Chiaravalle: Chiaravalle più bella a colloquio con l'assessore Favi

Associazione Chiaravalle più bella 7' di lettura 05/02/2017 - Per una “Chiaravalle più bella” ... rispondono: Francesco Favi: insegnante di materie letterarie, da tanto tempo impegnato ed appassionato in ambito teatrale, musicale ed artistico. Da quasi quattro anni svolge il ruolo di Assessore alla pubblica istruzione, alla cultura, alle politiche giovanili, al turismo ed alla cultura dello sport presso il Comune di Chiaravalle.

Cosa potrebbe significare dal tuo punto di vista, puntare verso una “Chiaravalle più bella”?
Certamente, il nostro impegno maggiore, è stato quello di trovare un tema conduttore, una sorta di filo conduttore, su cui inanellare le varie iniziative che, di volta in volta, abbiamo proposto. Ad esempio, il primo anno della nostra amministrazione si è intitolato la Città (In)visibile, vale a dire la consapevolezza che occorre nutrire lo spirito, scommettendo sui patrimoni immateriali non meno che su quelli materiali.
Perché questo titolo? perché è sempre stata una mia convinzione quella di pensare che Chiaravalle, abbia una grande bellezza nascosta, segreta. Questo, se vogliamo, vale un po per tutta la regione Marche, un territorio che, da un lato, presenta bellezze superlative: il Conero, le Grotte di Frasassi, la varietà di paesaggi, dei linguaggi, dei folklori; dall'altro però, vive un certo isolamento, una certa marginalità, aumentata in questi ultimi mesi dall'evento catastrofico del sisma.
Questa dicotomia è valsa, per certi versi, anche per Chiaravalle, che se confrontato con città e paesini dei dintorni non brilla di particolari eccellenze storico artistiche – va esclusa chiaramente l'Abbazia cistercense che al contrario ribalta completamente il bilancio a nostro favore – infatti non abbiamo un centro storico dalla bellezza vertiginosa, paragonabile ad esempio a quelli di Ostra, Corinaldo, Jesi, Senigallia, ecc. Chiaravalle ha avuto, da parte sua, una sviluppo storico, urbanistico e industriale tutto intorno alla Manifattura tabacchi; una crescita particolarissima che ha condizionato la città degli ultimi due secoli. D'altro canto la nostra è sempre stata una città che ha puntato molto sul sociale e sul terziario. Chiaravalle, in definitiva, anche se non presenta quelle caratteristiche fisionomiche dei centri urbani contigui, brilla di una bellezza propria del tutto peculiare; una bellezza a cui, appunto, dobbiamo tornare.
Quindi cos'è “Chiaravalle più bella” dal mio punto di vista? E' la Chiaravalle che abbiamo davanti a noi, ma che abbiamo anche alle nostre spalle; una città che si mostra anche nelle nostre radici, nel nostro DNA storico e culturale che va riscoperto e valorizzato. Non può esistere una progettazione futura di Chiaravalle che non riparta dalle nostre eccellenze, sia quelle materiali: l'Abbazia, il chiostro, la Manifattura, la casa natale di Maria Montessori (senza dimenticare naturalmente l'eredità pedagogica, filosofica, culturale e scientifica della Montessori), la palazzina Marulli con la biblioteca al suo interno; per poi spostarci invece su un versante associazionistico, sportivo, pedagogico, culturale, fatto appunto di beni immateriali e astratti ma non per questo meno sostanziosi.

