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comunicato stampa

Mons. Gerardo Rocconi, il Vangelo di domenica 25 giugno

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da Mons. Gerardo Rocconi
Vescovo di Jesi - dongerardorocconi@alice.it

Dal Vangelo secondo Luca.

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele. Parola del Signore

FESTA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Oggi la Chiesa celebra la solennità della nascita di Giovanni Battista. Già il nome del battista è significativo: Giovanni vuol dire “Ricco di grazia”, oppure “Il Signore fa grazia”. . Infatti è stato liberato dal peccato originale ancor prima della sua nascita. E’ l’unica persona, a parte Maria, che ha avuto questo dono ed è questo il motivo, per cui, di Giovanni si ricorda la nascita piuttosto che la morte.
Del Battista ci parlano i quattro Vangeli e gli Atti degli Apostoli. Giovanni Battista nella sua predicazione proclama una svolta radicale, una conversione decisa, la necessità di un cuore nuovo per accogliere il Messia, la necessità di uscire da un popolo non più capace di accogliere le sorprese di Dio per rientrare rinnovati nella terra promessa. E’ questo il senso di quel battesimo al di là del Giordano, in terra straniera, battesimo che comportava una nuova traversata del fiume e un nuovo ingresso nella terra promessa, segno dell’ingresso vero e definitivo nel Regno di Dio.

GIOVANNI IL PROFETA-PRECUSORE
Egli pertanto è colui che indica il Messia, Gesù di Nazaret, colui che deve essere seguito. E Gesù, il Messia, viene presentato come “il più forte” nei cui confronti egli non si sente degno neppure di essere il semplice schiavo, colui che scioglie al suo signore i legacci dei sandali.
Attorno al Battista si era costituita una comunità di discepoli dei quali alcuni poi si metteranno con gioia alla sequela di Gesù.
Ma ci sono alcuni aspetti da sottolineare propri della persona di Giovanni. Innanzitutto la sua nascita gloriosa, narrata da Luca in una pagina di cui oggi la liturgia ci offre il brano centrale. Egli è per eccellenza dono di Dio, visto che nasce dalla vecchiaia ormai sterile di Elisabetta e dall’incredulità “muta” di Zaccaria.
Egli è il profeta definitivo: “Tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo”, dice finalmente Zaccaria. Egli è ricolmo dello Spirito di Dio fin dal grembo materno perché la sua missione sarà totalmente consacrata a Dio e al suo Cristo.
Il secondo lineamento del suo ritratto è nella sua voce, tempestosa come quella dei profeti antichi, e nella testimonianza che non conosce esitazioni. Come dirà Gesù, Giovanni non è una canna che si piega al vento, è una quercia che può essere solo spezzata. Ecco, allora, il terzo tratto legato ad un gesto preciso, quello del battesimo di Gesù. La voce del Battista e la sua mano puntano diritte su quell’uomo che è nella folla degli ascoltatori: “Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!”. E il battesimo che egli compie su Gesù si trasforma in una grandiosa manifestazione divina. Dirà il quarto evangelista: “Egli venne per rendere testimonianza alla luce. Non era lui la luce, ma venne come testimone della luce...”.

L’AMICO DELLO SPOSO, FEDELE FINO AL MARTIRIO
L’ultimo tratto del Battista è nella donazione totale. I Vangeli, infatti, ci riferiscono la sua passione e la morte, conseguenza di quella coerenza di vita con cui era sempre vissuto. Una coerenza che possiamo vedere in quel bellissimo autoritratto che egli abbozza, quello dell’”amico dello sposo”, cioè del mediatore ufficiale tra lo sposo e la sposa prima delle nozze. Dice il Battista: “Non sono io il Cristo. Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo esulta di gioia alla voce dello sposo... Bisogna che lui cresca e che io diminuisca”.
Giovanni Battista è una figura alla quale possiamo fare riferimento: ciascuno di noi è toccato dalla grazia, è un dono di Dio. Ciascuno di noi è chiamato alla testimonianza, anzi ad indicare Gesù. Chiediamo che ci venga concesso questo dono: essere i precursori di Gesù, coloro che preparano la strada a Gesù in tante coscienze, con una testimonianza coerente e una vita luminosa.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-06-2018 alle 10:32 sul giornale del 25 giugno 2018 - 285 letture