Mons. Gerardo Rocconi: il Vangelo di domenica 26 giugno

Gerardo Rocconi 26/06/2016 - Il Vangelo di domenica 26 giugno.

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio .

Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». Parola del Signore

CHI SONO IO PER VOI?

Ricordate? Nel vangelo che abbiamo letto domenica scorsa, Luca ci ha raccontato di una domanda importante di Gesù rivolta ai suoi discepoli: Chi sono io per la gente... e per voi? Gesù aveva posto questa domanda perchè i discepoli capissero chi erano chiamati a seguire. Certo, Gesù era il Messia, l’inviato di Dio. Ma subito aggiungeva: Il Cristo deve soffrire, morire, poi risorgere. Questo è il vero Cristo e seguirlo vuol dire lasciarsi coinvolgere, fare la sua stessa strada.

VERSO GERUSALEMME

Chiarito questo, Gesù si incamminò decisamente verso Gerusalemme. Gerusalemme è il luogo dove il profeta deve dare la sua massima testimonianza e deve morire. Gesù, cosciente della sua missione, indirizzò decisamente là il suo cammino. L’evangelista ci fa capire che non si tratta semplicemente di un orientamento geografico, ma di un atteggiamento interiore: Gesù voleva compiere la sua missione di obbedienza . E chi voleva essere suo discepolo, lo doveva seguire per la stessa strada, verso Gerusalemme, con tutto ciò che questa espressione significava.

TRE PERSONAGGI

A questo punto Luca ci presenta tre personaggi, che rappresentano tre modi di porsi di fronte a Gesù.

Il primo. Si tratta i uno che si fa avanti e dice a Gesù: Ti seguirò anche se vai lontano. E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Dalla risposta tagliente di Gesù, possiamo intuire che forse in lui non c’era retta intenzione. Forse cercava un motivo di prestigio. Forse pensava ad una bella figura. Rappresenta coloro che si dicono cristiani, ma senza aver capito fino in fondo cosa vuol dire seguire il Maestro. E allora Gesù sottolinea che non è facile seguire Lui. Con quella risposta Gesù voleva togliere l’illusione di essere suoi seguaci senza dover faticare. Ci teneva a dire che seguirlo è fatica, è croce.

Il secondo. Gli disse Gesù: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Certo, la risposta di Gesù ci appare inconcepibile. In realtà Gesù intendeva affermare che chi non segue lui è come chi si preoccupa di cose morte, cioè cose vuote e insignificanti. Il suo discepolo ha cose ben più importanti da fare. Di fronte alla priorità e alla sublimità della chiamata del Signore e alle esigenze del Vangelo tutto deve passare in second’ordine, tutto diventa piccolo.

E finalmente arriva un terzo personaggio che disse a Gesù:«Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». Anche al terzo Gesù chiese di non perdere tempo. Chiese una risposta decisa. Chi segue Gesù non può permettersi ripensamenti.

QUEL TESORO CHE E’ GESU’

Ci sembra di vedere oggi un Gesù che allontana la gente. Forse è così! Ma Gesù non può fare diversamente. Infatti è molto impegnativo quanto lui chiede, ma la posta in gioco è altissima: è addirittura il Regno di Dio.

In un’altra occasione Gesù diceva che chi seguiva lui è come se avesse trovato un tesoro: per averlo valeva la pena spendere tutto.

Il vero danno allora non è dover percorrere una via impegnativa; il vero danno è perdere Gesù, l’unico Salvatore del mondo.

Andare dietro a Gesù è fonte di consolazione, di pace, di vita per l’oggi e per l’eternità: è poter fare l’esperienza dell’amore sconfinato di Dio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-06-2016 alle 09:59 sul giornale del 27 giugno 2016 - 842 letture

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