Chiarimenti a Carisj su Banca Marche, una mozione di Massaccesi (Jesiamo) e Punzo (PattoxJesi)

Consiglio comunale di Jesi 24/03/2017 - I consiglieri comunali Alfredo Punzo(PattoxJesi) e Daniele Massaccesi (Jesiamo) hanno presentato una mozione sull'esito della relazione su Banca Marche e richiesta di chiarimenti e di risposte a Fondazione Carisj.

Di seguito il testo della mozione ex art. 39 del Regolamento Comunale.

- Esito della relazione su Banca Marche / richiesta di chiarimenti e di risposte a Fondazione Carisj - presentata dai Consiglieri Comunali, Daniele Massaccesi – Jesiamo - e Alfredo Punzo – Patto x Jesi -

Premesso che

* si sta concludendo la vicenda di Banca Marche con il suo ingresso nel Gruppo Bancario UBI, senza peraltro eliminare le preoccupazioni per le ripercussioni sul territorio, per il tessuto imprenditoriale e per i dipendenti dell’Istituto;

* secondo quanto appreso dalla stampa, la Magistratura ha concluso le indagini nei confronti di numerosi esponenti di Banca Marche, avviate da tempo per acclarare le loro responsabilità nel “crack” dell’Istituto;

* la Commissione di studio istituita dal Comune di Jesi sull’argomento ha concluso i suoi lavori, arrivando a conclusioni precise ed individuando criticità e responsabilità, peraltro diffuse: restano peraltro irrisolte alcune questioni, anche più risalenti nel tempo, e meritevoli di approfondimenti tecnici, atte a motivare come sia stato possibile il dissolvimento di una banca che rappresentava il più importante supporto all’intera economia marchigiana, e sono mancate risposte a domande che pure sono state formulate;

* in attesa degli sviluppi derivanti dalle azioni dei Magistrati, e confidando comunque in tempi che non conducano alla prescrizione, va detto che la Magistratura, come la Banca d’Italia nella sua funzione di Vigilanza, e come la Consob, ha indirizzato la sua azione verso gli Amministratori, i Sindaci Revisori, i Dirigenti apicali di Banca Marche , restringendo di fatto le indagini alla sola Area “Banca” - si ritiene peraltro che su altre possibili responsabilità non si sia invece pienamente cercato di far luce, vedi quelle della stessa Banca d’Italia e di Consob, e quelle che potrebbero anche essere attribuite alle tre Fondazioni Bancarie, socie di maggioranza della Banca e designatrici della maggioranza assoluta dei Componenti il Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale, che hanno determinato l’esclusione di fatto dalla gestione degli azionisti “privati”, che hanno perso tutto il loro investimento -.

All’uopo, occorre chiarire e/o accertare se la responsabilità del “crack” possa essere attribuita anche a comportamenti inadeguati ed inappropriati degli azionisti di controllo e di maggioranza, ovvero della Fondazione Carima, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, alle scelte delle tre Fondazioni nel designare gli Amministratori nell’istituto di credito e quindi nell’incidere sull’andamento della storia del default;

* dal momento che siamo in questa Aula Consiliare, a Jesi, è bene limitarsi a parlare della Fondazione che insiste sul nostro territorio, e cioè la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi; Premesso altresì

* che è possibile porsi anche alcune domande in merito alla vicenda:

- Perché la Fondazione Carisj non ha voluto, in occasione dell’Assemblea di bilancio nell’aprile 2013, proporre un’azione di responsabilità verso gli Amministratori ed i Dirigenti della Banca delle Marche, così come avanzata dalla Fondazione Carima , azione di responsabilità che tra l’altro era stata in precedenza proposta nel CdA della Fondazione e respinta a maggioranza?

- Perché la Fondazione Carisj non ha voluto intraprendere, al suo interno, una analisi per cercare di comprendere come, nell’arco di poco più di un decennio, il suo patrimonio, più di 120 milioni di euro, costituito soprattutto dalla partecipazione in Banca Marche , si sia ridotto a circa il 10 % ?

- Perché la Fondazione Carisj non ha voluto chiarire ruoli, comportamenti e posizioni tenuti al suo interno in occasione della decisione di partecipare all’aumento di capitale della Banca, nel febbraio 2012, investendo ulteriori 20 milioni di euro , finanziando peraltro l’esborso con il ricavato dal disinvestimento di valori mobiliari invece privi di rischio?

