Mons. Gerardo Rocconi: il Vangelo di domenica 26 febbraio

Gerardo Rocconi 26/02/2017 - Dal Vangelo secondo Matteo.

Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena». Parola del Signore

NESSUNO PUO’ SERVIRE A DUE PADRONI

Continuiamo la lettura del discorso della montagna dove il Signore ci dona ancora grandi e preziosi inviti. Nessuno può servire due padroni: Dio è un Dio geloso; magari tollera di essere ignorato, ma non di essere messo al secondo posto. Dio o l’idolo. E ancora ascoltiamo: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; e quindi siamo invitati a guardare i gigli del campo e gli uccelli del cielo: il Padre li custodisce e li nutre. Ed ecco l’invito finale: Cercate anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia:. Certo, finché si vive, Anche qui si deve cercare, si deve lavorare, ma non preoccuparsi. Il cuore deve essere sempre fiducioso nel Signore . In ogni caso al primo posto va messo l’amore a Dio e ai fratelli e la fatica della evangelizzazione. Perchè questo è il fine dell’uomo sulla terra. Le altre cose sono solo dei mezzi e pertanto “saranno date come aggiunta”.

MAMMONA E’ FIGLIO DELLA PAURA

Questi insegnamenti meritano alcune osservazioni: Chi non ha la consapevolezza di essere figlio, necessariamente si abbandona a mammona, fa dipendere la sua vita dalle cose, ricerca la sua sicurezza nelle cose. Non può avere allora altra preoccupazione che accumulare, arricchire, cercare sicurezze varie e viene meno nel suo fine fondamentale: arricchire davanti a Dio, accumulare tesori per il cielo. Ma perchè spesso si sbaglia a scegliere colui al quale si vuole appartenere? Spesso è la paura, l’ansia, la preoccupazione fuori posto. Per questo Gesù per ben 6 volte nel testo odierno parla della preoccupazione, invitando a non cadere in questo tranello: Non preoccupatevi. Cosa significa questa parola? Significa “Poni la vita nelle mani di Dio e non affannarti”. Infatti solo il Signore dà garanzia di vita, perchè dà la vita e quindi la alimenta. Sia chiaro che Gesù non dice di non lavorare. Dice piuttosto di non fare del lavoro un idolo che toglie il respiro. Anche qui vale quel detto di S. Ignazio di L.: Agisci come se tutto dipendesse da te, sappi però che tutto dipende da Dio. L’uomo infatti non nasce vestito e non trova naturalmente il cibo: quindi deve agire, deve darsi da fare. Ma non dever fare dei suoi bisogni un assoluto. E’ chiamato a soddisfarli “da figlio”, collaborando con il Padre e condividendo con i fratelli. La nostra fede pertanto concretamente è riposta nel Padre che tutto dona, sapendo che se la si ripone nell’idolo, questo tutto distrugge.

MA NON COMPRENDETE ANCORA?

Mi piace concludere con il vangelo di qualche giorno fa: I discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila?». E disse: «Non comprendete ancora?» Cosa c’è da capire? Avevano un solo pane e quello è più che sufficiente. Quel solo pane rappresenta infatti Gesù, il solo di cui c’è bisogno. Lasciamoci guidare allora da quella domanda che Gesù ci rivolge con forza: lasciamola risuonare nel nostro cuore: Non comprendete ancora?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-02-2017 alle 14:57 sul giornale del 27 febbraio 2017 - 538 letture

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