Cosa mancava a Chiaravalle e cosa hai cercato di fare per colmare questo vuoto?
La cosa che mi ha sempre colpito della “Chiaravalle di ieri” è stata l'assenza di continuità; nei fatti iniziative belle ed interessanti, cruciali per la nostra identità, culturale, urbana, ci sono sempre state in passato. Io ad esempio ricordo negli anni '90 il Centro culturale polivalente davvero pullulava di iniziative; mi ricordo addirittura un premio di poesia, incontri con poeti, con studiosi, ricordo i tempi di Silvano Sbarbati che all'epoca dirigeva la biblioteca. Ricordo il Centro di educazione teatrale che a metà degli anni '90 attirò tantissimi giovani e meno giovani a quella che avrebbe dovuto essere un'educazione alla cultura teatrale, intesa in senso teorico, ma ancora di più in senso pratico.
La prima cosa che ho cercato di fare, con molta umiltà e con molto realismo, è stata quella di riprendere e riannodare alcuni fili che in passato ci sono stati e che si erano un pochino o polverizzati o dispersi; laddove, invece, abbiamo noi inaugurato delle iniziative, delle progettualità interessanti e salutate da un certo consenso e fervore di pubblico, di partner, ecc., assicurare una certa continuità.
La cosa bella, dal mio punto di vista, è che di questo albero dalla chioma molto fitta - la programmazione culturale, artistica, sociale di questi quasi quattro anni - alla fine i rami secchi sono stati pochi.
Questo perché molte cose sono state estremamente pensate e mai improvvisate, semmai sono state limate, perfezionate nel tempo, e non cassate subito dopo. Ecco anche di questo secondo me ha bisogno una città che voglia essere un luogo in costante fermento ed in continuo divenire. Dare continuità a ciò che di bello si fa, si è fatto e si potrà fare, altrimenti si rischia la dispersione nel tempo e nello spazio; con questo intendo anche la capacità di trovare luoghi adeguati per gli eventi in programma, e cercare di farli convergere insieme, piuttosto che polverizzarli sul territorio.
Questo significa soprattutto coordinamento, avere una visione di insieme di quello che di bello e di nuovo si fa; e non solo da parte dell'Amministrazione, ma anche da parte delle moltissime associazioni culturali, di volontariato, sportive che animano a Chiaravalle. Mi viene in mente la nostra Consulta del volontariato – un vero e proprio braccio destro dell'Amministrazione - organo che assomma da solo decine di associazioni; a queste vanno aggiunte quelle un pochino più spontanee o comunque non costituite in via ufficiale o non partecipanti alla Consulta. Chiaravalle insomma, ha un fervore associazionistico di cui tenere veramente conto, che va in qualche maniera coordinato e valorizzato.

Cosa c'è ancora da fare?
Non si può guardare avanti senza al contempo guardare indietro, guardare cioè a quello che è il nostro cuore, il cuore pulsante della storia chiaravallese: l'Abbazia cistercense ed il chiostro. Vero è che il chiostro - per metà affidato alla parrocchia e per metà al Comune - ha proprio nel versante comunale delle criticità strutturali ed estetiche considerevoli; esso deve essere restaurato e restituito sia ai cittadini e sia ai tanti potenziali visitatori che Chiaravalle potrebbe attirare.
Soprattutto il chiostro meriterebbe di trovare una sua centralità, una nuova rilevanza culturale che torni a fare di Chiaravalle un polo di attrazione a largo raggio. Al momento sono stati fatti degli investimenti per la sua ristrutturazione: a partire dal pezzo di tetto crollato dopo il sisma della scorsa estate. Ma questo è solo il punto di partenza, ci sono diversi punti su cui si dovrebbe agire: dalla facciata che guarda su piazza Garibaldi, alla riqualificazione degli spazi interni.
A fare da cappello a tutto questo c'è la meravigliosa notizia del ritrovamento dei reperti archeologici, avvenuto circa due anni fa; vicenda che ha permesso di retrodatare la storia di Chiaravalle di centinaia e centinaia di anni, addirittura si parla di tarda età del bronzo (1200, 1300 Ac). Tanto è vero che c'è in progetto – al momento non nel chiostro ma in una delle sale della biblioteca – di realizzare un piccolo museo storico archeologico di Chiaravalle.
Ecco, in definitiva, la prima cosa da fare è proprio quella di ripartire dalla storia di Chiaravalle: dalla tarda età del bronzo, al medioevo benedettino e a quello cistercense, passando poi per la Manifattura tabacchi e la figura di Maria Montessori. Ecco io credo che dobbiamo partire assolutamente da qui.


da "Chiaravalle più bella"
associazione chiaravallese





Questo è un articolo pubblicato il 05-02-2017 alle 23:43 sul giornale del 06 febbraio 2017 - 1269 letture

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