- Perché, pur in presenza di una lettera della Banca d’Italia del 9 gennaio 2012, con rilievi pesantissimi (lettera che è accertato essere stata portata a conoscenza delle tre Fondazioni bancarie di riferimento, ma di cui non risulterebbe esserci traccia nei Verbali del CdA e dell’Organo di Indirizzo della Fondazione Carisj) , ampiamente illustrata ed analizzata nel CdA di Banca Marche immediatamente, alla presenza dei due amministratori designati dalla Fondazione Carisj, illustrata immediatamente anche ai Vertici delle tre Fondazioni ( quindi anche alla Presidenza della Fondazione Carisj ! ), come ribadito dal Presidente di Banca Marche Michele Ambrosini, e pur dovendo essere sconsigliata almeno dal buon senso la partecipazione all’aumento di capitale, che ha visto defilarsi, ad esempio, un socio eccellente dell’Istituto, Intesa San Paolo , e qualche altro socio parimenti di peso rilevante, tale investimento è stato fatto?
Va ricordato che Consob, peraltro, ha già sanzionato pesantemente tutti i vertici di Banca Marche per non aver inserito i contenuti della lettera del 9 gennaio 2012 di Banca d’Italia nel Prospetto Informativo predisposto per l’Aumento di Capitale 2012, riconoscendo così che gli azionisti avevano sottoscritto l’aumento di capitale senza avere conoscenza dello stato reale della Banca.

- Perché la Presidenza ed il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, pur avendo avuto tempestiva conoscenza dei contenuti della lettera, non ha utilizzato questa conoscenza per analizzare, valutare e decidere la convenienza e l’opportunità di effettuare o meno l’aumento di capitale sociale proposto? o non è stata compresa la portata della lettera del 09/01/2012 (ma ciò sarebbe altrettanto grave)?

- Perché la Fondazione Carisj non ha mai informato il Ministero dell’Economia dei pesantissimi rilievi contenuti nella lettera del 9 gennaio 2012? È possibile pensare allora che quando il Ministero ha autorizzato la sottoscrizione della quota dell’aumento di capitale 2012 non ha avuto piena conoscenza di elementi essenziali per esprimersi?

- Perché la Fondazione Carisj, che pure nel corso del 2012 aveva ricevuto dal Ministero dell’Economia l’invito a non incrementare gli investimenti aventi caratteristiche di rischio elevato nella Banca conferitaria ( Banca Marche ), che già rappresentava una quota troppo significativa del totale del suo patrimonio, in ottica di necessaria diversificazione, nel giugno 2013 ha invece sottoscritto 15 milioni di obbligazioni subordinate Banca Marche con rendimento del 12,50 %, tasso che rappresentava molto chiaramente un indicatore di rischio elevatissimo ? (queste obbligazioni, le cui caratteristiche di rischio erano state in precedenza rappresentate per iscritto dall’Emittente in maniera esauriente e portate a conoscenza della Fondazione Carisj , nel default di Banca Marche sono poi state completamente azzerate nel loro valore, così come in quello dell’intera partecipazione azionaria).

- Come intende oggi, la Fondazione Carisj, adempiere alle finalità che sono alla base della sua esistenza?

- Come pensa di poter effettuare gli interventi nel sociale che il Territorio ha sempre avuto fino a poco tempo fa e che ancora si aspetta e che necessariamente hanno una base economico- finanziaria, e di far fronte anche agli altri impegni assunti, in diverse fasi ed a vario titolo, con il Comune di Jesi?

- Perché, visto che le Fondazioni Carima e Cassa di Risparmio di Pesaro hanno ancora, anche se molto ridotta, la capacità di effettuare interventi di natura finanziaria a favore dei territori sui quali insistono, e lo possono fare perché, già a partire dal 1993, hanno opportunamente e saggiamente provveduto a diversificare i propri investimenti, gli Amministratori della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi nel tempo non hanno invece fatto altrettanto ?

- Perché i rappresentanti della Fondazione CARISJ non hanno sentito la responsabilità morale di aver concorso, con le proprie azioni, a distruggere sia il Patrimonio della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, patrimonio del Territorio, che i patrimoni di tanti piccoli investitori che hanno perso i risparmi di una vita?

Ciò premesso, si invita l’Amministrazione Comunale di Jesi, tenuto conto delle indicazioni e delle domande di cui sopra, da considerare e fare come proprie, ed in linea ed in coerenza con le conclusioni e con la stessa relazione finale della Commissione Consiliare di Studio “Banca delle Marche”:

* a chiedere formalmente alla Fondazione Carisj quale sia stato l’esito della discussione interna e della verifica su quanto accaduto e sulla vicenda, quali risposte siano state date e quale giustificazione sia emersa, o se ci sia stata o meno la volontà di auto-assolversi ampiamente e di non ritenersi minimamente responsabili;

* a chiedere altresì se i maggiori rappresentanti della Fondazione CARISJ non sentano la responsabilità morale di aver concorso, con le proprie azioni, a distruggere sia il Patrimonio della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi che i patrimoni di tanti piccoli investitori che hanno perso i risparmi di una vita, e se da parte di chi ha retto od avuto ruoli di responsabilità nella Presidenza e nel Consiglio di Amministrazione di Fondazione Carisj non sia stato sentito il dovere di dare le dimissioni.

Si chiede l’iscrizione della presente mozione all’O.d.G. del prossimo Consiglio Comunale.

Jesi, lì 21 marzo 2017
Daniele Massaccesi – Jesiamo
Alfredo Punzo – Patto x Jesi






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-03-2017 alle 11:36 sul giornale del 25 marzo 2017 - 1869 letture

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