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comunicato stampa

In ricordo di Cesare e Duilio, un pezzo di storia della città

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da Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”

Sabato 24, presso la sede del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” di Jesi, si terrà, nel decennale della loro scomparsa, una serata in ricordo di Cesare Tittarelli e Duilio Rosini, a partire dalle ore 18,30, con apericena (durante la quale verranno letti alcuni brani tratti dal romanzo ‘E Riavulille, in uscita nei prossimi giorni, e dal libro storico “La Simeide”, in uscita a fine anno, da parte di Tullio Bugari).

Entrambi rappresentano un pezzo di storia e di società di questa città.

Duilio Rosini era l’arrotino per antonomasia. Figlio di quella Jesi artigiana e libertaria, aveva appreso il mestiere “a bottega” da un altro anarchico, Civerchia Vittorio, perseguitato antifascista, reduce dal confino di Ventotene. L’eloquio libero, la cultura autodidatta immensa e la padronanza del proprio lavoro, facevano di Duilio un testimone d’eccellenza di quella città piccola e laboriosa che era alla base della “Milano delle Marche”, pur rimanendo fedele ed intransigente nelle sue idee, sapeva suscitare approvazione e simpatie anche nei suoi più avversi interlocutori.

Cesare Tittarelli era conosciuto in città per la lunga attività come delegato di fabbrica, che lo ha visto impegnato nella difesa degli operai della SIMA. Sono state proprio le lotte contro la chiusura della fabbrica, per impedire licenziamenti selvaggi e ricadute pesanti sull’occupazione e sui salari che hanno fatto conoscere ai più la grande determinazione e volontà politica, ed anche il profondo senso di umanità e solidarietà, di cui Cesare è stato sempre portatore. L’impegno sindacale era pari a quello come militante anarchico. Ventenne ha partecipato ai congressi della Federazione Anarchica Italiana sin dai primi anni sessanta. Alle porte del sessantotto andò al Campeggio Internazionale della Gioventù Libertaria di Lione, assieme a Duilio Rosini, ove conobbero personalmente il leader del maggio francese Cohn Bendit. Dopo la strage di Piazza Fontana, e la morte dell’anarchico Pinelli, sempre assieme a Rosini, fu tra i primi in città a denunciare la montante strategia della tensione. A bordo di una cinquecento munita di altoparlanti, girarono la città per gridare la verità sulla bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura.
Non c’è stato momento di protesta in cui Cesare Tittarelli non sia stato presente, partecipe o promotore di comitati, iniziative, scioperi. Dal Comitato contro la guerra a quello degli spazi per le associazioni, dall’Interporto alla Turbogas. E’ stato un maestro per molti. Riusciva a coniugare fede ideologica e coerenza politica con la dialettica e la mediazione. Tanto era aperto a qualsiasi confronto con ogni forza politica su un terreno chiaro di lotta, su una piattaforma comune, quanto era contrario ed avverso ad ogni forma di settarismo, di faziosità e di egemonia.
E’ stato fra i fondatori del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” di Jesi a partire dagli anni ’80 e del Comitato disoccupati della ex-Sima che si è sciolto solo nel momento in cui l’ultimo disoccupato, lui stesso, è riuscito a trovare un’occupazione. Avrebbe potuto far carriera politica o sindacale grazie alle sue capacità, ma ha preferito essere sempre in prima fila vicino agli sfruttati ed ai lavoratori, ai diseredati ed ai più deboli, senza ricevere mai premi, titoli, danaro o favoritismi vari, ma cercando sempre di costruire dal basso quella solidarietà e quella giustizia sociale di cui erano portatrici le sue idee.

Sono passati dieci anni dalla scomparsa di Cesare e Duilio; sembrano dieci secoli. Due compagni, due diverse espressioni dell’anarchismo e del mondo del lavoro, dell’essere e del pensare libero. Ci mancano profondamente, e mancano a questa città; ma non mancheremo noi ai loro insegnamenti sempre fortemente attuali.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-03-2018 alle 10:15 sul giornale del 24 marzo 2018 - 756 letture