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Un altro capriolo finisce nel canale a Sant'Elena

3' di lettura 24/05/2018 - Un altro capriolo è caduto nel canale artificiale dell’impianto idroelettrico dell’Enel in località Sant’Elena di Serra San Quirico.

Mercoledì 23 maggio 2018 il povero animale, un capriolo maschio, è stato avvistato che giaceva sul fondo del canale di scolo e prontamente sono stati allertati i carabinieri forestali di Genga, i quali, a loro volta, hanno richiesto l’intervento della Polizia Provinciale e dei Vigili del Fuoco di Jesi.

Il capriolo è stato sollevato, bendato, e appoggiato su un prato adiacente l’impianto, ma, purtroppo, non si è prontamente rialzato come si sperava, e pare non riuscisse a muovere le zampe posteriori.

Così è stato chiamato il CRAS Enpa di Genga, il quale ha provveduto al recupero e al trasporto presso le proprie strutture per le cure del caso. Sul posto alcuni cittadini residenti in zona, i quali per l’ennesima volta si sono trovati spettatori di uno scenario ormai consueto che, forse, si poteva evitare.

Il canale è molto lungo e presenta argini ripidi in cemento, la rete non protegge le sponde per tutta la lunghezza, e dove la rete è presente è spesso malridotta o abbassata, così, ogni primavera, numerosi animali, fra cui caprioli, istrici, cinghiali, tassi, finiscono in acqua e non riescono ad uscire. Sembra che anche dei cani abbiano fatto la stessa fine, i resti di uno sono stati rinvenuti proprio la settimana scorsa.

Se gli animali non muoiono affogati prima, una volta che arrivano vicino alla centrale elettrica, finiscono nella camera di carico e vengono sollevati da una sorta di griglia che pulisce il fondo di questo piccolo bacino, la quale griglia li scaraventa nel canale di scolo, sempre con mura di cemento alte, da cui non riescono ad uscire. Comunque, patiscono sofferenze atroci.

Anche questo ultimo capriolo difficilmente riuscirà a sopravvivere, a causa delle ferite, sembra infatti che abbia le zampe posteriori paralizzate, ma soprattutto dello stress, in quanto questi animali sono molto delicati e mal sopportano anche il solo contatto con gli umani.

A questo episodio ha assistito anche una guardia zoofila di Legambiente, Lara Secchiaroli, referente della zona di Jesi e Fabriano, ma già l’anno scorso Legambiente aveva denunciato la situazione, così come ogni volta le forze che intervengono stilano rapporti, e i cittadini denunciano e scrivono ai giornali. Eppure la situazione rimane immutata: gli animali soffrono, muoiono, le forze di polizia e i vigili del fuoco intervengono, i CRAS cercano di curare, i cittadini segnalano ed aiutano, ma nessuno provvede a mettere in sicurezza quel maledetto canale.

Anche non volendo considerare la sofferenza e la morte di poveri animali, si deve almeno valutare l’enorme dispiego di mezzi, uomini e risorse economiche pubbliche che ogni intervento richiede, a fronte di una spesa che si può calcolare sicuramente inferiore per la messa in sicurezza degli argini.

Inoltre, la zona è molto frequentata, trovandosi a pochi metri dall’Abazia di Sant’Elena e da una strada che porte all’impianto di Gorgovivo, molto amato da ciclisti e podisti, per cui il rischio è che anche qualche persona possa finire nel canale, da cui, senza aiuto, non si riesce ad uscire.

E’ giunto il momento che le autorità competenti e chi ha responsabilità intervenga, già troppi animali sono morti o sono rimasti feriti, non si può aspettare oltre.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-05-2018 alle 23:56 sul giornale del 25 maggio 2018 - 1102 letture

In questo articolo si parla di cronaca, jesi, legambiente

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