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Chiusura di Arca Felice, Jesi in Comune: 'La maggioranza racconta mezze verità'

Jesi in Comune 3' di lettura 17/09/2018 - Ci raccontano la mezza messa. Qualche tempo fa, secondo la maggioranza, le “perdite” di Arca felice ammontavano a un milione di euro.

Adesso sono diventati due! Non avete anche voi l’impressione che si sparino numeri a capocchia? E’ che le cose sono un po’ più complicate di quanto non ci venga detto e i numeri che tanto sembrano piacere a chi comanda sarebbe il caso quantomeno di leggerli bilanci alla mano.

A quanto riferiscono gli uffici comunali risulta che il Comune abbia rinunciato a 879mila euro di crediti. E però si tratta di somme che il Comune-azienda doveva versare al Comune – Ente territoriale per affitti e servizi (la tenuta della contabilità e l’affitto dei terreni), perché Arca felice è in mano al Comune. Sono cioè debiti del Comune… verso sé stesso. In realtà il Comune ha conferito nel capitale sociale la somma di 115mila euro più le scorte (il bestiame e le attrezzature ormai ammortizzate – non dimentichiamo che l’azienda comunale esisteva prima di Arcafelice). Non gli immobili, si badi bene. A detta degli stessi uffici comunali il valore di questo conferimento in natura era stato contabilmente sopravvalutato (per evidenti motivi…). Di qui la necessità di diluire le “perdite” dal 2012 in poi, ripristinando il valore reale. Arcafelice aveva “problemi di liquidità”, mentre le perdite derivanti dalla gestione corrente erano contenute, in parte probabilmente derivanti dalla necessità di alleggerire ulteriormente l’organizzazione, in parte accumulate nella fase in cui l’azienda stava per essere smantellata. Basta guardare i risultati di esercizio prima della decisione di liquidare. Infine, come risultato della liquidazione, il Comune riserva per sé 74 mila euro. Non molti, ma evidentemente il fallimento non era poi così drammatico.
Anziché tentare di aumentare l’efficienza (in fondo il gestore era il Comune…), anche in considerazione della congiuntura tutt’altro che favorevole, si è scelto di chiudere. Ciò ha permesso di monetizzare gli immobili di proprietà comunale, in particolare quelli conferiti a Progetto Jesi che, senza la rinuncia ai contratti di Arcafelice, non sarebbe riuscito a vendere. Questa operazione ha fatto confluire nelle casse di Progetto Jesi e dunque del Comune un importo di oltre 5 milioni euro per la vendita dei terreni che se non sbagliamo il Comune di Jesi aveva ereditato dalle vecchie Opere pie. Non c’è spazio in questa sede per la seconda parte del discorso, e cioè il valore di quanto realizzato per la promozione della filiera del biologico, della carne marchigiana, di un’alimentazione sana e corretta specie tra i bambini ecc. ecc. Valore che ovviamente andrebbe rapportato ai risultati di esercizio, quand’anche fossero passivi, depurati dalle questioni contabili.
Non c’è spazio anche perché non ci piace più di tanto il gioco di chi mette le mani avanti sulla stampa PRIMA di andare a discutere in Consiglio comunale. Quando dovrebbe essere il contrario. Insomma: apparentemente il tutto si potrebbe riassumere così: Progetto Jesi vince Arca felice perde. Scelta legittima. Ma la storia va raccontata intera. Altrimenti cos’è?

Qualche riferimento: Aprile 2017 Jesiamo dice che Arcafelice “ha rimesso 1 milione di euro” https://www.viverejesi.it/2017/04/13/jesiamo-la-favola-di-arca-felice/635089/






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-09-2018 alle 17:18 sul giornale del 18 settembre 2018 - 1728 letture

In questo articolo si parla di attualità, jesi, jesi in comune

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