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Stagione Lirica, si inizia con l'opera 'Adelson e Salvini' di Bellini

7' di lettura 09/11/2016 - Presentato mercoledì 9 novembre in conferenza stampa, alla presenza degli artisti, il titolo inaugurale della 49ª Stagione Lirica di Tradizione del Teatro G.B. Pergolesi di Jesi, Adelson e Salvini di Vincenzo Bellini, che debutta in un nuovo allestimento venerdì 11 novembre alle ore 20,30 e domenica 13 novembre alle ore 16.


A parlare dell’opera, Luca Butini assessore alla cultura di Jesi, William Graziosi amministratore delegato della Fondazione Pergolesi Spontini, Vincenzo De Vivo direttore artistico della Stagione Lirica, e gli artisti di Adelson e Salvini con il direttore d’orchestra José Miguel Perez Sierra, il regista Roberto Recchia, lo scenografo Benito Leonori, la costumista Catherine Buyse Dian. Il titolo, è stato detto in conferenza, sta attirando l’attenzione del pubblico e della critica internazionale: molti gli studiosi di musica e gli appassionati di Bellini che verranno al Teatro Pergolesi per assistere alla prima messa in scena di una nuova edizione critica della prima opera composta da Vincenzo Bellini. Per l’occasione, l’allestimento jesino sarà registrato in dvd dalla casa discografica Bongiovanni.

Adelson e Salvini inaugura la 49ª Stagione Lirica di Tradizione del Teatro G.B. Pergolesi di Jesi, nell’ambito della Stagione Lirica unica “Opera Ancona Jesi”, con titoli del grande repertorio e preziose rarità musicali nei palcoscenici delle due città, sotto il comune tema “Amore, gelosia, tradimento, follia: ritratti di donna”. Il dramma per musica in tre atti, adattato da un libretto di Andrea Leone Tottola, va in scena grazie ad una coproduzione tra Fondazione Pergolesi Spontini e Teatro Massimo “V. Bellini” di Catania.
Lo spagnolo José Miguel Perez Sierra, una presenza consolidata in Italia, dal Rossini Opera Festival al San Carlo e al Verdi di Trieste, dirige a Jesi il titolo belliniano dopo aver diretto Donizetti a fine ottobre a Bilbao.
La regia è di Roberto Recchia, che inaugurò il Pergolesi Spontini Festival 2005 con un indimenticabile Petit train de plaisir nel deposito delle locomotive di Falconara.
Le scene sono di Benito Leonori, le luci di Alessandro Carletti; firma i costumi Catherine Buyse Dian, costumista impegnata in numerose produzioni internazionali tra cui la collaborazione con “The Young Pope” di Paolo Sorrentino. Nella compagnia di canto, protagonisti sono Rodion Pogossov nel ruolo di Lord Adelson e Merto Sungu in quello di Salvini; l’orfana Nelly è Cecilia Molinari, giovanissima scoperta rossiniana al suo primo Bellini. Fanny è Sara Rocchi, Madama Rivers è Giovanna Lanza, Baurzhan Anderzhanov è Struley, Bonifacio è Clemente Antonio Daliotti e Geronio è Enrico Marchesini.
L’Orchestra è la Sinfonica “G. Rossini”, il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è diretto da Carlo Morganti.

