Il consigliere Punzo: 'Ma quant’era “veramente” felice … Arca Felice?!?'

Alfredo Punzo 13/04/2017 - Ma quant’era “veramente” felice … Arca Felice?!?

Ma quant’era “veramente” felice … Arca Felice?!? Poco. Molto poco. Anzi, a giudicare dall’andamento “disastroso” dei bilanci consuntivi degli ultimi anni, era un’Arca piuttosto …infelice, almeno per gli azionisti, – noi cittadini per tramite del Comune di Jesi.

Arca Felice, intendiamoci, non è stato un progetto campato in aria: l’idea di creare una fattoria didattica a beneficio del sistema formativo locale in grado di incentivare il legame tra i giovani nuovi cittadini e le tradizioni dei nostri territori, facendo al contempo “impresa” nel settore delle carni biologiche e di qualità è tutt’altro che malvagia. Il problema purtroppo è stato un altro. Il solito. Quello della politica locale e delle amministrazioni che esprime.

Capaci soltanto di trasformare ogni possibile “buona intenzione” in materiale con cui lastricare le solite strade per l’inferno, ovvero lo sperpero delle risorse di tutti, e non si sa nemmeno a beneficio di chi o di cosa.

Arca Felice doveva, prima di qualsiasi altra cosa, continuare ad essere un’azienda. Che, come ogni azienda, doveva preoccuparsi innanzitutto di restare in piedi, magari facendo pure profitti, in un mercato – quello della formazione e delle carni biologiche e di qualità – tutt’altro che avaro.

Per farlo Arca Felice non doveva fare grandi cose. O forse si. Come dotarsi di un’organizzazione adeguata e non ridondante, “riempita” con persone dalle competenze professionali e dalle motivazioni personali adatte. Con cui gestire al meglio i budget aziendali, magari fatti “cum grano salis”, e gestiti facendo le necessarie correzioni ogni volta che gli eventi lo avessero suggerito. Soprattutto perché è questo che fanno esattamente altre società similari (che non stanno su Marte ma in Italia, nella nostra regione ed in regioni vicine alla nostra…) che ci riescono regolarmente, tant’è che ci compriamo la carne biologica per le nostre scuole…

Lo so, è dura da mandare giù. Ma la verità è che Arca Felice è stata dismessa perché una buona idea è stata “distrutta” da anni di pessima conduzione. E la responsabilità è sia di chi l’ha amministrata quell’azienda che (direi soprattutto) di chi ce li ha messi a fare gli amministratori e che doveva controllarne, invece, i risultati con costanza e rigore, chiedendone conto e ragione.

Se l’attuale amministrazione è giunta alla conclusione che la situazione fosse irrecuperabile, è stato perché i bilanci li ha letti e studiati. Continuare a permettere ai costi correnti di erodere quote di capitale di dotazione via via crescenti e continuare a ripianare i disavanzi con risorse pubbliche non sarebbe stata una cosa corretta né sotto il profilo etico né sotto quello politico perché – non scordiamolo – Arca Felice era un’azienda di proprietà comunale, ovvero di tutti noi.

E, francamente, se devo decidere di scegliere se impiegare anche un singolo euro per ripianare i disavanzi di Arca Felice o per dotare, ad esempio, la locale ASP9 di quanto serve per alleviare i bisogni dei più deboli, tra l’altro, disattesi dai tagli regionali al bilancio operati dai compagni di Pesaro, beh, preferisco nettamente darli all’ASP9. Come abbiamo fatto.

Dopodiché… leggo sulla stampa le solite menate di chi inneggia a immaginifici patrimoni culturali (“culturale” funziona sempre, specie in campagna elettorale…) che, pare, gli altri comuni e le altre regioni ci hanno invidiato per anni (chissà perché, poi, di tutti questi “invidiosi” si son perse le tracce quando abbiam cercato per anni di venderla senza smembrarla...) e a presunte capacità “esclusive” di proporre carni dalle qualità mirabolanti, tacendo sul fatto che venivano proposte al pubblico a prezzi tali da mandare in rovina qualsiasi azienda.

Come poi è stato. Salvo poi rendermi immediatamente conto che questi che si permettono ancora di scrivere queste cose è la gente che già conosciamo, che conosciamo da … sempre e che vogliono “tornare”: sono quelli dell’area politica che amministrava prima di noi, sono quelli delle “Visioni”, quelli che … tanto son soldi di tutti, e quindi di nessuno, e quindi possiamo farci per sempre tutto ed il contrario di tutto. Basta che ci sia qualcosa di “culturale”, meglio se “eccellente”, che fa tanto figo…

Peccato che in realtà i soldi siano finiti da un pezzo e che le priorità siano un po’ (tanto direi) cambiate.

Comunque, niente paura, si può sempre tornare all’antico: basta che li facciate tornare voi, cari concittadini elettori, questi formidabili amministratori tutta Visione, Cultura ed Eccellenze, magari votandoli alle prossime elezioni comunali. Ma voi – cui spetta esprimervi tra molto poco - che ne dite: li famo tornà?!?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-04-2017 alle 18:14 sul giornale del 14 aprile 2017 - 1793 letture

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