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La recensione: Adelson e Salvini per la prima volta in scena nel contesto di 'Opera Ancona Jesi'

Adelson e Salvini 3' di lettura 17/11/2016 - La stagione lirica per il progetto "Opera Ancona Jesi" prosegue al Teatro Pergolesi con Andelson e Salvini di Vincenzo Bellini, uno spettacolo poco conosciuto, primo tentativo operistico del giovane Bellini, basato sul romanzo di François-Thomas-Marie de Baculard d'Arnaud, Épreuves du Sentiment (1772).


Adelson e Salvini è un'opera di difficile rappresentazione a causa delle svariate revisioni cui il compositore la sottopose; due sono le versioni ufficiali, una prima più autentica, tratta principalmente da un manoscritto autografo di Bellini, meno rifinita e piena di correzioni (a quel tempo Bellini aveva appena terminato gli studi al conservatorio) ma proprio per questo più sincera ed autentica.
La seconda versione, più rielaborata (riduzione degli atti da tre a due e sostituzione dei dialoghi parlati con i recitativi), è considerata meno "vera" e fu rappresentata a teatro solo dopo la morte del compositore.
Nel 2001 grazie al ritrovamento di fonti emerse nel Fondo Mascarello della Biblioteca del Conservatorio di Milano, è stato possibile colmare alcune lacune e ricostruire più accuratamente la versione della prima messa in scena, quella effettivamente eseguita a Napoli nel febbraio 2015, la stessa che è stata presentata al Teatro Pergolesi con la regia di Roberto Recchia e il giovane Maestro José Miguel Perez Sierra sul podio dell'Orchestra Sinfonica G. Rossini.

Andelson e Salvini è la storia di due amici, un nobile irlandese ed un pittore italiano, che per incomprensioni e macchinazioni esterne si trovano ad amare la stessa donna, solo alla fine verrà svelato il malinteso. Dopo l'Introduzione orchestrale il sipario si apre sull'atelier dell'artista Salvini, cavalletti e tele si sovrappongono su più livelli e l'alternanza delle scene è scandita dallo scorrere di un sipario, anch'esso dipinto.
Ciò che rende quest'opera immediatamente distinguibile dai più famosi spettacoli operistici è la presenza importante di dialoghi; il canto lascia spesso il passo a parti recitate che alleggeriscono la storia e contribuiscono alla forte caratterizzazione dei personaggi. Massima espressione di ciò è il personaggio di Bonifacio una sorta di cantastorie che irrompe con buffi intermezzi in dialetto napoletano.
Bonifacio, abilmente interpretato da Clemente Antonio Daliotti, è un narratore esterno che non partecipa direttamente alle vicende ma amalgama e tira le fila della storia.
Di certo non facile i ruoli dei due protagonisti maschili, Merto Sungo e Rodion Pogossov, rispettivamente Adelson e Salvini, chiamati ad affrontare dialoghi non cantati in lingua italiana.
E' sempre il parlato ad enfatizzare e farci conoscere il lato frivolo delle due donne, Nelly e Fanny, interpretate da Cecilia Molinari e Sara Rocchi.
Il personaggio più cupo spetta a Baurzhan Anderzhanov, mentre Enrico Marchesini è Geronio, confidente di Struley e Giovanna Lanza recita nel ruolo di Madama Rivers.

A supportare canto e recitazione è il Coro Lirico Marchigiano V. Bellini, guidato dal maetro Carlo Morganti.

La stagione "Opera Ancona Jesi" proseguira con altri tre appuntamenti: il dittico Cavalleria Rusticana e Pagliacci, 2 e 4 Dicembre; La Scuola de' Gelosi, 13 e 15 Gennaio e il nuovo allestimento de La Traviata, 3 e 5 Febbraio.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-11-2016 alle 11:34 sul giornale del 18 novembre 2016 - 767 letture

In questo articolo si parla di spettacoli, Elena Sagrati

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