L’opera è proposta nella versione originale, quella effettivamente eseguita a Napoli nel Carnevale 1825 e scritta dal giovanissimo compositore al termine dei suoi studi di conservatorio, con i dialoghi parlati ed il ruolo del basso buffo cantato in napoletano.
L’edizione critica proposta, a cura di Casa Ricordi, rappresenta nella maniera più completa possibile lo stato attuale delle conoscenze intorno ad “Adelson e Salvini”, dopo il rinvenimento nel 2001 di fonti precedentemente sconosciute, emerse nel Fondo Mascarello della Biblioteca del Conservatorio di Milano, che hanno consentito di integrare le ridisegnare radicalmente ciò che si credeva di sapere sull’opera e di integrare le lacune di autografi e manoscritti già noti. La vicenda è ambientata nel XVII secolo in un castello irlandese; al centro della trama, due amici (il nobile Adelson e l’artista Salvini) e l’amore per la stessa donna, l’orfana Nelly, tra colpi di scena, sotterfugi e rapimenti. Nella lettura registica di Roberto Recchia, “più che la specificità irlandese è rilevante che il protagonista, l’italiano Salvini, si trovi su un’isola, che circonda con il suo mare la prigione senza sbarre in cui si trova rinchiuso (volontariamente), ospite dell’amico Adelson. Molto forte nella partitura la presenza dell’Italia, grazie soprattutto al peso rilevante di Bonifacio Voccafrolla, che supera i limiti normalmente concessi al versante buffo nel genere semi-serio.
E così in Adelson e Salvini finisce per esserci molta più Italia che Irlanda, come se il pittore e il suo amico napoletano, nella trasferta sull’isola, in valigia si fossero portato pasta, pommarola e cuccuma. Abbiamo quindi deciso di sfruttare questa contraddizione tra la connotazione forte dell’ambientazione e la contemporanea “genericità” di linguaggio drammaturgico e musicale per sottolineare gli altri due aspetti che emergono chiari dal libretto: la follia di Salvini e la sua professione di pittore. Follia tutta romantica e non certamente patologica in senso moderno: Salvini è discendente diretto di Werther, vittima di un’irrequietezza romanticamente giovanile e di un amore impossibile e convenzionale, e tenterà più volte il suicidio per sfuggire al suo demone.
Questa “follia” si traduce, sulle tele di Salvini, in ritratti mai terminati, dove a mancare è sempre il volto dell’amata, al punto che l’insipida Fanny si sente autorizzata a credersi lei l’oggetto del desiderio dell’attraente italiano.
L’Irlanda che vedremo in scena, a questo punto, è il frutto della fantasia del pittore: le grandi tele dipinte diventano fondali e quinte teatrali di una rappresentazione che probabilmente avviene nella fantasia del protagonista (in omaggio anche alla destinazione originaria dell’opera che Bellini scrisse per il Conservatorio come saggio finale e quindi rappresentata, si suppone, con mezzi teatrali limitati). Con Benito Leonori e Catherine Catherine Buyse Dian abbiamo cercato di portare questi due aspetti – pittura e follia - all’estremo: come modello pittorico abbiamo scelto quello di William Etty, pittore inglese attivo negli anni belliniani, che con la sua ossessione per il nudo e con le sue tele sovente non terminate ci sembrava ben tradurre il tormento folle di Salvini. E anche nello stile dei costumi, l’intento è quello di restituire tutti gli altri personaggi come emanazioni del pennello del pittore: di foggia ottocentesca ma realizzati con tela grezza, sui quali la pittura interviene a definire le forme e i dettagli, anche questi non terminati, in un work in progress che vuole definire l’incubo irrazionale in cui si è rinchiuso il protagonista”.

Tra le iniziative “Intorno alla 49^ Stagione Lirica del Teatro Pergolesi”, oltre alle Guide all’ascolto ed il “libretto in 30 minuti” a cura di Elena Cervigni al Teatro Pergolesi, e alle conversazioni con aperitivo a tema “Happy Opera” nei locali del centro, da segnalare che mercoledì 9 novembre inaugura a Jesi – alle ore 18,30, presso Pinacoteca Civica (Galleria degli Stucchi di Palazzo Pianetti) - la mostra fotografica ad ingresso libero “Foto senza fili” di Adriana Argalia.
A due anni dalla presentazione pubblica del catalogo Libràrsi, l’artista jesina torna a proporre un poetico racconto per immagini, ispirata dai protagonisti del SocialOpera, un articolato percorso intorno al melodramma proposto dalla Fondazione Pergolesi Spontini al mondo delle scuole, della disabilità e del disagio sociale. La mostra sarà inaugurata alla presenza dell’Artista e delle autorità cittadine, e resterà aperta fino al 4 dicembre a Palazzo Pianetti (da martedì a domenica 10- 13 e 16 – 19) per spostarsi poi dal 7 dicembre al 4 gennaio nella Biblioteca La Fornace – Tunnel eFFeMMe23 di Moie di Maiolati Spontini. La mostra è realizzata dalla Fondazione Pergolesi Spontini in collaborazione con Comune di Jesi (Assessorato alla Cultura, Assessorato ai Servizi Sociali, Pinacoteca civica), e Comune di Maiolati Spontini (Assessorato alla Cultura, Assessorato ai Servizi Sociali, Biblioteca La Fornace.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-11-2016 alle 17:46 sul giornale del 10 novembre 2016 - 818 letture

In questo articolo si parla di teatro, jesi, spettacoli, fondazione pergolesi spontini

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