Laboratorio Sinistra: 'Obiezione di cosienza, violenza sociale di genere. Ecco le nostre proposte'

Laboratorio Sinistra Jesi 18/04/2017 - A Jesi all'ospedale Carlo Urbani si ha la totalità dei medici ginecologi obiettori di coscienza. Il risultato è che le donne sono costrette a spostarsi fuori provincia o addirittura fuori regione per riuscire a trovare una struttura che pratichi l’interruzione volontaria alla gravidanza, prevista dalla Legge 194/78.

Alcune di loro denunciano situazioni da “pese del terzo mondo” in fila dalle 5 del mattino per riuscire a rientrare fra le poche a cui sarà garantita la prestazione quel giorno. Dopo un aborto terapeutico sono costrette a trascorrere la degenza insieme alle partorienti e ai neonati. Quasi mai possono accedere all’aborto farmacologico.

Quello dell’obiezione di coscienza è un fenomeno variegato; se in parte è legato a rispettabilissime convinzioni etiche personali, dall’altra colpisce di più per la doppia morale professionale pubblico/privato. C’è una grande solerzia nel difendere i diritti degli obiettori e non ce n’è alcuna nel difendere i diritti delle donne.
E’ in atto da tempo una pesante azione di annullamento del diritto alla maternità libera responsabile e consapevole, come dovrebbe garantire la legge 194. Tale diritto è messo in pericolo dalla crescita dell’obiezione di coscienza, ma anche dallo smantellamento dei servizi pubblici.
Sembra essere in atto quello che possiamo definire un fenomeno di “terzo mondismo di ritorno” che ci allinea regressivamente ai paesi in via di sviluppo. Da noi, come nei paesi del terzo mondo, si registra un complessivo stallo del numero di aborti, causato principalmente da una serie di limitazione ai servizi sanitari a discapito della sicurezza e della salute della donna e a favore della clandestinità e della speculazione privata.
E’ in corso un progressivo smantellamento dei servizi pubblici, dovuto principalmente a pesanti politiche di definanziamento della sanità pubblica a favore della sanità privata e che ha gravemente accentuato un bisogno di servizi già carente. La questione dei servizi non è legata solo al venir meno del vecchio rapporto: 1 consultorio per 20000 abitanti, ma ad un loro progressivo depauperamento organizzativo e all’essere in molti casi ancora fermi a concezioni culturali e organizzative anacronistiche. Nel nostro paese, parallelamente all’impoverimento dei servizi, aumentano le pratiche illegali di aborti clandestini per scopi speculativi in aperta violazione della legge 194.
La privatizzazione della sanità, la non applicazione della 194, il dilagante ricorso da parte dei medici all’obiezione di coscienza, l’assenza di servizi a sostegno delle donne come VIOLENZA SOCIALE E DI GENERE!

LABORATORIO POLITICO PROPONE:

- che la Regione Marche indica un concorso per medici non obiettori, affinché la legge 194 trovi piena applicazione sia nel territorio regionale che all’Ospedale “Carlo Urbani”.
- l’estensione della somministrazione della RU486 a 63 giorni e senza ricovero obbligatorio
- che i consultori ritornino ad essere diffusi nel territorio aperti e accoglienti, liberi e gratuiti.


da Laboratorio Sinistra
Coordinamento comunale Jesi





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-04-2017 alle 16:46 sul giornale del 19 aprile 2017 - 1074 letture

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