Referendum costituzionale, a Palazzo dei Convegni un incontro sulle ragioni del no

referendum generico 14/06/2016 - Sabato 11 giugno alle 18, presso il Palazzo dei Convegni di Jesi, si è tenuta una conferenza sul tema “Le ragioni del no” alla Riforma Costituzionale su cui è indetto il Referendum confermativo nel prossimo ottobre.

Relatori sono stati il Prof. Nicola Viniello (docente di Diritto all’Istituto G. Galilei di Jesi) e il Prof. Roberto Mancini (Ordinario di filosofia teoretica l’Università di Macerata). Moderatrice la Sig.ra Carmen Contardi in rappresentanza del Comitato per la Democrazia Costituzionale (CDC), che si è recentemente costituito a Jesi.

il Prof. Nicola Viniello, che ha introdotto l’incontro, si è soffermato sulla nascita della Costituzione Italiana definendola “miracolo di sintesi fra le diverse culture politiche (cattolica, marxista e liberale).” I costituenti infatti erano accomunati dall’intento di evitare una possibile futura deriva autoritaria in un’Italia già duramente provata dall’esperienza della dittatura fascista.

Il Prof. Mancini successivamente ha esposto le ragioni tecniche e politiche secondo cui l’eventuale vittoria del Si trasformerebbe nei fatti, senza dichiararlo, la nostra Repubblica da Parlamentare a Presidenziale ma senza quei contrappesi fondamentali che equilibrano i regimi presidenziali espliciti. Da un Governo democratico, frutto della mediazione fra le varie espressioni della volontà popolare, espressa proporzionalmente nel Parlamento, si passerebbe ad un “Premierato assoluto” caratterizzato dal prevalere di un unico partito politico sugli altri grazie anche alla presenza di una legge ipermaggioritaria come l’Italicum . La conseguenza sarebbe lo spostamento del conflitto sociale dalle aule parlamentari alle piazze. In contrasto con uno degli obiettivi principali della nostra Costituzione vigente che è la pace sociale.

Chi dice che con questa riforma non si andrebbero a toccare i principi della convivenza e della crescita civile, affermati nella prima parte della Costituzione, a nostro avviso non è ben documentato .

Infatti la seconda parte della Costituzione indica gli strumenti a cui lo stato ricorre per attuare i principi esposti nella prima, per cui mutando la seconda parte della Carta vengono vanificati i principi della prima .

Questi principi sono la sovranità popolare, che si può esprimere solamente con una legge elettorale (sostanzialmente proporzionale) che rispecchi le differenze ideologiche ed economiche (Art 1), il dovere inderogabile della solidarietà politica, economica e sociale (Art.2), il diritto all’uguaglianza di tutti i cittadini non solo di fronte alla legge ma anche in termini di diritti sociali, politici ed economici (Art.3), la difesa della libertà individuale e della dignità umana attraverso la garanzia del lavoro (Art.3 e 4), la promozione delle autonomie locali (Art.5), la tutela del paesaggio (art.9), il diritto d’asilo dei rifugiati stranieri (Art.10), il ripudio della guerra come strumento d’offesa (Art.11) .

Questi sono gli obiettivi da raggiungere attraverso l’applicazione della seconda parte della Costituzione, tutti traditi dalle riforme in atto.

Il disegno politico è chiaro: il progetto di riforma costituzionale prosegue nella demolizione della prima parte della Costituzione, in linea con varie riforme del lavoro, della scuola, della legge elettorale e del c.d.”salva italia”, verticalizzando il potere a tutti livelli. Il mito del mercato e dell’efficienza tecnica ha sostituito l’obiettivo della promozione e tutela della dignità umana.

Questa riforma viene presentata come risposta alle esigenze di governabilità, di semplificazione e di risparmio sui costi della politica. Il Prof. Mancini ha dimostrato, dati alla mano, che in realtà la riforma lungi dal risolverli aggraverebbe i problemi. Queste esigenze potevano essere risolte benissimo in altro modo, lavorando sui regolamenti parlamentari e allargando gli spazi della democrazia partecipata e non riducendoli.

Ma questa strada, quella indicata dalla prima parte della Costituzione, contrasta con gli interessi dominanti della finanza internazionale che sta ricattando i Governi nazionali imponendo loro l’accentramento dei poteri e il pugno di ferro contro ogni forma di ribellione al loro strapotere economico. Occorre uno scatto di orgoglio contro lo stravolgimento maldestro della nostra Costituzione.

Come? Uscendo di casa, superando l’individualismo, dando una mano al Comitato, aderendo all’Appello, frutto di un lavoro comune al di sopra delle diverse sensibilità politiche e culturali (via e-mail o pagina facebook).


dal CDC
Comitato per il No al referendum Jesi





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-06-2016 alle 23:21 sul giornale del 15 giugno 2016 - 806 letture

In questo articolo si parla di attualità

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/ax9J