreto legislativo 180/2015 nonché dell’art.36 della direttiva 2014/59/UE; rivedere la svalutazione al 17% delle sofferenza avvenuta con l’avvio della Risoluzione, anche in base a quanto riportato in premessa; richiedere al Parlamento provvedimenti che permettano di ottenere dalla gestione dei crediti in sofferenza da parte della Bad Bank e/o nella cessione della Bridge Bank il ripristino dei diritti di risparmiatori ed obbligazionisti azzerati.


da Romina Pergolesi
Consigliere regionale M5S





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-06-2016 alle 17:41 sul giornale del 09 giugno 2016 - 1153 letture

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