Giornata del rifugiato, l'Assessore Butini 'Vale la pena...'

27/06/2016 - 'Vale la pena di rispondere a chi cerca di suscitare polemiche in merito alla manifestazione “One World”, tenutasi anche quest’anno a Jesi per celebrare la Giornata mondiale del rifugiato? Probabilmente no, chi si muove in questo modo non è fra quelli che “ascoltano per capire” (cito Barbara Traversi) ma piuttosto fra coloro che colgono ogni occasione per mettersi sotto i riflettori.

Proporre però un'interpretazione errata della manifestazione e commenti davvero fuori luogo - ma certo, se vengono da chi non c’era! - rischia di deviare le opinioni di altri e di alimentare inutili polemiche se non addirittura tensioni. Se chi si è sentito addirittura “provocato” dalla manifestazione fosse stato invece presente avrebbe forse compreso che fili conduttori della serata erano un’occasione di approfondire la conoscenza del fenomeno migratorio (compresa la differenza fra rifugiati e migranti economici) ed una dimostrazione simbolica della capacità di accoglienza, manifestata dal condividere un momento di preghiera, per i credenti, ed una cena. Nutrimento dell’anima e del corpo messi a disposizione da chi può nei confronti di chi si trovi in una situazione di disagio. Cristiani ed islamici sono la maggioranza fra i rifugiati. E dal momento che la comunità islamica si è resa disponibile a mettersi alla prova su questi temi perché rifiutarne la collaborazione?

A Jesi sono tante le realtà attive nell’assistenza a chi, jesino o straniero, si trovi in difficoltà; associazioni e singoli individui, laici e religiosi, erano tutti rappresentati l’altra sera, molti erano presenti; nessuno fra loro era lì per essere protagonista di uno “show”; hanno piuttosto, tutti, colto l’occasione per conoscere meglio altre persone e probabilmente per conoscere meglio anche se stessi. Per arricchirsi ed essere meglio preparati a dare un contributo costruttivo alla discussione che verosimilmente dovremo abituarci ad affrontare sul tema dell’afflusso di rifugiati e richiedenti asilo. Perché se pensiamo che basti dire “non- nella-mia- città” allora rischiamo davvero che qualcuno decida per noi. Le nostre tradizioni, culturali, storiche o religiose, sarebbero una barriera alla conoscenza di altre culture ed alla condivisione di esperienze? Se fosse così ne saremmo davvero cattivi testimoni! Allora perché studiare, perché viaggiare e conoscere il mondo, perché adoperarsi per accogliere nella nostra città visitatori e turisti? E’ proprio il contrario: la nostra storia, culturale e sociale, nazionale e cittadina, collettiva ed individuale, è la forza che mettiamo in campo quando ci troviamo ad affrontare una sfida, è ciò che mettiamo sul nostro piatto della bilancia quando andiamo ad un confronto. Maggiore la nostra conoscenza, maggiore la nostra forza, o no? Non è un caso che una delle azioni dell’Amministrazione in questi ultimi anni sia mirata proprio alla riscoperta di luoghi, persone e valori espressione del nostro territorio.

Perché una cosa è essere “testimone” orgoglioso della propria storia e delle proprie tradizioni e come tale comportarsi, altro è esserne “prigioniero”, chiuso ad ogni confronto, vittima forse anche di strisciante e malcelato razzismo.


da Luca Butini
Vicesindaco ed Assessore alla Cultura





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-06-2016 alle 13:09 sul giornale del 28 giugno 2016 - 811 letture

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