Dimensionamento scolastico, la risposta del liceo classico in una lettera aperta all'Itas Galilei

Liceo classico Vittorio Emanuele II Jesi 2' di lettura 08/06/2016 - Il Dirigente Scolastico prof.ssa Costantina Marchigiani risponde con una lettera aperta al Dirigente e ai docenti dell’ITAS Galilei in merito alla questione del dimensionamento scolastico.


“Questa è una risposta alle accuse immotivate e ingiustificate del Dirigente e dei docenti dell’ITAS Galilei in merito alla questione del dimensionamento scolastico. Non si può pensare di sostenere la propria posizione denigrando gli altri; capiamo la rabbia, ma certo noi non ne siamo responsabili: in effetti l’errore è stato fatto quando è stato concesso un indirizzo di Liceo a un Istituto tecnico per motivi non certo didattici e soprattutto perché ha consentito a Jesi l’esistenza di due indirizzi di Liceo Economico Sociale.

Il Liceo Classico ha visto la trasformazione del Liceo delle Scienze Sociali in Liceo Economico Sociale e del Liceo Socio-psico-pedagogico in Liceo delle Scienze Umane.

Pertanto coesistono questi due indirizzi ognuno con le proprie specificità: la presenza delle Scienze Umane accanto alle lingue moderne Inglese e Francese nel primo indirizzo, sempre la presenza delle Scienze Umane accanto al Latino nel secondo indirizzo.

Si comprende così che il Liceo Classico e l’Itas Galilei sono scuole diverse perché hanno una diversa mission, ma non perché loro hanno fatto sacrifici e noi no, accettano diversamente abili e stranieri e noi no, hanno capito la modernità pedagogica e noi no.

La nostra scuola, infatti, è aperta a tutti, abili, diversamente abili, italiani e stranieri: proprio quest’anno abbiamo accolto nel nostro laboratorio teatrale alcuni alunni diversamente abili anche dell’ITAS Galilei.

Facciamo sacrifici e sperimentiamo la modernità offrendo la qualità pedagogica e psicologica e contemporaneamente la disponibilità e l’empatia verso ogni tipo di problematica.
Nessuno ci ha regalato niente, anzi ci è stato tolto ciò che ci spettava e non abbiamo fatto tante tragedie né ostentato la nostra superiorità sugli altri.
Se la legge prevede il dimensionamento delle scuole, il dimensionamento va fatto in modo razionale, cioè rispettando le tipologie di scuola e non creando ibridi tecnico-liceali”.


da Liceo Classico “Vittorio Emanuele II\" Jesi




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-06-2016 alle 18:34 sul giornale del 09 giugno 2016 - 9456 letture

In questo articolo si parla di attualità, jesi, istituto galilei, dimensionamento scolastico

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Alfredo Punzo

09 giugno, 09:55
Ahimè, è proprio l'intero dibattito che si sta sviluppando intorno a questa questione - non questa lettera aperta in particolare e, comunque, non più di altri interventi - ad essere rivelatore di un modo di affrontare le cose ormai non più attuale rispetto alle esigenze formative della società. Personalmente, non credo sia né efficace e nemmeno efficiente (oltre che culturalmente poco dignitoso...) rispetto alle questioni fare la battaglia dei 600 iscritti (tanti ne servono oggi nelle Marche per mantenere l'autonomia di un istituto, che è una cosa che non ho mai capito veramente cosa significhi a parte mantenere 2 dirigenti...) o del chi si accorpa a chi o di chi si smembra e come, oltre che perché! Sogno degli istituti di scuola media superiore che accolgano almeno 3000/4000 studenti, un solo preside, un solo dirigente amministrativo e un numero (limitato, per carità) di coordinatori di corso. E sogno una scuola media superiore differenziata soltanto in due tipologie, una mirata a produrre un percorso formativo "conclusivo" (quindi con delle specifiche attitudini a formare per il "saper fare") ed una dedicata ad un percorso che presuppone la formazione universitaria come scelta successiva. Le due tipologie potrebbero addirittura avere molti corsi in comune e, comunque, è all'interno di queste uniche due tipologie che andrebbero selezionati gli indirizzi, lasciando gli studenti liberi di "confezionarsi" il proprio percorso mediante la "scelta" dei corsi, beninteso, all'interno di paletti formativi molto precisi e potendo scegliersi anche gli orari più consoni alle proprie esigenze, insomma, un po' come si fa per i piani di studio universitari.
Ah, non storcere il naso, non dico nulla di nuovo, è quello che si fa da tante altre parti in Europa e nel mondo.
Invece, la discussione che sento fare suona particolarmente "sterile" ed "infruttuosa", difende punti di vista contrapposti che, francamente, faccio molta fatica persino a capire: vorrei sentire altri tipi di discussione, anche oggi in Provincia dove alle 16 sono stato convocato nella mia qualità di consigliere ad una seduta di commissione su questo tema.... Vedremo cosa salta fuori anche se temo che, con l'equilibrismo sterile che caratterizza questa maggioranza provinciale, temo venga fuori molto poco. Il problema vero - ossia come fare, all'interno dei paletti nazionali all'interno dei quali "dobbiamo" stare (altro che "la buona scuola"), ad adeguare l'offerta formativa alle esigenze della società, purtroppo - ho paura che rimarrà lì....anche se , proprio all'interno di quei paletti, si potrebbe fare moltissimo!




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