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Creosoto tossico, la battaglia civile di Ennio Montesi

2' di lettura 29/07/2017 - La nuova battaglia di un personaggio della Vallesina sempre impegnato in prima fila “per i diritti civili e le libertà dei popoli” è contro il creosoto, sostanza cancerogena, fuori legge dal 2003 eppure ancora molto presente sul territorio italiano.

“I pali del telefono -spiega lo scrittore e attivista- venivano immersi nel creosoto per essere più resistenti alle intemperie. Lo stesso accadeva alle traversine delle ferrovie. Quando però la sostanza è stata vietata perchè tossica, pensate che già ad una temperatura di 20 gradi emette sostanze nocive per la salute dell'uomo e degli animali, le grandi aziende non hanno fatto nulla per adeguarsi alle norme e tutelare la salute dei cittadini”.

La battaglia di Montesi parte letteralmente dal giardino di casa sua per arrivare a denunciare un problema potenzialmente gigantesco: “Nella mia proprietà ci sono 4 pali del telefono, un esperto mi ha detto che potrebbero essere trattati con il creosoto. Ma il problema non è solo mio ovviamente. Ho calcolato che in Italia potrebbero esserci 190mila pali del telefono nocivi. E poi tutte le vecchie traversine in legno delle ferrovie mai sostituite. Pericolose per chi respira l'aria e ancor più per chi ci lavora. Ecco perchè ho fatto avere il mio esposto anche all'Inps e all'Inail: se partissero delle cause, sulla stregua di quanto accaduto con l'amianto, si troverebbero a pagare danni elevatissimi, ovviamente con soldi pubblici”.

La questione non può che essere politica: “Se questo fosse un Paese serio, partirebbe subito una interrogazione parlamentare, perchè ovviamente della cosa ho informato i presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera, governo e organismi europei. Perchè qui la situazione è sfuggita di mano: negli anni il creosoto, per la sua resistenza, è stato utilizzato per la produzione di panche e tavoli in legno, e perfino dei giochi per i bambini nei parchi. Insomma, il problema è sotto gli occhi di tutti, basterebbe non girarsi dall'altra parte”.

Spetta ovviamente alle aziende prevedere lo smaltimento dei loro manufatti tossici: “All'Amministratore delegato della Telecom chiedo: esiste un piano per lo smaltimento? Come e quando intendono attuarlo? Ma mi rivolgo anche ai sindacati e alle agenzie che hanno il compito di vigilare sulla salute dei cittadini: ci siete?”






Questo è un articolo pubblicato il 29-07-2017 alle 10:50 sul giornale del 31 luglio 2017 - 4535 letture

In questo articolo si parla di attualità, Matteo Belluti, articolo

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